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Carmelo Sardo debutta con la sua rubrica “Vento di tramontana”

Ai tempi di internet, la campagna elettorale siciliana è a colpi di post

Ma come si fa a uscirne indenni? Com’era bello il tempo dei “santini”

 Carmelo SardoCon questo articolo, il giornalista del Tg5 Carmelo Sardo inizia la sua collaborazione con “Malgrado Tutto Web”. Nella sua rubrica “Vento di tramontana”, che prende il titolo dal suo romanzo di successo pubblicato da Mondadori, scriverà le sue riflessioni, i suoi ricordi, le sue impressioni, forte dell’esperienza di cronista che ha raccontato e racconta i grandi fatti italiani. E’ un grande piacere per noi avere Carmelo tra gli amici di questa testata, ma soprattutto è un punto di orgoglio potervi proporre i suoi articoli.

La prima volta che una pubblicità elettorale piombò nella mia vita cadde dal cielo. Letteralmente. E fu un gioco entusiasmante per noi bambini acchiappare e collezionare quei volantini che venivano lanciati a migliaia da piccoli aerei monoposto che volavano rombando sopra le nostre teste.

Ce li scambiavamo poi come figurine di calciatori: “Ce l’ho, ce l’ho, questo mi manca.” Non è che fossero poi così tanti. I nomi erano sempre gli stessi. I più numerosi quelli della DC. Poi del PSI, del PCI, e via tutti gli altri che potevano permetterselo. Memorizzavo simbolo del partito e nome del candidato e li riconoscevo quando lo stesso volantino diventava un poster gigante attaccato ai cofani delle fiat 1500 – quelli della DC – o di più modeste fiat 600 – quelli del PCI – che passavano sotto casa e ci facevano correre ai balconi e alle finestre richiamati dalla voce metallica dell’altoparlante che annunciava che “questa sera alle ore 19 a Porta di Ponte per la Democrazia cristiana parlerà alla cittadinanza l’onorevole…..”.

Ricordo con tenerezza quel tempo, e non solo perché appartiene a un epoca di beata e spensierata fanciullezza, che a rivisitarlo da adulti a tutti suscita sentimenti di questo tenore. Suscitano tenerezza proprio quelle forme di comunicazione che all’epoca sembravano futuristiche, ma che appaiono arcaiche rapportate all’invasione mediatico-tecnologica che oggi ingolfa le nostre vite, la nostra quotidianità.

Proprio in questi giorni di frenetica campagna elettorale siciliana mi sono tornati in mente i volantini che piovevano dal cielo. Che al confronto a quello che accade oggi, sembrava una forma promozionale poco invadente, rispettosa della tanto decantata privacy, che solo se volevi raccoglievi il volantino e scoprivi il candidato. E nessuno ti chiedeva niente. Al tempo di facebook è una guerra quotidiana a colpi di click e di post, di copia e incolla, e di elimina e segnala come spam.

Elezioni regionaliNon passa giorno, ma che dico?, non passa ora, senza che non mi ritrovi la bacheca inondata di video di comizi elettorali, lettere aperte di candidati, commenti di elettori interessati. E non contenti, mi ritrovo iscritto d’autorità, senza che nessuno si degni di chiedermelo, nei più disparati gruppi che sostengono questo o quel candidato.

Pensate, durante la campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Agrigento, a un certo punto mi sono ritrovato a sostenere praticamente tutti i candidati. Mi iscrivevano in ogni gruppo. E inutilmente ho provato a spiegare che così non risultavamo credibili, né io, né loro. E inevitabilmente, loro mi iscrivevano e io mi cancellavo.

Stessa cosa sta succedendo per le elezioni regionali. C’è quello che mi spiega perché è giusto votare Grillo, quell’altro perché non è giusto. C’è chi non ne può più e invita a stracciare la scheda. C’è chi spinge per cambiare tutto per non cambiare niente (questa l’ho sentita!) e quello che non vorrebbe cambiare “u tintu canusciutu, cu u bonu a canusciri”. L’avete capita no?

Ora, di fronte a quest’orda di consigli, raccomandazioni e suggerimenti, ho invitato gli oltre cinquemila amici virtuali a non coinvolgermi in questa bagarre, a non utilizzare la mia bacheca.

Ho provato ancora una volta a chiarire che non solo non voto più in Sicilia da vent’anni, ma che se anche votassi non eserciterei questo diritto. E’ lungo e complicato spiegare qui perché, e non credo interessi a qualcuno. Certo, come si potrà obiettare, se non voterei in Sicilia per “nausea ricevuta”, diciamo così, non farò certo salti di gioia all’idea che tra non molto si voterà per le regionali anche nel Lazio, dove risiedo: come dire?, si stava meglio quando si stava peggio? Fate un po’ voi. Certo, a campagne elettorali, si stava molto meglio prima, quando aspettavamo quel piccolo velivolo che lanciava figurine. Pardon, volantini.

Carmelo Sardo

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