Un lampione non fa primavera

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Dopo tre anni di commissariamento, i primi piccoli atti della nuova amministrazione di Racalmuto accendono il dibattito. I tifosi della gioia contro i nemici della contentezza. Ma forse è giusto aspettare almeno cento giorni: solo allora si potrà esprimere un giudizio su Emilio Messana.

Un campanile che si illumina, un lampione ripulito, la pulizia di alcune strade. Si può parlare di rivoluzione? No, ma è anche vero che per organizzare una rivoluzione ci vogliono soldi, e quando le casse sono vuote allora è difficile rivoltare il mondo.

Il campanile illuminato della Matrice

Il campanile illuminato della Matrice

Questi piccoli segnali di decoro urbano promossi dall’amministrazione comunale guidata dal nuovo sindaco Emilio Messana sono stati al centro di accese discussioni, soprattutto sulla rete, che non coincide con l’opinione pubblica di una comunità, ma ne rappresenta solo una parte, forse la più motivata o quella più spesso spinta nei toni.

Sono piccoli segni, enfatizzati da alcuni – a partire dagli stessi amministratori, che naturalmente propagandano le loro prime attività – denigrati da altri. Ma un dibattito onesto può attaccarsi a una lampadina accesa, a una strada spazzata, a un lampione rimesso in sesto? No.

Emilio Messana è sindaco da meno di un mese. Dopo tre anni di commissariamento, è il primo sindaco eletto dalla sua comunità. Se si vuole essere corretti e intellettualmente onesti, bisogna dargli il giusto tempo prima di esprimere un giudizio. Generalmente, il primo bilancio si fa ai cento giorni, che in questo caso scadono a settembre. I primi cento giorni, quelli della luna di miele di ogni governo o amministrazione con i propri elettori, per Racalmuto sono cento giorni cruciali perché implicano la ripresa dell’attività ordinaria amministrative, la riorganizzazione degli uffici comunali, la riattivazione di alcuni servizi essenziali, la riapertura di un confronto politico interno ed esterno al consiglio comunale.

Eppure a Racalmuto ha prevalso l’ansia. L’ansia dei tifosi della gioia e dei nemici della contentezza: i primi disposti a vedere in ogni piccolo segnale i sintomi della speranza, i secondi ostinati nell’individuare il raggiro dietro ogni gesto. E’ comprensibile, perché le aspettative su Emilio Messana e sulla sua giunta non sono poche. Anzi, sono moltissime.

Ma prima di dare un giudizio sarebbe giusto aspettare qualche settimana. Salvatore Alfano ha parlato di bicchieri mezzi pieni e mezzi vuoti, invitando a qualche cautela nei giudizi. Ha ragione. Un lampione non fa primavera, ma non può nemmeno sprofondarci nell’inverno del nostro scontento.

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2 Responses to Un lampione non fa primavera

  1. Roberto Salvo Rispondi

    26 giugno 2014 a 10:32

    Concordo! Rivendico anche il primato, si evince leggendo i miei commenti passati, di avere scritto che era assolutamente indispensabile dare al nuovo Sindaco il tempo necessario per dimostrare ai cittadini cosa è in grado di fare assieme alla sua giunta per questo martoriato paese. Nell’attesa, credo, sia lecito lanciare qualche battuta più o meno fortunata, dei suggerimenti o delle semplici osservazioni, senza per questo essere definiti dei coglioni.

    • Redazione Rispondi

      26 giugno 2014 a 11:49

      Gentile Dott. Salvo,
      i suoi commenti sono sempre stati civili, opportuni e intelligenti. Ben altra cosa quelli di qualche imbecille che, pur di denigrare a tutti i costi questo giornale, non si rende nemmeno conto delle fesserie che scrive. Le critiche sull’operato di Malgrado tutto, anche quelle non favorevoli, sono sempre ben accette.Se mosse, però, dal desiderio di contribuire ad un confronto utile e produttivo, e non dettate, come qualche volta accade, da un livore assolutamente incomprensibile.
      Grazie Dott.Salvo, continui sempre a seguirci.
      Con stima
      Egidio Terrana

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