Il Maestro che ha messo le ruote ai libri

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Antonio La Cava, 74 anni, maestro di scuola elementare in pensione, con il suo bibliomotocarro porta la cultura nelle aree più povere e dimenticate, direttamente nelle mani dei bambini

Antonio La Cava

Incontriamo Antonio La Cava, 74 anni, maestro di scuola elementare in pensione, conosciutissimo in Italia. Il suo bibliomotocarro stracolmo di libri ha percorso 200 mila chilometri tra i paesi della Basilicata. Dopo una vita tra i banchi il Maestro La Cava si è dato una missione: mettere le ruote ai libri e portare la cultura nelle aree più povere e dimenticate del Paese, direttamente nelle mani dei bambini. Ha iniziato il tour nel 1998 con una vecchia Ape 50, acquistata per 800 mila lire e fatta rimettere a posto da un artigiano di nome Vincenzo. La moto ape venne trasformata secondo il suo sogno in una biblioteca ambulante carica di libri, con lo schermo, come si faceva una volta con il cinema viaggiante. Il bibliomotocarro ha le tegole come le casette dei piccoli paesi lucani, il comignolo fumante e gli scaffali con i libri.

Maestri si nasce o si diventa?

Maestri si diventa sicuramente con il tempo, affinando un’azione continua, partendo da una predisposizione, da una tendenza che significa che tu stai bene con il mondo della fanciullezza e non tutti lo possono diventare. Diventano maestri veri quelli che hanno dentro di loro una capacità a saper guardare, a saper cogliere le ansie, le aspirazioni e i bisogni e perché no, anche i sogni dei fanciulli, imparando a leggere nei loro sguardi e nella loro anima.

Per quanti anni hai insegnato ai bambini?

Ho fatto il maestro per 42 anni

Che cos’è la scuola viaggiante?

E’ la scuola che va a trovare nel territorio gli spunti per fare una scuola a misura di bambino.

Il bibliomotocarro è la testimonianza della cultura della povera gente e lo hai definito un oggetto del postmoderno

E’ un mezzo semplice popolare. Con questo mezzo si trasporta la frutta, la verdura, il pomodoro ed io ci ho messo i libri per portarli dove c’è più bisogno. Oggi siamo dinnanzi a una modernità senza umanesimo. E’ un modernismo futile, banale e negativo. I nuovi mezzi di comunicazione di massa sono sicuramente utilissimi ed indispensabili ma non possono sostituire il libro che rimane insostituibile con tutto il suo fascino, con tutto il suo valore e quindi con una sola centralità. Ecco questo è l’umanesimo moderno.

Il bibliomotocarro di Antonio La Cava

Il libro per te è uno strumento di cultura e nello stesso tempo di emancipazione

Esattamente. Direi emancipazione democratica. Il bibliomotocarro porta con sé un’idea rivoluzionaria, perché il libro da sempre è stato considerato il simbolo e l’espressione di una cultura aristocratica. Il libro diceva: sono qui se vuoi vienimi a prendere. Con il bibliomotocarro ho capovolto questa filosofia. Il libro l’ho scomodato, alla ricerca di nuovi lettori, perché il problema che noi abbiamo è che a leggere sono sempre gli stessi, che poi sono le stesse persone che vanno al teatro, che vanno ai musei, che vanno al cinema. Noi abbiamo un assoluto bisogno di allargare la base democratica e culturale, sociale ed etica di chi si avvicina al libro. Il libro va alla ricerca di nuovi lettori, li va a scovare nei posti più nascosti ed ha l’orgoglio e l’ambizione di scovarli nei paesi piccoli e piccolissimi dove non ci sono librerie, dove non ci sono biblioteche, dove mancano stimoli culturali adeguati ai nostri tempi.

Da dove è nata questa sana passione?

E’ nata da una consapevolezza, da un bisogno. C’era bisogno. Non si poteva fare a meno di portare sulla scena dei nostri paesi il bibliomotocarro. Una volta c’era la pubblicità della panda e si diceva: “se non ci fosse bisognerebbe inventarla”. Il bibliomotocarro risponde a questa esigenza, ce n’era bisogno. C’era bisogno, da una parte, di lanciare un grido di allarme rispetto ad un’idea falsa, sbagliata di 25 anni fa, quando si stava diffondendo l’idea che ormai il libro fosse una cosa superata, una cosa di cui si potesse fare a meno, e dall’altra, però, non bisognava limitarsi a lanciare un vivo allarme, ma bisognava indicare anche una possibile soluzione e la soluzione era quella di mettere le ruote ai libri e metterne tre, cioè le ruote del mezzo più umile, più semplice e più povero, ed aggiungo anche più lento, per farne uno strumento di emancipazione culturale, democratico, civile.

Cosa dicono a Ferrandina, il tuo paese, quando la mattina ti avventuri per un lungo viaggio?

