“C’è una scintilla molto speciale negli occhi dell’emigrato Italiano”

di | 4 Mar 21

HAMILTON IN LINEA. Steven Zecchin, giovane ingegnere di origine italiana, racconta la sua esperienza di vita nella città canadese. “Non c’è niente di più speciale – dice –  che sentirsi a casa lontani da casa”

Steven Zecchin

Un saluto a tutti da Hamilton! Mi chiamo Steven Zecchin, sono nato e cresciuto in Italia ma vivo in Canada da circa tredici anni. Porto con me un vero patrimonio avendo vissuto la mia identità Italiana prima da Italiano e poi da Italo-Canadese. Non vi è alcun dubbio sul fatto che ho avuto la fortuna di confrontarmi con un mondo completamente diverso da quello che consideravo la mia casa e le mie abitudini. Il Canada in se’ è un paese molto ospitale e che favorisce la diffusione di culture diverse che continuano ad arricchirla ulteriormente. Ma non possiamo dire sia stato sempre cosi’.

I miei nonni materni sono emigrati in Canada negli anni ’50 come centinaia di migliaia di altri Italiani e lo hanno fatto per necessità e non per preferenza. Hanno trovato un paese in esigenza di manodopera ma meno tollerante nei confronti di chi non parlava la stessa lingua. Settant’anni dopo la comunità Italo-Canadese è considerata un leader in vari settori e fondamentale nella crescita e progresso di questo Paese. In questi anni ho avuto modo di riflettere molto sulla mia identità. Essere Italiano non significa necessariamente vivere e crescere in Italia, un Italiano lo si riconosce a tavola, perché lo fa con piacere e scegliendo qualità. Non c’è niente di più Italiano che condividere un pasto insieme a tavola, tra il piacere di stare insieme e gustare del buon cibo. L’emigrato Italo-Canadese è colui con l’orto più grande del vicinato perché c’è una vera passione nel condividere l’amore che abbiamo per il frutto della nostra terra con gli altri.

Chiunque sia vissuto in un vicinato “Italiano” ha avuto modo di apprezzare verdure fresche, sughi o pietanze di qualsiasi genere per una particolare avvenimento o come ringraziamento. Vi posso garantire che le lasagne della mia Nonna Italia sono conosciute da tutti coloro che vivono sulla sua via di Brimley Crescent. E’ anche vero che vivere lontani dal tuo paese d’origine non è facile, la mancanza di affetti tra famiglia ed amici, gli inverni gelidi che ti tengono chius0 in casa per mesi (oggi ancor di più) creano quella «Nostalgia Canaglia» che tanto cantavano Al Bano e Romina che è più che semplice fantasia. E’ un sentimento molto forte che ti spinge a dubitare della tua scelta. Ho avuto la fortuna di trovare casa nelle tante splendide persone che hanno reso la mia permanenza in Canada migliore con quel tocco di Italianità che non guasta mai. Mi riferisco a tutti gli Italiani, Italo-Canadesi (e non), che ho conosciuto in tutti questi anni. In particolar modo vorrei soffermarmi su quella sempre più ridotta generazione di Italiani emigrati degli anni 50,60,70.

Ecco, vorrei dedicare questo piccolo articolo a loro. C’è una scintilla molto speciale negli occhi dell’emigrato Italiano. E’ una persona che è partita con due soldi in tasca, che ha sofferto tantissimo, sacrificato tutto per la propria famiglia, per donare ai propri figli e nipoti un futuro migliore. Hanno avuto ostacoli che le generazioni di oggi non si sognerebbero mai. Nel mio girovagare ho ricevuto molto da queste persone, da consigli, un invito a cena con il tradizionale pacchetto di extra cibo ed avanzi da portare a casa, una chiacchierata in Italiano ( o in dialetto) che ti apre il cuore, un amore ed affetto nato all’istante, un naturale desiderio di dare supporto ed aiuto incondizionatamente. Ecco non c’è niente di più speciale che sentirsi a casa lontani da casa, non c’è niente di più orgoglioso che di far parte di una comunità che ha mantenuto quei valori che sentiamo più vicini al cuore. Sarà un vero paradosso ma mai mi sono sentito più fiero di essere Italiano quanto lo sono oggi nonostante quasi la metà della mia vita l’abbia trascorsa all’estero. Piango e mi rattristo per il giorno in cui questa generazione verrà a mancare. Sono loro a ricordarmi cosa vuol dire veramente essere Italiani.

