E’ morta Rossana Rossanda

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Fondatrice del Manifesto e voce dissenziente della sinistra. Era quel tipo di donna e di compagna per cui essere comunisti aveva il senso liberatorio dell’autonomia e della libertà individuale

Rossana Rossanda

Addio Rossana, donna dal carattere non facile e forse per questo così affascinante. Il suo spiccato senso critico, il suo non accontentarsi mai, il suo stare discosta ma sempre con il cipiglio di chi sta quasi altrove eppure è invece lì, vicina e sempre intellettualmente e politicamente insoddisfatta.

Guardava avanti ma mai sfuggendo alla consapevolezza dei limiti del passato. Era quel tipo di donna e di compagna per cui essere comunisti aveva il senso liberatorio dell’autonomia e della libertà individuale che si stagliano in contrasto critico ma anche in rapporto d’amore con il senso della collettività e della cooperazione.

Era quel tipo di donna e di compagna? No, non era quel tipo, era Rossana. Niente poteva essere più lontano da lei del conformismo e non aveva bisogno di esibire la sua individualità che pure era prorompente e si mostrava da sé spontaneamente senza cercare il consenso e senza alcun compiacimento. La sentivi vicina proprio mentre ne percepivi la distanza. Vorrei  un’impossibilità e cioè che la sua unicità non fosse irripetibile.

Oggi la condizione dell’intellettuale critico e discosto, che vede le cose che gli altri non vogliono vedere, sempre più viene considerata inessenziale e al suo posto tende a dominare la ricerca della battuta, dell’invettiva, di una finta diversità del pensare che invece fa parte dell’omologazione dominante.

Rossana era lo sprezzante contrario del conformismo.

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