L’appello disperato di un uomo ombra

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STORIE DAL CARCERE. Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo, impegnato nella battaglia contro il “fine pena mai”, incontra in carcere Carmelo Sardo. E gli consegna una lettera per Nicola Gratteri, magistrato calabrese antimafia, autore di una serie di proposte contro la criminalità organizzata

Avevo sentito parlare di lui. Avevo letto i suoi libri, la sua storia.  Sapevo che se l’era a preso a cuore uno come Umberto Veronesi, uno dei massimi scienziati che abbiamo. E finalmente l’ho conosciuto. Ma devo confessare che quando mi si è presentato davanti mi ha un po’ spiazzato. Le foto che avevo visto di lui dicevano poco. Me lo immaginavo diverso. Non so come dire, ma quando mi ha stretto la mano allargando la bocca in un sorriso lieve e dolce, ho avuto la sensazione forte e netta di avere di fronte semplicemente un padre di famiglia. Uno di quelli a cui affideresti la figlia piccola per assentarti una sera. Ha gli occhi buoni, la faccia pulita, e il tono della voce delicato.

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A vederlo e a sentirlo oggi, si fa fatica a credere che quest’uomo sia stato un criminale, un assassino. Sarà vero quello che sostiene lo stesso Veronesi, che le cellule dell’uomo si rigenerano, e dopo dieci anni non siamo più quelli di prima. Ma nel caso di Carmelo Musumeci il miracolo è doppio: lui non è soltanto cambiato e recuperato, è anche e soprattutto uno che si sta battendo per dimostrare alle istituzioni che anche chi sbaglia e paga cambia e ha diritto a ritornare nella società tutti coloro che come lui sono stati condannati a quello che nei giorni scorsi Papa Francesco ha definito “una pena di morte coperta, nascosta”: l’ergastolo. Nel suo caso l’ergastolo ostativo, quello che non prevede sconti, benefici, permessi: niente, se non la mesta certezza che dalla sua cella uscirà solo dentro una bara.

Ci siamo conosciuti nel carcere di Padova dov’è rinchiuso, in occasione della presentazione di “Malerba” il libro che ho scritto con Giuseppe Grassonelli, ergastolano ostativo come Musumeci. Mi ha invitato Ornella Favero, donna capace e determinata, che insieme ad altri fa opera di volontariato tangibile e concreta a favore dei detenuti che tentano il recupero.

E una prova tangibile è proprio qui, al carcere “Due palazzi” di Padova dove hanno creato una redazione che edita la rivista “Ristretti orizzonti” a cui collaborano diversi detenuti, quasi tutti ergastolani, molti di questi ostativi. La discussione attorno ai temi affrontati nel memoir “Malerba” è stata ampia e istruttiva. Gli interventi dei detenuti numerosi e competenti. Tanto che a un certo punto, senza sbarre e senza celle a ricordarmelo, ho dimenticato di trovarmi dentro a un carcere, e piuttosto sembravamo in un’aula durante un convegno pubblico.

Carmelo Musumeci

Carmelo Musumeci

Ognuno ha ripercorso la propria storia, il proprio personale recupero, ma tutti infine si sono appesi all’ineluttabilità del loro destino e alla necessità di sensibilizzare la classe politica affinché anche il nostro paese si allinei con la stragrande maggioranza dei paesi europei che in tema di carcere e di detenzione si muovono in territori e ambiti ben più degni e civili del nostro. Ho apprezzato tutti gli interventi, su alcuni non ero d’accordo, ma li ho rispettati. Alla fine lui, Carmelo Musumeci, ha detto una cosa che mi ha colpito. Ha detto che con sole sei ore a disposizione al mese per i colloqui, ricevere la visita della figlia in quelle condizioni, è uno strazio per entrambi. Tanto che se le cose non cambiano, la pregherà di non andare più a trovarlo.

Gli ho chiesto cosa dovrebbe cambiare. Mi ha risposto consegnandomi una lettera. Una lettera aperta indirizzata al procuratore Nicola Gratteri che definisce il ministro ombra per la giustizia del governo Renzi. Ho letto attentamente la lettera. Potete leggerla anche voi, qui di seguito, e ciascuno sarà libero di farsi l’idea che vuole. Chi volesse saperne di più o aderire alla raccolta firme lanciata su questi temi, faccia un salto sul sito www.ristretti.it.

 

LA LETTERA APERTA DI CARMELO MUSUMECI

Un Uomo Ombra scrive al “Ministro Ombra” della Giustizia Nicola Gratteri .
Colgo l’occasione della visita del giornalista del Tg5 e scrittore Carmelo Sardo nella redazione di “Ristretti Orizzonti” per la presentazione del suo libro “Malerba” (Mondadori) scritto con l’ergastolano Giuseppe Grassonelli per rendere pubblica questa lettera indirizzata al giudice dell’ antimafia Nicola Gratteri.

