Di Magda, badante rumena

|




Storie dei nostri tempi.

Il rapporto fra immigrazione e incremento della criminalità costituisce, quasi giornalmente, sui media, oggetto di discussione e di accese polemiche. Nel “X Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa” (Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, 2017) emerge che per gli italiani i tre principali problemi da affrontare sono: Temi economici (43,9%), Inefficienza e corruzione politica (19,2%) e Immigrazione (11,7%). Nello stesso rapporto il 38,9% degli italiani è convinto che gli immigrati sono un pericolo per l’ordine pubblico e l’insicurezza delle persone e il 35,6% che gli immigrati costituiscono una minaccia per l’occupazione.

Ciò a fronte di quanto rilevato dalla Fondazione Moressa, la quale confrontando le spese pubbliche sostenute per gli immigrati (14,7 miliardi) e gli introiti da loro assicurati all’erario (16,9 miliardi), rileva un beneficio per l’Italia di 2,2 miliardi di euro (“Immigrazione e presenza straniera in Italia”, Rapporto realizzato per l’Oecd Expert Group on Migration da IDOS).

Ma a prescindere dai dati statistici, che sono utili per comprendere i fenomeni, vi sono altri aspetti che aiutano a capire, ciò che spesso sfugge alla statistica.

Francesco era un quarantenne professore di lettere. Viveva con la madre, ormai anziana e bisognosa di cure, ma autosufficiente. Essendole molto legato, l’assisteva, rinunciando ad ogni altro tipo di vita privata e fin quando, a causa di un ictus, la mamma rimase paralizzata e costretta a stare definitivamente a letto. A quel punto Francesco, nonostante gli dispiacesse molto, ebbe la necessità di ricorrere ad un aiuto, a qualcuna che assistesse la madre almeno nel periodo in cui, per motivi di lavoro, doveva stare a scuola.

Ormai da qualche anno nel suo paese si era avviata la consuetudine che donne migrate, prevalentemente di origine rumena o polacca, a causa delle difficili condizioni economiche dei Paesi di provenienza, venivano a svolgere attività di assistenza domiciliare agli anziani, a fronte di un compenso mensile e dell’ospitalità nella stessa casa della persona da assistere.

Dopo più di venti giorni di affannosa ricerca, la cugina di Francesco riuscì a trovare una rumena disposta ad assistere la madre per l’intera giornata, tranne un giorno settimanale libero, secondo le consuetudini che caratterizzavano il cosiddetto lavoro delle “Badanti”.

Quando Magda si presentò a Francesco non passò inosservata, anche se lui, per sua natura, avendo subito una cocente delusione amorosa in gioventù, aveva mantenuto nei confronti delle donne una sorta di distaccato riserbo che non lo aveva mai più portato ad avere una relazione. Cosa che non gli pesava molto in considerazione degli impegni lavorativi e degli interessi culturali che coltivava: le buone letture e la musica jazz, della quale era un raffinatissimo cultore.

Alta, magra, dai bei lineamenti tipici delle ragazze dell’Est, con grandi e splendidi occhi verdi e capelli biondi ondulati, Magda era decisamente una bella trentaquattrenne.

Essendo anche una donna intelligente e capace, in poco tempo, prese le redini della casa provvedendo ad ogni incombenza nel curare la signora Maria con una dedizione e affettuosità, per certi versi, paragonabili a quelli di una figlia.

Francesco, osservando i modi di fare e la discrezionalità di Magda, pian piano, si era abituato alla sua presenza apprezzando quella bella ragazza della quale non sapeva nulla sulla sua vita.

Passarono alcuni mesi e ormai in casa Integrato si era consolidata una routine di vita che, nonostante la malattia della madre, era abbastanza serena e nella quale Francesco cominciava a gustare il piacere della presenza di Magda e i suoi modi delicati e attenti di badare anche a lui, oltre che alla madre.

Una sera, mentre cenavano assieme, come ormai avveniva da circa un mese, Francesco decise di porre a Magda una domanda che da tempo desiderava farle “Magda, scusa la mia curiosità, ma mi farebbe piacere sapere qualcosa sulla tua vita?”

A tale domanda, i grandi occhi di Magda si riempirono di un velo di tristezza e dopo che il suo sguardo, per un momento, si perse in una sorta di punto infinito, rispose categorica “Preferirei non parlare della mia vita in Romania”.

Passarono altri mesi e le condizioni di salute della madre di Francesco cominciarono a peggiorare. Magda faceva del suo meglio, ma la natura della malattia inevitabilmente volgeva verso il suo tragico decorso.

Un pomeriggio Magda portò il thè a Francesco che era chiuso nel suo studio a correggere i compiti dei suoi alunni. Contrariamente alle altre volte Magda non andò via subito, ma si sedette nella poltroncina posta davanti alla scrivania e, dopo aver poggiato su essa la mano destra, iniziò a raccontare.

