“Le donne non perdono il filo”

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Narrazioni, trame, saperi: per un giorno, a “Naxos Legge”, si accendono i riflettori su molte storie di donne dimenticate.

La maestra di Kabul

La maestra di Kabul

Alle donne e ai loro saperi è stata dedicata un’intera sezione del Naxos Legge: festival della cultura, delle narrazioni, non soltanto dei libri già scritti, ma anche delle trame che potrebbero nascere.

In apertura Monica Triglia, vice direttrice di “Donna Moderna”, con “L’altra faccia della terra”. Il libro racconta le storie delle donne che non hanno alcun diritto in Pakistan, in Malawi, in Guatemala, ad Haiti… e, al contempo, la storia delle operatrici di “Medici senza Frontiere” che lottano per ridare loro un po’ di dignità. Operatrici testimoni della durezza delle sofferenze femminili che tentano di alleviare oltre che con le cure anche con carezze e sorrisi. Per chi legge è quasi un viaggio verso l’inferno, ma da queste fiamme che sicuramente bruciano e stordiscono il lettore, si rinasce come in una nuova vita, con la consapevolezza di avere avuto la fortuna di essere nate nella parte “giusta” del mondo.

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A seguire l’antropologa Marilena Maffei con il suo “Donne di mare”, un volume sulle donne pescatrici delle isole Eolie che fino alla prima metà del Novecento hanno sfidato il mare come gli uomini, ma di cui non è rimasta traccia nè memoria. Marilena ha raccolto con cura e pazienza queste storie facendo sì che non venissero dimenticate per sempre.

La scrittrice Marinella Fiume, autrice tra l’altro del libro “Di madre in figlia”, ha messo in evidenza come tutti i “saperi” delle donne si tramutano in opportunità per permettere loro di uscire dalla marginalità in cui un tempo erano confinate. Questi saperi erano quasi sempre racchiusi nei gesti, nella tessitura, nel ricamo, nel cucinare i cibi, nella conoscenza delle erbe che erano idonee a guarire. Mentre gli uomini venivano educati alla parola, al discorso, all’oratoria, al genere femminile era quasi sempre negata l’istruzione, quindi l’unica loro possibilità espressiva era racchiusa nel gesto, nel saper fare.

E da queste considerazioni scaturisce la proposta fatta al CUNES (Coordinamento Comuni Unesco Sicilia) di inserire le pratiche, le espressioni, le conoscenze ed i saperi delle donne nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.

Dalla Sicilia si è passati all’Afghanistan con la presentazione del libro “La maestra di Kabul” di Selene Biffi, a cui è stato inoltre consegnato il premio “La Tela di Penelope”.

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La rassegna si è conclusa con la proiezione di un documentario sull’archeologa lituana Marija Gimbutas, anche lei donna dimenticata, che ha studiato e dimostrato con ritrovamenti archeologici la presenza delle Dee nella religione del passato, quando vigeva il matriarcato e quando tutto era dominato dal “femminile”. Quando non c’erano tracce di guerre e combattimenti, si viveva in pace e tutti intuivano e rispettavano la “sacralità” della Madre Terra . Marija Gimbutas fornì una nuova teoria interpretativa sulla nascita della cultura occidentale, delineando una diversa mappa dell’Europa antica. Sfidò coraggiosamente le teorie ufficiali sulla preistoria, ebbe anche in vita molte onorificenze, ma dopo il 1994, anno della sua morte, anche su di lei è calato il sipario.

Narrazioni, trame, saperi, storie delle donne: per un giorno tutti insieme sotto i riflettori di Naxos Legge.

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Fulvia Toscano, direttrice artistica del Festival, Maria Pia Lucà, presidente dell’associazione “L’altra metà” di Taormina, le operatrici di “Medici senza Frontiere” di Palermo, Maria Cutri che ha salvato gli antichi telai di San Marco d’Alunzio, la giornalista della “Gazzetta del Sud” Anna Mallamo, Floriana Coppoletta del CUNES, l’archeologa Clara Martinelli, la giornalista di “Noi donne” Mirella Mascellino, la creatrice di “Posto Occupato” Maria Andaloro: tutte insieme hanno contribuito a tessere a Giardini Naxos la “Tela di Penelope” per le donne di ogni angolo del mondo.

Nelle foto alcuni momenti del Festival.

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