Verso le elezioni. Dani: “Le banche continueranno a condizionare il futuro del Paese”

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Candidato alla Camera per il Movimento 5 Stelle, Nereo Luigi Dani è un veneto che vive ad Agrigento da 11 anni. “Dopo le elezioni si darà vita ad un papocchio. Se saranno eletti i soliti noti non vedo altro futuro”

altNereo Luigi Dani, 58 anni, candidato alla Camera per il Movimento 5 Stelle, da sempre attivo nel sociale, è veneto, ma vive ad Agrigento da 11 anni. Musicologo, concertista e direttore d’orchestra, dal 1982 è docente di ruolo ed insegna presso il Conservatorio Musicale di Stato “V. Bellini” di Palermo. Nel 1986 ha fondato il Centro Culturale Musicale “Niccolò Vicentino”, associazione nata per lo studio, l’esecuzione e la divulgazione del repertorio musicale del periodo rinascimentale, barocco e del classicismo. Nel 1990 ha progettato e diretto un corso di alto perfezionamento in prassi esecutiva antica “European Community Baroque Cours”, finanziato dalla Comunità Europea e premiato dal Presidente della Repubblica Italiana con la Targa d’argento. Oltre alla attività professionale ed artistica ha rivolto negli anni una particolare attenzione anche alle problematiche del settore formativo artistico italiano ed ha progettato come tecnico vari disegni di legge, alcuni dei quali convertiti in legge. È membro dell’AEC e della Commissione Teatro Musica della Regione Veneto e, in qualità di responsabile Erasmus, da anni opera nella progettualità in ambito europeo nei settori formativo superiore universitario, assistenziale, terziario, culturale e turistico. Studioso di psicoanalisi (scuola junghiana) e di Neuro-linguistic programming di cui ha acquisito il master, non esercita la professione

