“Paesaggio – in attesa di notizie per un mondo migliore”

da | 26 Giu 22

La recensione di Dario Orphèe sulla mostra “Riletture pittoriche” di Piero Baiamonte. 

Dalla Mostra “Riletture pittoriche” di Piero Baiamonte

Ci siamo affacciati alla fine del 2021 con una strana sensazione, con una strana visione: un gruppo di manifestanti — che i quotidiani ipotizzano siano di estrema destra — su un palco a urlare il sostantivo “libertà”. La protesta, violenta nel linguaggio e nei modi, è nata a causa del cosiddetto green pass. Non sta a noi dare giudizi, né raccontare quanto è da ogni spettatore conoscibile.

Quello che desideriamo affermare è semplice: cosa accadrà da qui al 2022 è impossibile prevederlo. Ciò che sappiamo è che la storia sta per subire una deviazione. È la fine di un’epoca? A questo non possiamo rispondere.

Immaginiamo che, qualunque epoca vivremo, a rimanere invariato sarà il denaro, il quale ha colonizzato la vita: non c’è attività umana che non sia dipendente dal denaro. Anche se la realtà non è monetizzabile, non esiste più nessun angolo spiritale privo di quantificazione.

Le ragioni di questa ricerca, di questi dipinti, di queste illustrazioni, di questo “foglio ” che imita e oltrepassa le regole di un quotidiano sono frammentare ancor di più quello che appare una zuppa di informazioni illeggibili. Il fare arte potrebbe rappresentare l’ultima difesa? Qui il punto interrogativo dovrà soffrire di solitudine. Eppure, mentre con Piero Baiamonte abbiamo tentato di costruire queste riflessioni, siamo andati spesso, con la mente, a una curiosità che proprio a Racalmuto ha le sue origini: cioè mettere in versi satirici eventi sia nazionali che locali. Questo dimostra un fatto davvero paradossale: ce ne stiamo nelle periferie del mondo a subire l’eco della storia; di questo eco raccogliamo la metà, o probabilmente una percentuale non adeguata, di informazioni; infine dimentichiamo quello che abbiamo accanto, in prossimità del nostro corpo.

Piero Baiamonte

Mi riferisco alle pasquinate: strofe satiriche che con l’ironia distruggono la noia della vita civica e politica. «Con la fine del fascismo e la nascita della democrazia» scrive Gaetano Savatteri su Malgradotutto « la poesia politica racalmutese ha preso avvio e coraggio. Lunghe o brevi, a volte infarcite di una buona conoscenza sia del dialetto in versi che delle tecniche metriche, le poesie hanno accompagnato – spesso mal tollerate – sindaci, assessori e consiglieri comunali […] Sono, quelle di Racalmuto, pasquinate infarcite comunque di un grande senso civico. Il rimatore, quasi sempre parla a nome della gente comune, del popolo oppresso o illuso, in ossequio al buon senso collettivo. Due cose saltano agli occhi se si vanno a rileggere le poesie sui fogli dattiloscritti e ingialliti dal tempo. Da una parte c’è la passione per le vicende del paese, quasi a riconfermare che Racalmuto non è mai stato indifferente o apatico rispetto allevicende politiche e civili della propria comunità. Il secondo elemento è un’attenzione partecipe alle cose che vengono dette, ai comportamenti, alle virtù etiche di chi amministra. Alcuni, soprattutto quelli che hanno retto per lungo tempo le sorti del Comune, possono fregiarsi di vere e proprie antologie».

Oggi la tradizione satirica a Racalmuto è portata avanti con successo da Giovanni Salvo che, con le sue rime irriverenti in dialetto siciliano, narra vicende locali, nazionali e internazionali con un carattere divertente e amaro.

Ecco, in conclusione, possiamo sostenere che siamo cittadini di un mondo che è sempre tradotto in informazione. Eppure, tutte le informazioni che abbiamo, cosa sono in confronto a una satira locale?

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