“Quando vivevo in Romania, mio padre era l’uomo più potente della mia città, in quanto era la persona di assoluta fiducia di Ceausescu. Dopo la sua fucilazione, il cosiddetto “Governo Democratico” decise di sedare definitivamente i segni di rivolta e libertà esistenti in Romania e soprattutto di liberarsi definitivamente, in ogni luogo ed in qualsiasi modo, di tutti coloro che avevano avuto rapporti con il “Conducator”In tarda notte arrivarono in sette, entrarono in casa sfondando la porta d’ingresso e con spranghe di ferro iniziarono a distruggere ciò che trovarono. Erano eccitati e visibilmente ubriachi. Mio padre e mio marito, quasi contemporaneamente, scesero dalle camere da letto del primo piano, al soggiorno del piano terra, per capire cosa stava succedendo, mentre io e mia madre li seguimmo ad una certa distanza, anche se loro ci avevano intimato di non muoverci per nessuna ragione. Mio padre ebbe appena il tempo di gridare “Chi siete? Che volete?” e gli si scagliarono addosso come un branco di lupi famelici massacrandolo a colpi di spranga assieme a mio marito, che era andato in aiuto di mio padre. Alle nostre urla, uno di loro, estrasse una pistola e sparò a mia madre e a me. Dopo non so quanto tempo ripresi i sensi, poiché la pallottola che mi aveva colpita di striscio nell’osso parietale della testa, mi aveva fatto soltanto svenire, facendo credere a quei maledetti, a causa del sangue prodotto dalla ferita, che io fossi morta. Resami conto della tragica fine di mio marito e dei miei genitori, comprendendo che in Romania la cosiddetta fase della resa dei conti sarebbe ancora durata per chissà quanto tempo, la stessa notte andai dai miei parenti, spiegai l’accaduto, mi feci dare il massimo che potevano in denaro e l’indomani attraverso l’Ungheria andai, prima, a Graz e poi a Milano. Lì, essendo laureata in medicina, ho lavorato per un paio d’anni in uno studio dentistico, poi sono andata a Roma, dove non riuscendo a trovare lavoro, mi è stato proposto di venire in Sicilia a fare da badante ad una ricca signora anziana che aveva il tumore. In Sicilia, dove ormai vivo da circa sette anni, ho trovato un clima che ho subito amato, provenendo dal freddo del nord della Romania, e persone che, nonostante alcuni difetti, mi sono piaciute poiché voi siciliani siete molto ospitali e, soprattutto, non siete razzisti. Per tali ragioni, oltre che per il bellissimo mare che avete, non avendo ormai più i miei cari ho deciso di rimanere in Sicilia.”

Francesco che fino a quel punto aveva seguito il suo racconto senza interromperla, anche per smorzare la tragicità di quanto ascoltato, domandò “E quali sarebbero per te i difetti di noi siciliani?”

Magda, apprezzando la discrezionalità di Francesco nel non aver chiesto ulteriori approfondimenti personali in merito alla sua tragica vicenda, rispose:

“Vivete in un’isola bellissima, unica al mondo, con un clima straordinario, ricchissima di tradizioni culturali e di monumenti che non valorizzate, inquinate le belle spiagge dove vi fate i bagni, sporcate le strade dove camminate, violate sempre le regole collettive credendo di essere furbi, litigate per cose banali e vi lamentate sempre dei vostri governanti che però rieleggete sempre. Ma il maggiore difetto, che vi accomuna agli altri italiani, è che lavorate tanto, trascurando gli affetti, per guadagnare molto al fine di circondarvi di oggetti di consumo senza i quali si potrebbe vivere bene allo stesso modo. Per causa di questa brutta abitudine, quando i vostri genitori si ammalano, invece di assisterli ed essere felicj di star loro vicino fino alla morte, decidete di affidare le loro cure a gente estranea come noi. Certamente questo non è il tuo caso, ma molti fanno così e, talvolta, lo dico per la mia esperienza milanese, quando vengono a trovare i loro genitori percepisci una sorta di senso di fastidio e, spesso, anche di intolleranza. Se io avessi avuto la fortuna di poter assistere nella vecchiaia i miei genitori sarei stata felice e sono certa che questo è un sentimento diffuso in tutte le mie connazionali”.

A quel pensiero gli occhi di Magda si inumidirono, ma non cedette al pianto. Francesco sentì allora una calda ammirazione verso quella donna che aveva subito tanto straziante dolore e che viveva con grande e discreta dignità. E gli venne spontaneo poggiare la sua mano su quella di Magda che, a seguito di tale gesto, avvertì contemporaneamente sensazioni di comprensione, calore e affetto che ormai non pensava più di poter provare.

Fu per tale ragione che Magda poggiò l’altra sua mano su quella di Francesco e guardandolo intensamente negli occhi permise al suo pianto che gli rigasse il viso.

Foto da Internet

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *