Diego Planeta e quell’incontro alla Noce con Leonardo Sciascia

|




Lillo Sardo ricorda il noto imprenditore, spentosi oggi, “protagonista indiscusso del mondo vitivinicolo siciliano e non solo”

Planeta con Sciascia nel 1986 a Menfi (foto Lillo Sardo)

È morto Diego Planeta, protagonista indiscusso del mondo vitivinicolo siciliano e non solo. Mi tornano in mente tanti ricordi del passato. L’ho conosciuto nel 1977 alla Confcooperative provinciale, dove avevo iniziato a lavorare. Lui era già un autorevole componente del consiglio provinciale. Da subito si è instaurato tra noi un rapporto di stima e fiducia. Fu un esempio di sana e lungimirante imprenditoria.

Grazie a questa nostra amicizia, nel 1986, ero sindaco di Racalmuto, lo scrittore Leonardo Sciascia mi chiese di conoscere il mondo delle cooperative. Così un giorno di settembre di quell’anno, in piena vendemmia, andammo a visitare le cantine “Settesoli” di Menfi e la “Cellaro” di Sambuca di Sicilia.

Ricordo ancora con lucida memoria quell’incontro tra due grandi siciliani. Sciascia rimase meravigliato dalla realtà che il cavaliere Planeta aveva contribuito a sviluppare. Dopo aver visitato la cantina, il Cav. Planeta ci invitò a pranzo raccontandoci, e soprattutto raccontandolo a Sciascia, la sua avventura imprenditoriale che gli era stata lasciata dal padre e da alcuni notabili di Menfi. Fu una giornata straordinaria che si concluse con la visita nei sentieri arabi di Sambuca di Sicilia, il paese che Sciascia conosceva bene attraverso le pagine di Navarro della Miraglia. Ci accolse, infatti, un altro siciliano da ricordare, Alfonso Di Giovanna, che era tra l’altro sindaco del borgo poi divenuto tra i più belli d’Italia grazie anche a quel lavoro che fece il sindaco-poeta e scrittore.

Diego Planeta alla Noce, con Leonardo Sciascia e Carmelino Rizzo (foto Lillo Sardo)

Fu una sorpresa quando circa un mese dopo Sciascia mi chiese di invitare Diego Planeta a Racalmuto, nella campagna della Noce. Prima di tornare a Palermo, dopo l’estate trascorsa a scrivere, lo scrittore volle ricambiare l’accoglienza straordinaria che aveva ricevuto lui e il suo gruppo di amici, tra cui Carmelino Rizzo e Aldo Scimè.

Planeta venne alla Noce – immortalai io stesso quell’incontro facendo diverse fotografie, ma poco prima, parlando col professor Sciascia – così lo chiamavo – gli proposi di farsi avanti con Planeta per tentare di legare i rapporti della cantina “Settesoli” con la cantina sociale di Racalmuto. Proprio i Planeta già a quel tempo acquistavano vino Nero d’Avola proprio alla cantina “La Torre”, confermando l’eccellenza dei rossi che si producono nel territorio racalmutese e dintorni. Sciascia annuì, come sapeva fare lui.

Lillo Sardo con Sciascia nel 1986

Planeta a casa dello scrittore portò in dono un pregiato vino francese. Restai stupito invece quando vidi a tavola il vino rosso della Noce, il vino che si produceva nelle vigne sotto la casa di Sciascia. “Qui si beve il vino della Noce”, disse Sciascia che tuttavia non rifiutò l’omaggio prestigioso fatto da Planeta.

Questo è un esempio di come lo scrittore,  tentò di incoraggiare la comunità ad un vero sviluppo economico, sociale e culturale. Sulla stessa scia di tante iniziative promosse dallo stesso Sciascia in quegli anni e di come, mesi dopo, accettò la mia proposta di creare una associazione culturale poi divenuta Fondazione a lui dedicata.

Rimane il rammarico che quell’idea della fusione tra le due cantine, battezzata da Sciascia e da Planeta, non ha avuto compimento, poiché in Sicilia molti, allora come oggi, non hanno mai creduto nelle idee che smuovano il mondo.

Con la morte di Diego Planeta, la Sicilia perde un imprenditore illuminato e di indiscusse competenze e capacità imprenditoriali. Ce ne ricorderemo.

Altri articoli della stessa

One Response to Diego Planeta e quell’incontro alla Noce con Leonardo Sciascia

  1. Avatar

    Agostino Spataro Rispondi

    20/09/2020 a 0:13

    Anch’io mi associo alle parole di cordoglio per la morte del signor Diego Planeta (anche se personalmente non l’ho mai incontrato) il quale con il suo dinamismo imprenditoriale riuscì a prendersi in mano anche la cantina sociale “Sette Soli” di Menfi fondata da migliaia di soci viticoltori aderenti alla Lega delle Cooperative (emanazione del Pci) e di cui fu animatore l’ing. Michele Mandiello. Credo che la “Sette Soli” sia stata la prima cantina cooperativa della prov. di AG. Fu un esempio concreto che aprì la strada alla fondazione di altre cantine (soprattutto nella zona di Sciacca) che liberarono i contadini produttori dalla penosa dipendenza dai commercianti grossisti. Questa breve nota, solo per precisare alcuni aspetti della storia di questa importante cantina sociale. Cordialmente. Agostino Spataro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *