Come un vecchio 45 giri che ti porta indietro nel tempo

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Una testimonianza sui primi anni di vita di Malgrado tutto di Giovanni Salvo. “Posso dire di essere stato uno dei primi a Racalmuto a sapere che stava nascendo il giornale: uno dei primissimi testimoni in quel 1980…”.

Belli da morire! Giovanni Salvo e Gaetano Savatteri in una foto del 1980.

Per me Malgrado Tutto non rappresenta per forza il nome di un giornale, bensì un suono. Proprio come quei vecchi 45 giri che riascolti e ti portano subito indietro nel tempo. Una vecchia canzone, un profumo, di quelli che, malgrado tutto, ti aiutano a rispolverare la memoria e fanno riaffiorare i bei ricordi dell’adolescenza. Posso dire di essere stato uno dei primi in paese a sapere che stava nascendo il giornale. Uno dei primissimi testimoni in quel 1980, anche del riserbo che i miei  amici  volevano mantenere per non rovinare la sorpresa.

Non essendo bravo con la penna come loro, venni coinvolto per lanciare, nel primo numero, lo spazio “Una lettera al giornale“. Scrissi a malapena un foglio in cui lamentavo la carenza d’impianti sportivi, abbandonando  per un pomeriggio le mie passioni, certo lontane dal giornalismo e dall’inchiostro, attratto, come tanti altri ragazzi, più dalle lucide cromature delle motociclette “7HP”.

A ricordarmi questo episodio, questo mio piccolo ruolo nella storia del giornale,  era solito il Professore Salvatore Restivo, che ebbe alcuni anni dopo a cuore le sorti del giornale.

Era un pomeriggio di sole e andai a consegnare la lettera da pubblicare a Gaetano Savatteri, che sapevo essere chiuso in casa a controllare le bozze, nella sua stanzetta, dove ci invitava spesso ad ascoltare della buona musica. Bussai e dalla finestra, come tante altre volte si affacciò puntualmente la mamma, la Professoressa Petrotto, sorridente come sempre, alla quale con la solita formula di quei tempi, “c’e’ Gaetano?”, chiesi di aprirmi il portone.

Giovanni Salvo

Gaetano era uno dei pochi in paese a possedere un impianto ad alta fedeltà e ricordo, non appena misi piede nella sua stanza, tolse il vinile che stava ascoltando, di Claudio Lolli. Forse ritenne fosse troppo impegnativo per me quel cantautore e dunque posò sul piatto un LP di Edoardo Bennato. Anche Bennato all’epoca risultava un cantautore impegnato, ma non certo quanto Lolli. Difficile da apprezzare Lolli nel periodo dell’adolescenza, in cui il gusto del ritmo e della spensieratezza avevano una certa prevalenza sui testi impegnati di canzoni che parlavano di vita, di morte, di crisi politica e di zingari felici.

Penso stia lì il vero motivo della nascita di quel giornale, in quel giradischi “Pioneer”, molto tecnologico, in cui la chiarezza delle parole di Lolli erano lontane, malgrado tutto, dal fruscio dei giradischi  di altri impianti stereo presenti in quel periodo in paese. Poi …Giancarlo, Carmelo, Gaetano sparivano per un’intera settimana per rispuntare la domenica mattina in piazza, storditi dal rollio del ciclostile della parrocchia,  con quei fasci di giornale sottobraccio da vendere. Ricordo la loro speranza era quella di beccare per primi il Sindaco, gli Assessori  e i Consiglieri Comunali nonché il corrispondente locale del Giornale di Sicilia. Tutto ciò tra sorrisi di compiacimento, veri e falsi, per l’uscita di un nuovo numero.

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