“Racalmuto realtà positiva che l’Italia deve conoscere”

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L’intervento di Vittorio Sgarbi, nuovo assessore regionale ai Beni culturali, ieri in visita a Racalmuto, tappa della “Strada degli Scrittori”.

Riflettori accesi ieri su Racalmuto. Attorno alla memoria di Leonardo Sciascia il Governo della Regione ha voluto trascorrere una giornata tra i sentieri del paese che novantasette anni fa ha dato i natali al grande scrittore.

Gli assessori Vittorio Sgarbi, Mimmo Turano, Sandro Pappalardo e Mariella Ippolito si sono ritrovati laggiù, all’imbocco della lunga galleria bianca di salgemma, assieme al sindaco Emilio Messana, assessori e consiglieri comunali, al giornalista Felice Cavallaro, componente del Cda della Fondazione Sciascia e ideatore del progetto la “Strada degli scrittori”, che ha invitato i quattro assessori per far conoscere loro alcune tappe della “Strada degli scrittori”. A fare da guida  Monica Morgante, figlia dell’avvocato Francesco Morgante, patron dell’Italkali e Gigi Scibetta, direttore dello Stabilimento di Racalmuto.

Poi omaggio alla tomba di Leonardo Sciascia e Maria Andronico, al cimitero comunale.

“La nostra vita – ha detto Sgarbi citando Sciascia – è un sogno fatto in Sicilia”.

Accompagnato dalla Soprintendente Gabriella Costantino, l’assessore ai beni culturali della Regione ha visitato l’antica chiesa di Santa Maria di Gesù, accanto al cimitero, di proprietà del Ministero dell’Interno. Pare che in quella chiesa sia stato sepolto il pittore Pietro D’Asaro, il “Monoculus Racalmutensis”, amato dallo stesso Sgarbi che già in altre occasioni ha avuto modo di apprezzare, a Racalmuto, le tele del grande pittore del Seicento.

Il tema delle miniere ha fatto eco al teatro Regina Margherita grazie alle parole e alle note del brano “Deci, cientu citaleni” di Piero Carbone e Domenico Mannella e alle voci del coro “Terzo Millennio” e del giovane tenore Lillo Bellomo.

Conferenza stampa poi alla Fondazione Sciascia dove Sgarbi ha detto la sua su Sciascia, sui professionisti dell’antimafia, su Racalmuto e le sue miniere.

La Sicilia fa ignorare al mondo d’avere la prima miniera d’Italia – ha detto – fa ignorare al mondo di avere i più bei siti archeologici, ma fa sapere al mondo che c’è il capo dei capi. Non mi piace. Sono contro questa pubblicità che l’antimafia continuamente fa. Non lo accetto”.

“Chi governa la Sicilia – ha proseguito Sgarbi – non si faccia intimidire da una forma di retorica, di demagogia che vuol far pensare che l’unica cosa esportabile e potente della Sicilia è la mafia. Non è più così, la violenza che la mafia ha portato alla Sicilia merita una risposta altrettanto forte e determinata, Sciascia lo diceva a Pertini. Oggi c’è una Sicilia nuova”. 

“Ho reagito – ha sottolineato il nuovo assessore regionale ai Beni culturali– contro i professionisti dell’antimafia, formula di Sciascia, quando non si è avuta la forza di dire che un uomo malato, un vegetale, non può andare all’ospedale sia Dell’Utri, sia Riina. Dire che Riina era pericoloso da malato significa dire che lo Stato è più debole del mafioso. Io non consento ad un mafioso di essere più forte della mia pietà e questo lo avrebbe capito Sciascia. Non lo ha capito qualche magistrato. Lo Stato è più forte della mafia.

“Oggi, la realtà di Racalmuto, con la miniera, con la Fondazione Sciascia, è – ha ancora detto Sgarbi – un valore positivo che l’Italia deve conoscere e l’Italia deve conoscere valori positivi, combattendo il male, ma non dando al male una dimensione diversa da quella che ha, facendo diventare vittima persone innocenti. Questo è quello che volevo dire a Sciascia sulla sua tomba, non l’ho detto con una corona di fiori, pregando il nostro Dio, se c’è e se ci guarda, ma posso dirlo a voi uomini: fatevi rispettare. I siciliani devono essere come gli emiliani, come i lombardi, come i veneziani. Non possono essere figli di un Dio minore, per cui se c’è un mafioso a Racalmuto si scioglie un Comune, se c’è a Milano il Comune non si scioglie. Non potevo sapere, ma oggi l’ho appreso, che le miniere di Racalmuto fossero importanti almeno come il pensiero di Sciascia perché sono un elemento positivo di produzione che s’è riscattato dalla condizione di miseria, povertà e sofferenza che le miniere rappresentano nella nostra idea. Le miniere sono un luogo di felicità. Questa di Racalmuto è la prima miniera d’Italia, da qua parte tutto il sale che mangiamo. Sono socio, da molti anni, del circolo dei Zolfatai e Salinari, ma per un riferimento letterario, ma non potevo immaginare che qui l’economia fosse perfino più forte della letteratura”.

Guarda Foto Gallery (foto di Pietro Tulumello e Federico Picone)

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