C’è sangue Racalmutese nella “regina” del blues canadese

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Hamilton in linea Nostro incontro con l’artista Rita Chiarelli

Rita Chiarelli

E’ autunno e le foglie risplendono di rosso, arancio e giallo. Le temperature si abbassano e le giornate si accorciano. Il Canada come il mondo intero si prepara a fronteggiare la seconda ondata della pandemia. In questo periodo i miei pensieri si volgono a tutto ciò che mi fa sentire vivo, connesso, ispirato. Una di queste cose è la musica. Quando mi siedo per dedicarmi all’ascolto, una delle artiste che preferisco è Rita Chiarelli.

Rita è conosciuta come la Regina del Blues Canadese, titolo più che meritato per la sua lunga ed illustre carriera. Ho cercato di raggiungerla di recente per capire se fosse possibile “sedersi uno accanto all’altra” virtualmente per discutere del suo percorso musicale e dell’influenza che le sue origini italiane hanno avuto sulla sua musica.

Rita è nata ad Hamilton da padre Racalmutese e madre Romana. I suoi genitori, che ascoltavano i 78 giri di musica napoletana e ballavano il tango, sono stati gli ispiratori dei suoi modelli musicali. Il padre da giovane amava andare al Teatro di Racalmuto per assistere alle rappresentazioni teatrali o ascoltare musicisti e cantanti. Seguendo il loro esempio, Rita ha iniziato a cantare sin dalla tenera età. Il canto man mano è divenuto il suo modo per esprimere se stessa ed anche la sua salvezza. Le ho chiesto di parlarmi del collegamento tra l’influenza musicale italiana dei suoi genitori e la sua scelta di una carriera da artista Blues.

E’ stato interessante sapere che lei stessa, conducendo delle ricerche, ha scoperto come la musica degli artisti italiani abbia storicamente avuto un influsso significativo sul Jazz Americano e sul Blues. Per questo motivo, l’artista ritiene che il Blues sia stata una scelta naturale, viste le sue origini italiane.
Nel 2008 ha registrato “Cuore: italian sessions” , un omaggio alle sue radici italiane. L’album racchiude alcune canzoni che lei ha ascoltava crescendo in casa. La spinta a realizzare questo progetto le venne , mentre cantava, durante un concerto a nord di Toronto. Le fu chiesto di cantare una canzone italiana, lei acconsentì e la platea esplose! questa esperienza la convinse a realizzare “Cuore”, che è stato registrato in una piccola chiesetta davanti ad un pubblico dal vivo. una delle sue canzoni preferite è “Reginella”, una tra le tanto canzoni che ascoltava da bambina. Ho ascoltato in diverse occasioni le sue versioni di questo brano ed ogni volta sono colpito dall’abilità unica di Rita di cantare un classico e farlo proprio, con passione e sentimento , lasciandoti sopraffatto. “Cuore” ha ricevuto diversi premi ed ha allargato il pubblico di Rita.

La carriera della Chiarelli è stata influenzata in maniera significativa dai sei anni trascorsi in Italia durante gli anni ’80. Questo soggiorno, iniziato con una semplice vacanza di qualche settimana a Roma, si è poi allungato in mesi ed anni. Rita ha incontrato diversi musicisti italiani, diventando poi vocalist per artisti affermati , quali Loredana Bertè e Renato Zero, scrivendo una canzone con Bobby Solo ed andando in tournèe. Lei stessa attribuisce l’intenso lavoro svolto in quel periodo al rifiorire della musica italiana in quel decennio. Lavorare con questi grandi artisti ed in particolare in studio, l’ha aiutata a perfezionare la sua capacità artistica e a diventare una musicista senz’altro migliore.

Ma mano che l’Intervista si avvicinava al termine, le ho chiesto se le avrebbe fatto piacere condividere le sue osservazioni sul potere della musica di mettere in collegamento persone di tutto il mondo. Rita ha iniziato il suo discorso, facendo riferimento alla definizione, universalmente riconosciuta, della musica come linguaggio universale. Durante gli anni trascorsi in tour per tutto il mondo in USA, Canada, Italia, Svizzera e Germania la cantante ha avuto modo di appurare la veridicità di questa definizione. Non importa in quale luogo Rita abbia cantato il suo amato Blues, ovunque la platea ha risposto con grande commozione. L’intervista termina con il ricordo di un concerto tenuto vicino Velletri, la città in cui è cresciuta sua madre. Quest’esperienza è stata molto commovente per Rita e la risposta del pubblico romano alla sua musica è stata fenomenale.

