I 5Stelle e l’arroganza di chi critica le loro proposte

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Il reddito di cittadinanza c’è in quasi tutta Europa. Si vuole discutere nella sua applicazione? Benissimo, ma…

Salvatore Picone su Malgrado tutto ci ha ricordato Carmelo Micciché e ciò che ne ha scritto Leonardo Sciascia nel racconto Mezza paga: “Tutti gli italiani, diceva Carmelino, dovevano avere una mezza paga: dalla culla alla tomba. Intera, quando fossero arrivati in età di lavoro e fossero riusciti a trovarlo; mezza, quando non ancora o non più in grado di lavorare o disoccupati”. In effetti sembra anticipare il reddito di cittadinanza.

In questa pessima recita teatrale del governo che non c’è, non sarebbe poi così male passare dai giochetti e dagli insulti agli obiettivi e ai programmi reali. Torno a spezzare una lancia a favore del reddito di cittadinanza, per il quale mi ero schierato favorevolmente ben prima dei risultati elettorali.

Trovo in molte critiche alle proposte dei 5MStelle la stessa pregiudizievole arroganza perbenista che è stata scioccamente spesa contro i cosiddetti populismi. Invece di cercare contrapposizioni, perché non si cercano mediazioni e punti di accordo su una proposta che esiste in quasi tutta Europa e che, come ci ricorda da tempo Giovanni Perazzoli, è raccomandata dall’Europa sin dal 1992? Cosa fa la sinistra? Si preoccupa forse che una simile proposta possa favorire la fannullaggine del Sud, così come di fatto afferma la destra, spiegandosi così, in modo razzista, semplicistico e sbagliato, i consensi che ha avuto M5Stelle? Ritiene ancora credibile lo sciagurato Jobs Act ?

Tommaso Montanari, ben lontano da una cosa come il Jobs Act, e piuttosto sensibile a una cosa come il reddito di cittadinanza, rileva tuttavia nel suo blog che nel progetto dei grillini vi possono essere conseguenze da stato di polizia. Se è così, se ne discuta in modo aperto e disponibile a un confronto positivo e non pregiudizievole.

Riccardo Ciccarelli sulle pagine del Manifesto ha sostenuto che il reddito di cittadinanza aiuta il neoliberismo. La proposta alternativa è il reddito di base, per il quale ho altrettanta simpatia. E’ solo che non riesco a cogliere la portata alternativa di una proposta il cui valore di rottura dovrebbe essere quello di sganciare il reddito dal lavoro. Penso che fino a quando qualcuno di sabato sera, nel suo tempo libero, si siede al bar e chiede di bere, vi sarà sempre qualcun altro che dovrà preparare il cocktail e un altro ancora, magari extracomunitario, che lo porterà con un vassoio. Il tempo libero di uno è il tempo di lavoro di altri. L’idea che il lavoro sparisca e in particolare sparisca il lavoro manuale mi pare sinceramente, questa sì, una bubbola neoliberista. Meno si vede il lavoro sfruttato e meglio è per il neoliberismo. La tecnologia espelle il lavoro e toglie l’occupazione, ma non lo fa sparire. Lo disloca altrove e non lo concentra più in grandi spazi chiusi. Ed è questo che ha messo in totale confusione la sinistra nel mondo. Accade con il lavoro quello che accade con la merce. La compri ma non ti accorgi della quantità di lavoro sociale che ci è voluto per produrla e poi metterla sul mercato. Ti bevi il cocktail ma non vedi nemmeno in faccia il cameriere che te lo porta e che sta lavorando mentre tu ti riposi e a cui forse lascerai una mancia.

Alfonso Maurizio Iacono

Il primato del tempo libero è un buon modo per soggiacere al neoliberismo. Potremmo davvero vivere in ozio permanente nel tempo libero? E’ questo a cui aspiriamo?  E perché allora, occupati, disoccupati, precari, siamo tutti depressi? Certo il lavoro troppo spesso è odioso, ma allora il problema è l’odiosità del lavoro, il suo sfruttamento, non la sua fine. Dietro l’ordine online che facciamo su Amazon ci sono lavoratori che con la testa e con le mani portano, impacchettano, spediscono, trasportano e ai quali si vuole mettere il braccialetto elettronico di controllo. Non credo che con tutta la tecnologia li si possa sostituire con dei robot, ma credo che con tutta la tecnologia li si possa usare schiavisticamente come dei robot.

