Lo “tsunami” Grillo travolge Agrigento

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Ha vinto il popolo degli arrabbiati. Forte ridimensionamento del PDL. La disfatta di Futuro e Libertà, SEL e Italia dei Valori. Il ciclone Firetto.
Non tornano all’ARS Bosco, Di Benedetto e Gentile.Tra gli eletti una donna, Margherita La Rocca Ruvolo dell’UDC.

Beppe GrilloLo “tsunami” Grillo travolge anche Agrigento, in queste elezioni regionali, producendo sonore bocciature e molte ridimensionate conferme. Il risultato del 15% del candidato Giancarlo Cancelleri è quasi in linea con il dato regionale e non può essere sottovalutato. Anche in provincia di Agrigento, pur essendo stata considerata, finora, dominio dei cosiddetti moderati, il distacco tra il candidato alla presidenza Nello Musmeci (27,3%) e il nuovo Governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, è di circa cinque punti percentuali, mentre Gianfranco Miccichè totalizza un 18%. La rivoluzione avviata dall’astensione e dal voto di protesta ha fatto sparire i grandi numeri e le preponderanti affermazioni di un tempo, determinate dal cosiddetto bipolarismo.

Il Pdl di Angelino Alfano tocca il 14%, l’Udc si assicura un 12 % grazie all’exploit di Lillo Firetto e il Pd, che si attesta al 10,8% può raggiungere quota 18, con la lista Crocetta Presidente. L’Mpa tiene con un 9,2%, così come Cantiere popolare (8,6%); timida l’affermazione di Grande Sud con il 7,4%. Il Movimento Cinque Stelle ha la forza straripante di erodere voti fino a raggiungere l’11,5%, piazzandosi ai livelli dei partiti tradizionali.

Lillo Firetto

Lillo Firetto

Lillo Firetto con undicimila preferenze sbaraglia tutti i competitor. Il sindaco di Porto Empedocle, alla sua prima competizione regionale, ha ottenuto un risultato che avrà un peso rilevante nell’alleanza intessuta dall’Udc con Pd, Api e Psi per eleggere Crocetta. Gli agrigentini, se da una parte hanno votato per protesta i Grillini, hanno deciso dall’altra di confermare gran parte degli uscenti: Michele Cimino, malgrado un risultato non sorprendente di Grande Sud; così come Giovanni Panepinto, che nel Pd, tuttavia, scalza l’altro uscente Giacomo Di Benedetto, attuale sindaco di Raffadali.

Torna all’Ars anche Roberto Di Mauro, pronto alla sua quarta legislatura; entra all’Assemblea regionale il deputato nazionale del Pdl Vincenzo FontanaVincenzo Fontana, fino all’ultimo sul filo di lana con l’ex An, Giancarlo Granata; riconfermato anche Salvatore Cascio per Cantiere popolare. Tra i silurati c’è l’uscente Nino Bosco del Pdl, che invero, pur sentendosi blindato nel listino, si è dovuto battere contro Fontana e contro l’europarlamentare Salvatore Iacolino, il quale non è riuscito ad assicurarsi un risultato più convincente. Fuori dall’Ars anche il deputato nazionale Pippo Scalia, che era candidato nella lista Musumeci Presidente, e Luigi Gentile, già deputato e più volte assessore regionale, che, malgrado una buona affermazione personale, ha dovuto fare i conti con lo sbarramento del 5% non raggiunto da Futuro e Libertà. Gli elettori della provincia di Agrigento portano anche un Grillino a Palazzo dei Normanni: Matteo Mangiacavallo. Deludenti tutti i risultati degli altri candidati non eletti, perfino il consenso riscontrato da Giuseppe Gramaglia, promosso nel Pdl dal Patto per il Territorio.

Michele CiminoIl tema che ha dominato per tutta la giornata di ieri è stato innanzitutto uno: ha vinto l’astensionismo. Nella nostra provincia ha votato il 41,34%, in assoluto la percentuale più bassa di tutta la regione. Se al dato complessivo dell’astensione, che supera in Sicilia il 50 per cento, sommiamo il clamoroso, seppur atteso, successo dei Grillini e le schede bianche o nulle, possiamo semplicemente affermare che a vincere è il popolo degli arrabbiati. Un altro elemento fondamentale di questa consultazione è che l’astensione, contrariamente a tutte le previsioni, non sembra esser andata a vantaggio dei partiti tradizionali, sostenuti dai rispettivi apparati. Né può affermarsi che il voto dei Grillini abbia eroso significativamente il voto dell’astensionismo.