– Com’è maturata la sua candidatura?
“Mi hanno chiesto di candidarmi, perché mi hanno votato. Francamente non me l’aspettavo e mi ha fatto molto piacere. È il frutto del lavoro portato avanti in questi anni, nello stimolare una coscienza civile, nel creare un movimento di cittadini di partecipazione attiva. Vorrei una Sicilia e un’Italia totalmente diversi. Per questo vedo con grande entusiasmo la nascita di movimenti di cittadini, come Agrigento Punto e a capo, non soltanto in Sicilia, ma anche in tutta Italia”.
– L’accusa più comune che danno a Grillo è di essere populista, qual è il suo giudizio?
“Le parole di Grillo hanno un significato per la gente, servono a smuovere le coscienze, soprattutto nel sud, servono a dare coraggio, cercano di creare delle forti motivazioni. La gente ha capito, ha cominciato a smuoversi. Il movimento è solo l’inizio di qualcosa che col tempo maturerà, in modo che tutti comincino a partecipare di più al bene comune: questo è ciò che fa Grillo, prova a smuovere la coscienza collettiva. Non è importante il colore politico di chi partecipa al movimento, ma che siano persone oneste, che svolgano un servizio per la collettività e che se ne sentano parte”.
– Grillo afferma che chi non è con lui può anche scegliere altre strade: le sembra un atteggiamento democratico?
“È un atteggiamento duro, ma necessario. Bisogna capire che abbiamo dei doveri, che ci sono delle priorità. Dobbiamo essere con i cittadini, per noi non c’è altra priorità. Dobbiamo creare coesione, dare coraggio, creare partecipazione, farli sentire uniti, meno isolati. Questo è quel che vuole Grillo. La priorità non è andare in televisione, ma stare con la gente e tra la gente, aiutarla”.
– Alla Regione, il Movimento 5 stelle ha praticamente tentato di bloccare l’approvazione del Dpef. Un atteggiamento che viene definito ostruzionistico: sarà un comportamento sistematico all’Ars su ogni provvedimento?
“No. Il Movimento è stato propositivo e si aspetta che certe tematiche siano accolte. Occorre una progettualità a lungo termine, almeno ventennale. Già stanno cominciando a capirlo, perché sono stati rimossi i dirigenti che non hanno fatto nulla e che anzi hanno demotivato lo sviluppo. I dirigenti hanno responsabilità ed è giusto che rispondano delle loro azioni. Il movimento ha proposto una sua progettualità ed ha puntato i piedi, perché si aspetta che certe tematiche siano accolte. Non si vota un bilancio perché poi venga modificato con i decreti; deve essere già chiaro da adesso che cosa fare, in modo costruttivo, deve avere un senso e deve dare vigore allo sviluppo. Le cose vanno cambiate. Penso ai 18 milioni di euro che in dieci anni non sono stati spesi e che avrebbero cambiato le sorti della Sicilia. Se la Regione li avesse spesi e lo avesse fatto bene, avrebbe ottenuto oltre a queste somme anche dei finanziamenti suppletivi (le cosiddette premialità)”.
– Le elezioni politiche: quale scenario, sulla base dei sondaggi, si prospetta, secondo lei, all’indomani del voto?
“Noi arriveremo al 22-23% in Sicilia. Il quadro che ne scaturirà a livello governativo non sarà molto differente da quello siciliano. Si darà vita ad un papocchio e le banche continueranno ad avere un ruolo determinante e a condizionare il futuro del Paese”.
– Sarà un Governo stabile o c’è il rischio di tornare a votare?
“Il Governo dovrà avere un compito molto chiaro: attuare le riforme sulla scuola, sulla formazione, sull’energia, sull’acqua. Poi cadrà. Non vedo altro futuro, se, come si prospetta, saranno eletti i soliti. Non ci sono le premesse perché sia un governo durevole”.
– Per ipotesi, con un governo stabile, capace di traghettare il Paese in una fase di ripresa e chiusa la parentesi di malcontento, quale sarebbe il ruolo del Movimento 5 stelle? Si estinguerebbe o si trasformerebbe in qualcos’altro?
“Sono abituato a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno: spero che ci sia un’evoluzione positiva. Quando dico che il Governo cadrà non è per pessimismo, ma perché credo che si cercherà qualcosa di migliore, un governo capace di guardare ad una progettualità più ampia, più sicura, più matura. Siamo alla fine di un modo di concepire lo Stato. Vedo nel futuro un Movimento politico molto vicino ideologicamente a quello attuale, un movimento di coscienza civile, molto forte”.
– Del vostro Movimento si dice che manchi di proposte programmatiche. Che cosa risponde a tali critiche?
“Diciamo che alcuni media giocano molto su questo. Il programma c’è da sempre, sono gli altri che non ne hanno e che non hanno mai voluto confrontarsi con noi. Vogliamo che l’acqua, l’energia e i servizi vitali e basilari siano pubblici. Vorremmo uno Stato dove la formazione sia potenziata e non esistano preclusioni di ammissibilità presso le università; che i concorsi pubblici siano svolti premiando la meritocrazia, che la riqualificazione del lavoro e delle risorse umane siano pianificate e tutelate, che i giovani non siano considerati un problema occupazionale e che scompaia la parola precario; che le Amministrazioni pubbliche siano trasparenti e funzionino, che i rifiuti siano una risorsa, che l’ambiente sia tutelato e valorizzato, che gli anziani abbiano una pensione decorosa e che possano contribuire ancora alla società civile, che la ricerca sia concepita come una risorsa primaria. ..”
– Torneremo al voto anche in maggio per le provinciali. Qual è, secondo lei, il destino delle province?
“Non hanno più senso. Guardi il Trentino Alto Adige, dove l’autonomia è garantita ed è funzionale. Per noi le province rappresentano soltanto dei costi politici. Ed è anche un assurdo che due realtà come Agrigento e Porto Empedocle siano separate. È assurdo per esempio che su un tema importante come il rigassificatore non si sia fatto un referendum che coinvolgesse i comuni limitrofi, che in altre parti d’Italia hanno diritto di voto e di veto. Bisogna capire che l’unità di due città come Porto Empedocle e Agrigento sarebbe una risorsa, anche economica, non soltanto in termini di redistribuzione delle risorse, ma anche nel reperimento dei finanziamenti del Fondo sociale europeo. Sia Agrigento che Porto Empedocle rimanendo separate stanno perdendo un’importante occasione”.

Anna Maria Scicolone

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