Reddito di Cittadinanza. Qual è il prezzo che il M5S sta pagando?

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Per mantenere l’accordo con la Lega e con Salvini, Di Maio e il fantasmatico Conte hanno ceduto sui migranti e sul razzismo, sulla sicurezza che appaia il migrante al criminale, sull’Ilva, sul TAP, sul condono di Ischia, su Mimmo Lucano e altro ancora.

Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

Se riesco a trovare un senso alle convulse contorsioni psico-linguistico-politiche di Luigi Di Maio, forse riesco a individuarle in un unico punto, il baricentro di tutta la politica governativa del M5Stelle, il reddito di cittadinanza. Personalmente, in generale, non solo non ho preclusioni nei confronti di questa proposta, vista con malcelata ostilità a sinistra, sia da chi ne è contrario per principio, sia da chi gli oppone il reddito minimo, ma la considero una buona idea, tanto più se viene agganciata al lavoro.

Fatta questa breve e doverosa premessa, la domanda oggi è: a quale prezzo Di Maio e il M5Stelle stanno cercando di raggiungere questo obiettivo? A me sembra, oggi come oggi, a un prezzo talmente alto da snaturarne il senso e lo scopo. Forse è presto per dirlo e la confusione, tra un cambiamento e un colpo di scena dopo l’altro, rende difficile capire cosa verrà concretamente fuori, ma il rischio aumenta e il prezzo sta diventando sempre più alto. Qui vi è un problema di tensione tra il principio e la sua praticabilità. Accade fin troppo spesso che in politica il mezzo modifichi il fine e mi sembra che ci avviciniamo pericolosamente a tale modificazione.

Per mantenere l’accordo con la Lega e con Salvini, Di Maio e il fantasmatico Conte hanno ceduto sui migranti e sul razzismo, sulla sicurezza che appaia il migrante al criminale, sull’Ilva, sul TAP, sul condono di Ischia, su Mimmo Lucano e altro ancora. Molti dicono che non hanno ceduto, bensì hanno condiviso le idee leghiste che erano anche le loro. Non saprei. Forse, tenendo conto della composita realtà di questo partito, sono vere entrambe le cose.

Comunque sia, Di Maio non appare certo come un campione di coerenza (e nemmeno Salvini), ma la coerenza, per esempio nel rapporto tra principi, programmi, elettori e consenso, nel nostro paese non è più una virtù da molto tempo. Se vogliamo andare a vedere dove sta la corruzione nel nostro paese, dobbiamo partire da qui. Si tratta di un fatto di massa.

Maurizio Crozza si sforza di farci vedere quel che Di Maio e Salvini avevano affermato prima e quel che hanno fatto dopo. Ci deliziamo della sua bravura che non fa sconti nemmeno ai fantasmi del PD, ma è un fatto che l’opportunismo è diventato pratica politica accettata e condivisa. E’ considerato normale. In tale contesto, l’impressione è che il reddito di cittadinanza finirà con l’associarsi al lavoro nero invece di eliminarlo e sarà una pratica assistenziale non diversa da quella che hanno prodotto negli anni i passati governi. Non desidero affatto che ciò accada, ma lo temo. Produttività al Nord e assistenzialismo al Sud. Niente di nuovo sotto il sole del nostro paese che oggi ha Salvini e Di Maio come nuovi attori protagonisti, uniti nel contratto e concorrenti nella caccia ai consensi. Se il reddito di cittadinanza non sarà fattivamente alternativo al lavoro nero, diventerà pressoché impossibile dare regole per far ripartire con una chiave diversa il motore economico del Sud già parecchio arrugginito.

Non sarà certo vessando i fruitori del reddito di cittadinanza, i quali saranno controllati dal bancomat che dirà come spenderanno i loro soldi, a risolvere la cosa. Se i fruitori otterranno il reddito di cittadinanza lavorando, perché il frutto del loro lavoro, ovvero ciò che guadagneranno, non potrà essere speso liberamente, ma controllato selettivamente dal governo? Si tratta dunque di lavoro schiavile? Niente male per un governo che mette al primo posto gli italiani!

E la sinistra? Dov’è? Il vero problema italiano non sono tanto Di Maio e Salvini quanto l’assenza della sinistra e di un’opposizione minimamente degna di questo nome e capace di entrare con proposte efficaci e visioni coerenti dentro i precari e contraddittori equilibri di questo strambo governo.

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