…Lasciatemi cantare
Perché ne sono fiero
Sono un italiano
Un italiano vero…

Chi sono? Ho 32 anni e sono nato a Como e mi sono trasferito in Canada per proseguire i miei studi universitari in Ingegneria Chimica e Gestionale presso la McMaster University di Hamilton per migliorare le mie prospettive di lavoro e sfruttare il fatto che i miei nonni materni erano già emigrati in Canada negli anni ’50. Attualmente sono un manager presso un grossista di impianti idraulici e di riscaldamento in città. Nel tempo libero mi piace andare in bicicletta e mantenermi attivo all’aperto. Conduco una trasmissione radiofonica Italiana la domenica e ho una passione per la Storia. Faccio parte di varie organizzazioni come Sons and Daughters of Italy e Festitalia che mirano a promuovere i valori e la cultura italiana ad Hamilton, oltre a supportare la comunità in generale. Il mio punto debole? Il cibo ovviamente… e soprattutto il cibo della Nonna!

Sono un italiano
Un italiano vero…

Zecchin durante l’edizione passata di Festitalia

Greetings to everyone from Hamilton! My name is Steven Zecchin, I was born and raised in Italy but have lived in Canada for about thirteen years. I carry with me a legacy having lived my Italian identity first as an Italian and then as an Italian-Canadian. There is no doubt that I was lucky enough to be confronted with a completely different world from what I considered my home and my habits. Canada itself is a very hospitable country that favors the spread of different cultures that continue to enrich it further. But we cannot say it has always been like this. My maternal grandparents emigrated to Canada in the 1950s like hundreds of thousands of other Italians and they did so out of necessity and not out of preference. They found a country in need of labour but less tolerant of those who did not speak the same language. Fast-forward 70 years, the Italian Canadian community is a leader in many important aspects of today’s Canadian society and has been instrumental in the development and growth of the country. In recent years, I have had the opportunity to reflect a lot on my identity. Being Italian does not necessarily mean living and growing in Italy, you can recognize an Italian at the table, because he does it with pleasure and by choosing excellence. There is nothing more Italian than sharing a meal at the table, between the pleasure of being together and enjoying good food.

The Italian-Canadian immigrant is the one with the largest vegetable garden in the neighborhood because there is a real passion in sharing the love we have for the fruit of our land with others. Anyone who has lived in an “Italian” neighborhood has had the opportunity to appreciate fresh vegetables, sauces or dishes of any kind for a particular event or as a thank you. I can assure you that my Nonna Italia’s lasagna is known to everyone who lives on her street on Brimley Crescent. It is also true that living far from your home country is not easy, the lack of affection between family and friends and the freezing winters that keep you locked in the house for months (today even more so), create that “Nostalgia Canaglia” that Al Bano and Romina sang so much that it is more than just fiction. It is a very strong feeling that pushes you to doubt your choice, at least temporarily. I was lucky enough to find a home in the many wonderful people who made my stay in Canada better. I refer to all the Italians, Italian-Canadians (and non-Italians) that I have met in all these years. In particular, I would like to focus on that increasingly smaller generation of Italian immigrants of the 1950s, 60s, and 70s. There is a very special spark in the eyes of the Italian immigrant.

They are incredible individuals who left their home with very little, who suffered a lot, sacrificed everything for their family, to give their children and grandchildren a better future. They have had obstacles that today’s generations would never dream of. In my wandering I received a lot from these people, from advice, an invitation to dinner with the traditional package of extra food and leftovers to take home, a chat in Italian (or in dialect) that opens your heart, a natural desire to give support and help unconditionally. There is nothing more special than feeling at home away from home and being part of a community that has maintained those values ​​that we feel closest to the heart. It is a real paradox but I have never felt more proud of being Italian than I am today despite having spent almost half of my life abroad. I am truly saddened for the day this generation will pass away. It’s been a privilege to stand beside them and to learn about their incredible stories of love, perseverance and courage. They are the ones who remind me of what it really means to be Italian.

…Lasciatemi cantare
Perché ne sono fiero
Sono un italiano
Un italiano vero…

I was born in Como and moved to Canada to pursue my Undergraduate studies in Chemical Engineering & Management at McMaster University, Hamilton to expand my career prospects and leverage the fact that my maternal grandparents had already emigrated to Canada in the 50s. I am currently a manager at a plumbing and heating wholesaler in the city. In my spare time I enjoy biking and keeping active outdoors. I host an Italian radio show on Sundays and have a passion for history. I am part of various organizations such as the Sons and Daughters of Italy and Festitalia that aim to promote Italian values and culture in Hamilton as well as supporting the community at large. My weak spot? Food of course…and Nonna’s food above all!

2 Commenti

  1. Avatar

    What a beautiful article!!! Bravo Steven!!

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  2. Avatar

    Awesome!

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