Grotte e Racalmuto insieme, nel nome di Pietro D’Asaro e Padre Puma

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Una mostra delle opere del Monocolo per ricordare la memoria dell’Arciprete di Racalmuto Alfonso Puma, a dieci anni dalla scomparsa. Nelle chiese dei due paesi vi sono opere di D’Asaro che possono evidenziare le espressioni straordinarie del pittore caravaggesco particolarmente amato da Padre Puma. La proposta di Salvatore Filippo Vitello, Procuratore della Repubblica di Siena.

Leonardo Sciascia e don Alfonso Puma alla mostra di Pietro D’Asaro ( Racalmuto 1984 )

Condivido pienamente il profilo di Padre Alfonso Puma tracciato da Salvatore Picone su questo giornale.

Ho conosciuto padre Puma da sin ragazzo, potevo avere 10 anni. Egli era legato a Grotte per l’amicizia che teneva con l’arciprete di allora, padre Salvatore Agrò, che credo fossero stati insieme vice parroci a Racalmuto, del notissimo ed influente arciprete Mons. Casuccio, altro prete racalmutese, ma con un vasto rilievo credo su tutta la diocesi: sicuramente a Grotte.

Padre Puma aveva un carisma particolare, sapeva farsi voler bene dalla gente comune.

Padre Agrò. (Foto Grotte Info)

Veniva spesso a Grotte ed era stimatissimo nella parrocchia della Madrice, che frequentava maggiormente in occasioni di solenni funzioni religiose e negli incontri con Padre Agrò. L’arciprete Agrò andava spesso a Racalmuto a trovare il suo amico Padre Puma. Nel rapporto tra i due quello che spiccava per autorevolezza e livello culturale era il prete di Racalmuto.

Padre Puma aveva scoperto il valore del pittore di Racalmuto Pietro D’asaro, detto il Monocolo. La sua opera, dai tratti caravaggeschi, fiorisce nel 1600.  Costui, artista raffinato di figure sacre, aveva lavorato anche a Grotte per la chiesa Madre, dedicata in origine alla Madonna Odigitria ( figura di provenienza orientale, venerata in Constantinopoli, presente nella chiesa di siciliani in Roma via del Tritone, dove si conservano opere importanti dell’Isola, tra cui un testo dedicato ai vescovi agrigentini).

Ricordo perfettamente lo stupore dell’altro Arciprete di Grotte, padre Vincenzo Tortorici, quando nel soffitto della  cappella del Rosario (quella dove poi verrà tumulato Padre Vinti) scoprì, sotto una coltre di stucco, degli affreschi che rappresentavano la Pentecoste, riconoscendo immeditamente l’autore in Pietro D’Asaro, che secondo i suoi ragionamenti era colui che aveva allestito quella cappella con i quadri ancora oggi presenti e con altri piccoli affreschi che dovevano comporre i misteri della Morte e della Resurrezione, andati secondo lui dispersi per incuria ed incompetenza.

Senza essere considerato blasfemo e nulla togliere alla provenienza del  Monocolo racalmutese, possiamo aggiungere che Pietro D’Asaro ha espresso la sua arte principalmente nei due paesi (altre opere sono comunque presenti in altri paesi agrigentini ed a Carini), perché evidentemente contigui e con storia ed interessi comuni. Sarebbe molto bello pensare ad una mostra di Pietro D’Asaro che veda i due comuni coinvolti, quali principali luoghi di realizzazioni artistiche del Pittore seicentesco.

Sono certo, per come l’ho conosciuto, che Padre Puma, profondo conoscitore dell’arte, a questa idea risponderebbe con il suo piacevole sorriso ironico e compiaciuto, dedicando le sue migliori energie a tale impresa, che la sua intelligenza avrebbe considerato di valore strategico.

Una simpatica foto di Padre Puma nella piazza di Racalmuto

Padre Puma su un carretto siciliano

Per avere contezza di ciò sarà sufficiente rileggere i suoi scritti, recentemente pubblicati su questo giornale, per cogliere i tratti di una persona e di un prete di fede straordinaria, sensibili ai dolori, alle sofferenze ed agli affanni della sua gente, portato a sostenere le ragioni degli indifesi contro  l’arroganza ed il potere dei notabili, con una grande visione profetica, quella visione che nasce dal profondo amore per l’altro, che egli identificava nella sua gente, e tra la sua gente, credetemi, ne sono sicuro, vi erano anche i sofferenti della vicina Grotte.

Padre Puma aveva un particolare trasporto per l’arte. Apprezzava moltissimo, per esempio, il Prof. Giuseppe Benedetto Napoli, per la sua produzione musicale e per la capacità di questo di suscitare grandi emozioni nelle solennità liturgiche animate dalla sua direzione.

Tra la Madrice di Racalmuto e quella di Grotte vi era uno straordinario rapporto di amicizia è una vera e propria affinità pastorale.

Salvatore Filippo Vitello

Io, Antonio Carlisi, Calogero Patanella, Franco Tirone, Filippo Costanza, allora ragazzi, fummo cooptati da Padre Puma per comporre una giuria di un piccolo festival di canzoni, che si teneva nell’oratorio di Racalmuto. Allora aveva un gran seguito l’orchestra di fisarmoniche diretta dal maestro Macaluso  di Racalmuto, della quale facevano parte i grottesi Linda e Rino La Mendola. Era una bella orchestrina che animava le feste, sopratutto parrocchiali di Racalmuto e Grotte, e queste erano occasioni di incontro con Padre Puma e la sua comunità.

Insomma, Padre Puma era l’arciprete di Racalmuto ma faceva sentire la sua presenza anche a Grotte, avendo avuto anche un ruolo di responsabilità sulle parrocchie di Grotte, perché era Vicario Foraneo, ossia rappresentante del vescovo, per i due paesi.

Come si può ricordare la sua memoria? Organizzando una mostra su Pietro D’Asaro certamente, nella quale Grotte e Racalmuto, possano evidenziare le espressioni straordinarie del pittore caravaggesco, ma anche indicando l’arciprete di Racalmuto, quale primo parroco ante litteram di Regalpetra, con le testimonianze dei grottesi e racalmutesi che l’hanno conosciuto, a ricordo e memoria per le nuove generazioni.

Mi scuso per la mia audacia storica e con coloro che potranno pensare che la memoria di Padre Puma possa essere utilizzata per la causa dell’Unione dei due comuni, già da me ( e da altri) sostenuta. Ma sono del tutto sincero nel credere e nel sentire Padre Puma, l’arciprete di Racalmuto, come prete anche dei grottesi, tanti sono stati quelli di Grotte, come me, che l’hanno conosciuto, apprezzato e voluto bene.

Pietro D’Asaro, autoritratto

Ritengo che una tale iniziativa sia importante per dare risalto alle due comunità, al di là dei campalinismi di maniera, perché si darebbe vita ad un evento di enorme valore artistico e mediatico (con le dovute differenze penso alla mostra delle opere del Lorenzetti a Siena, inaugurata dal Presidente della Repubblica), che potrebbe essere inaugurata da alte personalità del mondo istituzionale e di quello cattolico e che dovrebbe avere come avanguardie organizzative la Fondazione Sciascia e la Pro Loco di Grotte.

Senza nulla togliere alla territorialità dell’azione pastorale di Padre Puma, penso che il valore di un prete sia patrimonio di tutti coloro che l’hanno conosciuto e che la sua missione vada oltre l’ambito della circoscrizione.

Con questi sentimenti confido molto che si possano trovare le giuste convergenze per riconoscere, nel rispetto delle storie di ciascuna, le profonde ragioni di unione delle nostre comunità.

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