Palermo, la biblioteca di Casa Professa intitolata a Sciascia

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INIZIATIVE. L’antica biblioteca comunale di Casa Professa sarà intitolata a Leonardo Sciascia. Un riconoscimento che sottolinea il rapporto tra lo scrittore e la città di Palermo, dove fu anche consigliere comunale nel 1975. Sciascia frequentò a lungo la biblioteca palermitana per le sue ricerche storiche

Palermo intitola a Leonardo Sciascia una delle sue stazioni culturali più affascinanti: l’antica biblioteca comunale di Casa Professa. Una iniziativa che si deve anche al presidente del Consiglio comunale, Salvatore Orlando, omonimo del primo cittadino.

La biblioteca di Casa Professa

Del resto, negli anni Settanta, lo scrittore fu consigliere comunale del capoluogo siciliano ed era giusto ricordare un consigliere così illustre. Fu una breve esperienza da indipendente nelle file del partito comunista che si interruppe due anni dopo l’elezione, avvenuta nel 1975, con le dimissioni che peraltro provocarono molte polemiche. Denunciò il fatto che a Palazzo delle Aquile, in fondo, l’opposizione non faceva il suo lavoro; parlò di un Pci funzionale a un certo gioco del potere; di sedute che cominciavano talmente fuori orario da neutralizzare qualsiasi forma di controllo dell’opinione pubblica. In quegli anni in cui i ruoli erano ben definiti e granitici, i partiti solidi e inscalfibili, le parole di Sciascia non potevano che suscitare un putiferio.

E  cominciarono ad attaccarlo, anche sul piano personale. Qualcuno insinuò che lo avesse fatto per pubblicità, visto che era in uscita o era appena uscito per Einaudi Candido. E circolò che una maligna filastrocca: «Se contesti nel contesto, fai carriera bene e presto», un chiaro riferimento anche ai temi di alcune sue opere che indagavano il cuore nero del potere. Attacchi con cui dovette fare i conti tutta la vita per essere fedele a quello che lui chiamava «il dovere della verità».

A trent’anni dalla morte i riconoscimenti per il grande intellettuale fioccano. Così come le iniziative per ricordarne l’opera.  E la biblioteca settecentesca di piazzetta Lucrezia Brunaccini, a Ballarò, che porterà il nome dell’autore de Il giorno della civetta, è un bel tributo «a conferma della straordinaria importanza di Sciascia – commenta il sindaco Leoluca Orlando – nella storia culturale della Sicilia e nella letteratura europea». La cerimonia di intitolazione avverrà nel corso di una cerimonia la cui data verrà concordata con la famiglia.

La biblioteca di Casa Professa è un luogo che Sciascia frequentò spesso per ragioni di studio e di consultazione. L’inventore del capitano Bellodi era un curiosissimo appassionato di storia. Il dettaglio, le vicende minime sepolte dal tempo, la notizia che salta fuori dopo secoli di polvere e oblio per lui erano come  detonatori della fantasia. Attraverso la ricerca d’archivio sono nati libri memorabili come Morte dell’inquisitore, Il consiglio d’Egitto e molti altri saggi contenuti nelle raccolte che hanno gettato una luce nuova sulla Sicilia e contribuito a una nuova consapevolezza sui mali (e sugli alibi, a volte piagnucolosi) dei siciliani.

Sciascia ebbe un rapporto particolarmente intenso con Palermo. Vi abitò dal 1967 sino alla morte, alternando il suo soggiorno con le frequenti visite alla sua casa di contrada Noce, a Racalmuto, dove d’estate si concentrava a scrivere i suoi romanzi. Mediamente uno all’anno ne nasceva in quella lontana contrada dove i genitori per la prima volta lo portarono in fasce, ad appena tre mesi di vita. In poco tempo prendeva forma una storia covata a lungo nei mesi invernali, a Palermo, dopo ricerche, studio, osservazione, documentazione. Lo scriveva mentalmente il suo racconto e poi, a Racalmuto, era come se dovesse semplicemente trascriverlo pestando un tasto alla volta sulla sua Olivetti lettera 22 adagiata sullo scrittoio in quella piccola, leggendaria stanzetta della sua casa alla Noce.

La sua permanenza a Palermo, proveniente da un breve periodo di residenza a Caltanissetta, a un certo punto della sua vita e della sua carriera, probabilmente fu un passaggio obbligato. Gli amici intellettuali, gli amici pittori, la galleria «Arte al Borgo» di Maurilio Catalano, in via Mazzini, la casa editrice Sellerio di cui contribuì a disegnare il successo, furono senz’altro i momenti e i luoghi stimolanti della sua permanenza nel capoluogo. Egli diventò, comunque, il punto di riferimento per la vasta platea di ammiratori e per tutti coloro che (politici e giornalisti) si mettevano in processione per avere un’ analisi, un commento, un giudizio sui fatti dell’Isola, sui «cadaveri eccellenti» che lastricavano le strade di Palermo, sulla «difficoltà di essere siciliani».

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