Il reddito di cittadinanza c’è in quasi tutta Europa. Si vuole discutere nella sua applicazione? Benissimo, ma non si neghi il problema del lavoro, del reddito e dell’occupazione, lasciando intendere che si fa il gioco del nemico. Negarlo è come dire che il lavoratore non deve lavorare perché lavorando aiuta il padrone a fare profitto. Lo aiuta in questo se, diventato imprenditore di se stesso, lavora a 5-10 euro l’ora e si fa carico pure dell’assicurazione. Una cosa è lottare per riappropriarsi del lavoro e della sua qualità, altra cosa è rifiutarlo. E’ nella chiave della riappropriazione del lavoro che è ancora valido, a mio parere, il vecchio slogan ‘lavorare meno, lavorare tutti’, così come la gratuità della formazione scolastica e universitaria.

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One Response to I 5Stelle e l’arroganza di chi critica le loro proposte

  1. Giuseppe Sodano Rispondi

    21/03/2018 a 8:42

    Gentile Prof. Iacono,
    leggo con interesse il suo post e mi preme far notare una cosa di esso senza entrare nel merito più ampio dei suoi contenuti, sui quali sono in parte d’accordo.
    Lei scrive che “il reddito di cittadinanza c’è quasi in tutta Europa”. Purtroppo e tuttavia tale affermazione non corrisponde al vero e, onestamente, mi stupisco che possa essere riprodotta su una testata che leggo frequentemente, specie da un accademico.
    Il “reddito di cittadinanza” o c.d. “reddito di base” è un reddito che viene erogato da uno Stato ai suoi cittadini incondizionatamente per la sola appartenenza a quella determinata nazione. INCONDIZIONATAMENTE vuol dire, come ben capirà, che tale reddito è erogato a prescindere da qualsiasi condizione reddituale o fattuale.
    Esso non esiste che in Alaska (e non ci sono esempi in Europa, se non per un minimo periodo sperimentale in Islanda, oggi concluso) ed è dovuto allo share che lo Stato riconosce ai suoi cittadini per le estrazioni petrolifere e si aggira intorno ai 3.000 dollari ANNUI.
    Quindi affermare che il reddito di cittadinanza c’è in quasi tutta Europa mi pare quantomeno fuorviante.
    Ma la verità è ancora un’altra: ciò che i CinqueStelle hanno proposto NON è un reddito di cittadinanza, ma un sussidio per soggetti disoccupati in attesa di prima occupazione o di rioccupazione.
    Si tratta, quindi, di un tipo di proposta che in realtà si inserisce in un lungo solco di misure di welfare già da moltissimo esistenti in Italia, partendo dalla Cassa Integrazione a finire al Reddito di Inclusione di recente approvazione. Misure, queste sì, presenti praticamente in tutta Europa.
    Ciò che, quindi, è arrogante, se proprio dobbiamo dirla tutta, è proprio la proposta elettorale finora avanzata: non nei suoi contenuti, che in quanto mirata a contrastare la povertà, è nobile negli intenti e negli obiettivi.
    Ciò che, personalmente, trovo arrogante è proprio la “frode delle etichette” utilizzata nella campagna elettorale (ma anche prima) da un partito che, proprio nella sua proposta chiave, si mostra più attento alla demagogia che ai contenuti concreti.
    E non mi si dica che ne faccio una questione meramente “nominativa” perché se “nomina sunt consequentia rerum” la scelta di chiamare qualcosa con un determinato nome, in una società in cui la comunicazione è “di massa” ed estremamente sintetica, ha un suo perché.
    E questo perché è l’appropriarsi di una terminologia accattivante, proditoriamente portata avanti come migliore rispetto ad altre terminologie: quindi ciò che è “di cittadinanza” va bene, ciò che, ad esempio, è “di inclusione”, seppur simile nei contenuti reali, è sbagliato perché non proposto dai sacri vaticinatori della verità.
    Ed è così, partendo dalla falsa etichettatura, che si giunge poi ad affermazioni prive di riscontro reale relativamente alla presenza del reddito di cittadinanza in tutta Europa, perché volontariamente (non da Lei professore) si confondono “fischi per fiaschi”.
    Se si partisse invece da basi di confronto serio, su dati fattuali autentici credo che si potrebbero iniziare percorsi programmatici altrettanto autentici (si potrebbe, ad esempio, discutere se un tale reddito potrebbe causare in Italia la c.d. “trappola della povertà” e se i rimedi contenuti nel d.d.l. depositato al Senato sono rimedi efficaci o meno e come coniugarli con una evasione fiscale elevatissima e, comunque, su come applicarla ai liberi professionisti). Ma se non si inizia ad affrontare il problema con questa onestà intellettuale allora, secondo me, non si andrà da nessuna parte.

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