Nicola Gratteri

Nicola Gratteri

Dottor Gratteri, in questi ultimi giorni si parla e si scrive molto di lei e delle sue proposte di riformare la giustizia. Le “malelingue” parlano di lei come del Ministro ombra della giustizia e della sua riforma “Torquemada”. E non le nascondo che sono rimasto colpito da una sua dichiarazione che ho letto sul Corriere della Sera del 17 ottobre 2014: “Eppure mi sento libero, quando curo il mio pezzo di terra nei fine settimana, quando vado nelle scuole a spiegare ai ragazzi perché non devono cedere alla cultura mafiosa” perché anch’io mi sento libero quando davanti ai ragazzi del progetto “Scuola-Carcere” dico che la legalità prima di pretenderla bisogna darla. E spiego che il carcere dovrebbe servire a tirare fuori tutto quello che c’è di buono di una persona, invece in Italia purtroppo tira fuori il peggio dei prigionieri e dei loro guardiani.

Dottor Gratteri, è difficile e sfido chiunque a farlo, educare qualcuno alla legalità attraverso la sofferenza fine a se stessa. L’esperienza personale e quella dei miei compagni m’insegna che la pena del carcere in Italia spesso educa alla delinquenza e alla violenza. Sono fortemente convinto che per educare le persone alla legalità e al rispetto delle regole è necessario che anche la nostra Costituzione sia rispettata nelle nostre Patrie galere. E purtroppo in molti casi questo non accade.

Carcere di Padova Da sinistra Carmelo Musumeci, Ornella Favaro, Carmelo Sardo

Carcere di Padova.Da sinistra Carmelo Musumeci, Ornella Favero, Carmelo Sardo

Dottor Gratteri, mi scusi mi stavo dimenticando di presentarmi, sono un “uomo ombra”, cosi si chiamano fra di loro in Italia gli ergastolani ostativi a qualsiasi beneficio penitenziario, che fa parte della redazione di “Ristretti Orizzonti” nel carcere di Padova. Sono per legge un “cattivo e colpevole per sempre” destinato a morire in carcere se al mio posto in cella non ci metto qualcun altro, perché sono condannato alla “Pena di Morte Viva”.

Come lei ben sa in Italia c’è una legge per gli ergastolani che prevede che se non parli e non fai condannare qualcun altro al tuo posto, la tua pena non finirà mai. Questa condanna è peggiore, più dolorosa e più lunga, della pena di morte, perché è una pena di morte al rallentatore, che ti ammazza lasciandoti vivo, ma non le scrivo per lamentarmi di questo perché come lei m’insegna si può essere liberi anche quando non lo sei.

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Il tempo in cella

Vorrei solo farle qualche domanda sull’affettività in carcere.

La redazione di “Ristretti Orizzonti” ha lanciato la campagna per “liberalizzare” le telefonate e consentire i colloqui riservati delle persone detenute con i propri famigliari, come già avviene in molti Paesi. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, la nostra classe politica e il mondo cattolico il primo di dicembre 2014 nel carcere di Padova ci sarà un seminario sull’argomento. E colgo l’occasione, a nome della redazione, per invitarla ad esserci e a intervenire. E se proprio non può venire le saremmo proprio grati se ci rispondesse pubblicamente a queste tre domande:

1) Non pensa che sia importante introdurre finalmente per le persone detenute la possibilità di avere dei colloqui con un po’ di intimità con le loro famiglie?

2) È d’accordo che la privazione e la restrizione degli affetti familiari in carcere può solo peggiorare le persone detenute?

3) Quali sono le sue osservazioni e conclusioni sul divieto di qualsiasi tipo di intimità con i propri cari che c’è nelle carceri italiane? Non pensa che serva un po’ di coraggio per riconoscere alle persone detenute il diritto di amare, che noi pensiamo voglia dire anche poter fare all’amore in spazi adeguati e protetti con la propria compagna?

Grazie della sua eventuale presenza o del suo contributo scritto.

Carmelo Musumeci, Carcere di Padova, ottobre 2014

 

 

 

 

 

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One Response to L’appello disperato di un uomo ombra

  1. Gaspareagnello Rispondi

    3 novembre 2014 a 22:33

    La costitizione italiana prevede che la pena non deve avere solamente valore punitivo ma deve servirfe a riabilitare il condannato. Quindi se si parla di riabilitazione e di redenzione si presume che la persona che si riabilità deve potere avere la speranza di ricostruirsi una nuoiva vita. In base a questa norma costituzionale, a mio avviso, l’ergastolo è incostituzionale. E poi l’Italia cattolica sa benissimo che Cristio è morto e poi è risorto. Se un morto può risorgere come mai, dopo una espiaazione lunga più di 20 anni, l’UOMO cambiato, non dee avere la speranza di ricostruirsi una nuova vita?
    Il Papa ha detto che l’ergastolo è una pena di morte camuffata e io dico che è peggiore della pena di morte. La posizione del Papa non ha trovato molta risonanza nei partiti politici e nell’opinione pubblica e questo mi fa pensare che il cattolicesimo degli italiani è “a convenienza”. Gli italiani vogliono l’ergastolo anche quello ostativo,sono contro gli immigrati e piu magari la domenica vanno a prendere la comunione.
    Occorre fare una dura battaglia contro l’ergastolo perchè ogni uomo deve potere sperare e ogni uomo ha diritto alla sua resurrezione, se ne esistono le condizioni.
    Per questo ho aderito al movimento dell’oncologo Veronesi che si batte per l’abolizione dell’ergastolo.

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