Addio a Marco Attard, grande medico e uomo genuino

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Profonda commozione per la morte prematura del noto Endocrinologo empedoclino. “Era uno che correva, correva con la testa, con le parole, con i fatti. Andava a mille”. Il ricordo di Valeria Iannuzzo.

Marco Attard

Non avrei mai voluto farlo. Ma devo. Lo devo a me stessa. Lo devo ad un grande professionista, ad un grande uomo. E non posso liquidare questa notizia con le solite parole. Belle, ricercate, eleganti, appropriate per descrivere chi passa a miglior vita. Ammesso che ci sia veramente e sia migliore.

Io non posso. Perché Marco Attard io lo conoscevo. L’ho conosciuto nella malattia. E proprio per questo è stato uno dei pilastri della mia vita. Non glielo ho mai detto. Non ne ho mai avuto la consapevolezza. Ma oggi mi è chiaro che è così.

Marco Attard, permettetemi di sottolinearlo, prima di essere un grande medico – era un uomo genuino, autentico, vero in tutte le sue espressioni. Si vedeva che era dell’Agrigentino perché di Pirandello certamente incarnava l’essenza. Sapeva essere. Sapeva fare. Sapeva diventare. E lo faceva a modo suo.

L’ironia per Attard era come il sale, bastava dosarla a piccole dosi per insaporire ogni cosa, anche la più banale, la più insipida. Lui, da persona saggia e colta, la dosava sapientemente. Nessuno può negarlo. Sebbene Palermo fosse diventata la sua città di adozione, Attard non ha mai smesso di essere agrigentino. Di Agrigento e della sua provincia voleva sapere ogni cosa. Le sue curiosità non erano mai appagate. Si vedeva che amava profondamente la sua terra, il suo paese, Porto Empedocle.

Non ci vedevamo spesso, ma tutte le volte che lo incontravo mi tempestava di domande su ogni fatto accaduto nell’agrigentino, di cui sapeva sempre più di me avendo assunto puntuali informazioni dai giornali.

Era un medico che metteva allegria, che sdrammatizzava, che ironizzava su tutto. Era uno che correva, correva con la testa, con le parole, con i fatti. Andava a mille. Non si fermava mai. L’ho conosciuto come medico. È stato il mio medico per quindici anni. Lo sarebbe tuttora. Credo che per me rimarrà sempre tale.

Del medico, oltre l’indubbia competenza e professionalità, ho sempre apprezzato l’empatia, la delicatezza nel porgere anche le notizie non proprio belle. Sapeva sostenere, incoraggiare, aiutare, tranquillizzare.

Nel parlare della sua specialità, i tumori tiroidei, diceva sempre che non bisognava creare allarmismo, ma bisognava parlarne, fare sapere, informare. E lui lo faceva alla grande. Sempre calmo, pacato, chiaro. I suoi interventi erano efficaci, le sue interviste dirette, misurate. Non si faceva fatica a montarle, trascriverle, sintetizzarle. Attard sapeva il fatto suo.

Tumori tiroidei a parte, quando si parlava con Attard si rideva. Si rideva di gusto. Era uno a cui non si poteva non voler bene anche se trenta secondi prima ti aveva bacchettato.

Ci siamo incontrati prima di Natale, per il mio solito controllo, e nel parlare dei dolci della nostra provincia non mi ero assolutamente risparmiata nell’elogiare i taralli di Racalmuto tanto cari ad Andrea Camilleri. Forse avrei fatto bene a starmi zitta, perché tre minuti dopo quando l’ago della bilancia spaccava i sessanta, Attard mi dice: “Valeria, lei i taralli di Racalmuto li deve regalare, non se li deve mangiare!” Ancora una volta abbiamo riso di cuore. Solo lui poteva sottolineare con tanta ironia i miei chili extra.

Attard era così. Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo non potrà mai dimenticarlo. Con lui se ne va via  un grande medico, un grande uomo.

Per me crolla un pilastro della mia vita.

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4 Responses to Addio a Marco Attard, grande medico e uomo genuino

  1. Ida Carmina Rispondi

    15 marzo 2017 a 0:39

    Mi spiace dover sottolineare questa cosa ma ci tengo particolarmente perchè penso che mio cugino Marco da finissimo intellettuale avesse a cuore la verità ..specie quella sulle sue origini . Non era agrigentino ma empedoclino doc e della sua appartenenza alla città marinara era orgoglisissimo e ne faceva vanto considerato che la famiglia Attard ebbe un ruolo determinante nella storia di Porto Empedocle. E lui teneva molto alla memoria della famiglia della quale aveva ricostruito l’albero genealogico. Ed a Porto Empedocle ha voluto essere oggi sepolto..Tanto devo per amore di verità. Per il resto concordo nella descrizione di questo grande uomo e medico..

    • Redazione Rispondi

      15 marzo 2017 a 7:39

      Gentile Sindaco, nel sottotitolo è ben in evidenza che il dott.Attard era originario di Porto Empedocle (Profonda commozione per la morte prematura del noto Endocrinologo empedoclino….).

  2. Marco Rispondi

    15 marzo 2017 a 16:12

    Una puntualizzazione fuori luogo della Sig.Carmina a prescindere dalle origini di questo grande Uomo che ci ha lasciati prematuramente ,ha voluto “macchiare” il ricordo bellissimo postato gentilmente dalla Sig. Iannuzzo,che tristezza leggere queste cose e siamo solo nel 2017….quasi quasi sdegnata l aver accostato l origine nativa diversa ,complimenti alla redazione della testata web e alla Sig.Iannuzzo per non aver replicato a dovere ,la classe non é acqua, Ciao grande Uomo

  3. salvatore Rispondi

    17 marzo 2017 a 8:41

    Potevate tutti, fare a meno di sottolineare le origini di Attard.
    Un grande uomo appartiene al mondo , è di tutti non di qualcuno.

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