Salvatore CascioSe da un lato il dato dell’astensione è aumentato considerevolmente rispetto al 44% preventivato prima del voto, è pur vero che c’è una notevole parte di persone, che fino al 2008 avevano sostenuto i partiti tradizionali, che hanno scelto di optare per il voto di protesta. Ben altro che qualunquismo o opportunismo. Sulle valutazioni circa i voltagabbana, certo la politica ci ha dato ben più alti esempi: ma a parte tale considerazioni, è difficile concordare con chi polemizza contro i pentiti della politica tradizionale. Probabilmente, dietro questo voto di protesta c’è una maturazione di alcuni anni, che ha indotto moltissimi ad una scelta di provocazione e di rabbia, di stanchezza nei confronti di chi ha tradito più volte il voto, sia con alleanze a tempo, sia con un atteggiamento di distacco totale dai reali problemi della gente. Tra chi ha votato Grillo, insomma, non ci sono solo coloro che avevano deciso in partenza di astenersi, ma anche chi ha deciso di dismettere il ruolo passivo di schiavo-pedina, votando, pur in assenza di programmi, persone anche sconosciute, ma certamente incensurate e non indagate che hanno acceso una miccia contagiosa a livello nazionale contro i professionisti della politica.

Giovanni PanepintoChe cosa cambierà da questo momento? Poco. Potrebbe già essere sufficiente a lanciare un segnale di stanchezza, di disgusto nei confronti di chi amministra, di forte preoccupazione per il futuro, di bisogno di dare una lezione a chi ha male interpretato il valore della parola “servizio”. Non sarà un nuovo presidente a cambiare la Sicilia, poiché dovrà essere sostenuto da alleanze suscettibili di disgregamento.

Alla chiusura di questa pagina siciliana si apre un’altra competizione elettorale, che è quella nazionale. In modo quasi automatico a poche ore dal voto si darà com’è molto probabile il via a una campagna acquisti di deputati, che vedremo ancora una volta tradire l’elettorato per transitare da una compagine all’altra, specie per effetto del prevedibile spappolamento del Pdl.


Roberto Di MauroIn seno all’Ars si preannunciano sin da adesso migrazioni da un gruppo all’altro da realizzare al momento opportuno. La speranza riposta dal voto dei siciliani è che malgrado tutti gli inciuci futuri si possa riuscire a garantire una forma di governo in grado di cominciare a dare qualche risposta con l’onestà necessaria per mostrare un seppur minimo interesse nei confronti di ciò che è e dovrebbe essere la politica come servizio. Possiamo essere moderatamente pessimisti? Il bilancio regionale è a rischio dissesto. Il miracolo è atteso dal Governo nazionale. Il dopo Monti si preannuncia tempestoso.

Margherita La Rocca RuvoloQuali garanzie per un popolo e un territorio come quello siciliano già fortemente provato dalla crisi? Tra gli altri elementi, francamente meno rilevanti, perché già preannunciati dalle cronache politiche, c’è la totale disfatta di Futuro e Libertà, di Sel, di Italia dei Valori, e di altri partiti minori, il forte ridimensionamento del Pdl, la sopravvivenza degli altri partiti che avevano governato con Raffaele Lombardo, l’affermazione con largo margine di Rosario Crocetta sul candidato della Destra.



Matteo MangiacavalloInfine, Angelino Alfano, come dice Berlusconi, mostra ancora una volta di non conoscere la pancia della gente e – aggiungerei – “mostra di non volersene preoccupare”: ha commesso un errore di valutazione ed è stato vittima dei suoi alleati di un tempo. Gli ordini di scuderia di un politico navigato come Gianfranco Miccichè hanno distratto tanti di quei voti nei confronti di Crocetta da garantirsi un “posto in paradiso” e l’affossamento politico di un segretario nazionale su cui alcuni esponenti pidiellini stanno contando da tempo.

Insomma, mentre una parte della Sicilia festeggia, Alfano dovrà essere pronto a fare i conti con una nuova prospettiva che non vede, forse, nemmeno il salvagente delle primarie a cui aggrapparsi. Oppure potrebbe trovare favorevole una quasi totale disfatta e addossare gran parte delle responsabilità al suo leader Berlusconi. “Risultato straordinario” ha commentato Angelino dopo il voto. Una dichiarazione poco vicina alla realtà dei fatti.

Anna Maria Scicolone

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