Quello che dicono è molto diverso da quello che dicevano 20 anni fa, quando come bibliomotocarro nacqui. All’inizio c’era scetticismo un po’ diffuso, adesso hanno visto i successi, hanno visto che il Presidente della Repubblica mi ha insignito di un’alta onorificenza e magari adesso, come si usa dire, salgono tutti sul carro del vincitore. C’è una bella accoglienza soprattutto da parte dei piccoli, che mi vedono come una sorta di idolo ed è bellissimo tutto questo. I bambini mi hanno dato molto coraggio, ciò significa che la  partita della diffusione della lettura la possiamo giocare e la possiamo anche vincere. Ho appreso che finalmente il nostro Parlamento probabilmente darà alla luce una legge che favorirà la promozione del libro a partire dai piccoli e questa è una grande cosa.

In Basilicata nelle case dei poveri mancava di tutto, ma mancavano soprattutto i libri

Quando nacque il bibliomotocarro io facevo il maestro, parlo di  30 anni fa, i libri sono lontani dicevo ai bambini. I libri erano lontani e loro rispondevano: maestro dobbiamo avvicinarli. Ma perché erano lontani? Perché le nostre biblioteche erano collocate in posti poco accessibili, erano messi al quarto piano di certi palazzi, ma erano lontani anche perché non si potevano comprare. Questi libri costavano e costano purtroppo ancora troppo. Il libro, quando pensai al motocarro che porta ancora la frutta e la verdura sotto casa, pensai che doveva diventare come un pomodoro, come una lattuga, come una pesca, cioè qualcosa di utilizzo quotidiano e non una cosa che utilizziamo ogni tanto. Il libro deve essere alla portata nostra, deve stare sempre tra le mani dei nostri bambini e non solo dei bambini, per la verità.

Come reagiscono i bambini quando li incontri, quando arriva il bibliomotocarro?

Reagiscono con entusiasmo con gioia e questo dimostra che non è il libro che li tiene lontani ma è la maniera con la quale noi li avviciniamo al libro. Per esempio il bibliomotocarro, questo è un fatto importante, non ha un registro del prestito. Io vado in tanti paesi lucani, i bambini prendono i libri ed io non annoto cognome, nome, titolo del libro, numero di telefono. Il bambino prende il libro e va a casa stringendo il libro al petto. Questa è una grande dimostrazione di fiducia e una semina di fiducia che il bibliomotocarro fa nei confronti del mondo della fanciullezza.

E come ritorna questa semina di fiducia?

In un raccolto di responsabilità e questo accade giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro. I bambini restituiscono i libri perché i bambini sono seri, hanno capito che il libro che loro hanno tenuto per un mese, quello stesso libro servirà ad aiutare un bambino di un altro paese a uscire dalla solitudine, come quel libro ha fatto per lui, e questo è bello perché trasmette anche l’idea di una biblioteca come bene pubblico, come bene comune, come bene di tutti.

Che cos’è il libro bianco?

E’ una straordinaria iniziativa che nacque su indicazione di una fanciulla di seconda media, una dodicenne che mi disse ad un certo punto, mentre stava scegliendo un libro: “maestro, e se i libri li scrivessimo noi”? I libri bianchi sono libri composti da racconti scritti da bambini in paesi diversi.

Tu ami molto il poeta Rocco Scotellaro e spesso leggi i suoi versi ai bambini

Si. La poesia “Lucania” è in un pannello e quando apro gli sportelloni posteriori del bibliomotocarro esce la poesia Lucania di Rocco Scotellaro i cui due versi finali dicono così: “E là nell’ombra delle nubi sperduto giace in frantumi un paesetto lucano” che ti dà la fotografia di che cosa è la Basilicata: bella, meravigliosa, ma anche in frantumi. Sono frantumi non solo fisici, ma anche culturali e sociali.

Porta la cultura nelle mani dei bambini

Quali sono le tue prossime tappe. Verrai in Sicilia?

Il bibliomotocarro va dove lo chiamano. Vorrei venire a Palermo con gran piacere. C’è un maestro di Ispica, Antonino Andretta, che dirige il centro di cultura popolare, che mi ha invitato e vorrei riabbracciare. Non è facilissimo arrivare in Sicilia ma io potrei venire a tappe. Nei viaggi lunghi metto il bibliomotocarro su un carro attrezzi o su un camion. Mi piace percorrere strade normali come ho fatto quando sono andato a Napoli. Ho impiegato ben undici ore di viaggio per arrivare a Sant’Antonio Abate da Ferrandina. E’ bellissimo portare questo mezzo nelle strade del sud. Tutti rimangono attratti e incantati. E’ il mio modo per promuovere i libri e la lettura.

Foto di Andrea Sabbadini

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One Response to Il Maestro che ha messo le ruote ai libri

  1. Concetta Messina Rispondi

    01/11/2019 a 10:35

    Salve sono un docente che ama leggere e vorrebbe contagiare questa malattia ai propri alunni e mi complimento con lei per la bellissima attività che sta’ svolgendo.
    Vorrei invitarla nella mia scuola è avere la possibilità di conoscere lei è la sua iniziativa personalmente.
    Scuola di Giarre (CT) secondo ist.Comp. San Giovanni Bosco.

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