La corruzione dilaga, l’Italia non s’è desta

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Le regole ci sono, ma fino a quando controllati e controllori si mettono d’accordo non ci sarà mai niente da fare.

corruzioneRubano tutti, rubano a mani basse e nessuno che gli chieda di alzarle le mani. Rubano e restano impuniti.

Gian Antonio Stella sul Corriere ha appena fatto i conti che di ladri in galera per corruzione ce ne sarebbero una decina, per il Commissario Cantone al massimo due. Le regole ci sono il problema sono i ladri ha detto il Premier Renzi, si forse, il problema è farle rispettare le regole, se, come osserva il collega Rizzi, controllati e controllori si mettono d’accordo non ci sarà mai niente da fare.

La questione diciamolo chiaro è che con gli appalti si finanzia la politica, si finanzia l’impresa, si finanziano dorate carriere. È tutto un magna magna ironizza Dagospia, moralità così bassa che striscia per terra, un vermicaio di cialtroni che ritornano. Tu li arresti e quelli dopo qualche ora sono già in libertà, tu li condanni, non sempre, e quelli dopo poche settimane sono nei posti che occupavamo prima a corrompere, trafficare, rubare più e meglio di prima.

Questi sono peggio di quelli che ho arrestato per Mani Pulite, mi spiegava giorni fa a Tgcom Antonio Di Pietro. Se non mi danno veri poteri torno in Cassazione aggiunge il commissario Cantone che, invocato come il salvatore della patria, sa benissimo che il rischio vero è di diventare il santino da sventolare nell’insipienza generalizzata. Del resto questo è il paese del Gattopardo che eternamente invoca che tutto cambi per non cambiare nulla.

Ora Renzi promette fuoco e fiamme, l’inferno per i corrotti da mandare fuori a calci in culo dal partito e dal Paese. Ma l’unico che se la ride con un twitt da far crepare dalle risate e Grillo col suo noi vinciamo poi, ma intanto arrestano voi.

Un Paese in mano ai ladri verrebbe da concludere e ci sarebbe pure da ridere, appunto, se la situazione non fosse così grave da far venire voglia di scappare, ma a gambe levate.

 

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