Abbiamo anche parlato brevemente dell’altra carriera che lei ha sviluppato negli ultimi dieci anni, quella di regista, che include “Music from Big House”, acclamato dalla critica ed un altro progetto cinematografico che si spera possa vedere la luce l’anno prossimo.  La conversazione con Rita si è conclusa con uno scoop: nel suo prossimo album, Rita renderà omaggio alle sue origini sicule. E così, mentre l’autunno cede il passo all’inverno, mi rallegro a pensare che forse presto, ascolterò Rita cantare una melodia che tutti noi bambini abbiamo sentito dai nostri genitori siciliani.

(Traduzione: Adele Maria Troisi)

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A conversation with the Queen of Canadian Blues

It’s Autumn and the leaves are resplendent in their reds, oranges, and yellow. The temperature are dropping and days are shortening. Canada and the world are bracing for the second wave of the pandemic. During this time my thoughts turn to things that make me feel alive, connected, inspired. One of those things is music. And when I sit down to listen, one of my favourite artists is Rita Chiarelli.

Rita is known as the Queen of Canadian Blues, a title well deserved over a long and illustrious career. I reached out to her recently to see if she would virtually “sit down” with me to discuss her musical path and the influence her Italian heritage has had on the music she has made.

Born in Hamilton to a father from Racalmuto, Sicily and a mother from Rome, Rita’s parents were musical role models, playing 78s of classic Neapolitan artists and dancing the tango. Her father loved going to the Theatre in Racalmuto when he was young, seeing plays as well as musicians and vocalists. Taking their example as an inspiration, Rita began singing from a very young age. This became the way she expressed herself and was her salvation. I asked her about the connection between her parents’ Italian musical influence and her chosen career as a Blues artist. Interestingly, she’s been doing research and has learned that Italian music and musicians historically had a significant influence on American Jazz and Blues. As such, she feels that Blues was a natural given her Italian heritage.

In 2008 she recorded “Cuore: the Italian Sessions”, an homage to her Italian roots. The album consists of songs she heard at home growing up. The impetus for this came during a concert she was giving north of Toronto. She was asked to sing an Italian song…she obliged…and the place exploded! She was convinced by this experience to make Cuore, which was recorded in a small church before a live audience. One of her favourite songs is Reginella, one of the many she heard as a child. I have listened to her performance of this piece on numerous occasions and each time I am struck by Rita’s unique ability to take a classic and make it her own…infusing it with a passion and sensibility that leaves you awestruck. Cuore has won awards and opened up a broader audience for Rita’s talents.

Chiarelli’s career has also been significantly influenced by 6 years she spent living and performing in Italy in the 1980s. This sojourn started quite innocently with a vacation to Rome which ultimately stretched from weeks to months to years. She started meeting Italian musicians and ended up doing back up vocals for such renowned performers as Loredana Berte and Renato Zero, co-writing a song with Bobby Solo, and touring. She credits the extensive work she did in the period to the renaissance in Italian music during that decade. Working with these great talents and, particularly in the studio, helped to her hone her craft and become a significantly better musical artist.

As the interview was coming to a close, I asked if she would share her observations about the power of music to connect people across the world. She started by referring to the common expression and theory that music is a universal language. She has observed this theory in action during her many years touring the globe including performances in the USA, Canada, Italy, Switzerland and Germany. Regardless of where she is singing her beloved Blues, the audience responds positively and is moved. She ended with a very personal story of once performing in a venue near where her mother grew up in the Velletri neighbourhood of Rome. This experience was quite moving for Rita and the response of the Roman audience to her music was phenomenal.

We speak briefly about the other career she has developed in the past decade: that of a film maker, including the critically acclaimed “Music from Big House” and another film project she has in development which will hopefully be released next year.

At the very end of the interview, Rita gave me this “scoop”: when she records another Italian album she will honour her Sicilian Roots. As Autumn turns to Winter, I will cherish the thought that, hopefully soon, I will hear Rita sing a song that many us of heard as children of Sicilian parents.

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