“Lontano dalla famiglia e vicino al coronavirus. Vi racconto come vivo”

da | 18 Mar 20

La testimonianza di Andrea Mendola, giovane racalmutese che lavora in Veneto

Andrea Mendola

Vi racconto la mia storia, vi spiego la drammatica situazione che tutti stiamo vivendo, ciò che ho provato in questi giorni. Mi chiamo Andrea,39 anni, originario di Racalmuto ma lavoro come collaboratore scolastico in provincia di Treviso da sei anni.

L’incubo si è materializzato domenica 23 febbraio quando ho appreso dai TG che il coronavirus dalla Cina era arrivato anche in Italia. Ero pronto, insieme ai miei amici, a recarmi al carnevale di Venezia per divertirmi in mezzo alla folla e per ammirare lo splendore delle sfilate in maschera. Ma ho dovuto rinunciare, ero pietrificato, ero attonito e mi sono preoccupato ulteriormente quando il giornalista ha annunciato che sia in Lombardia che in Veneto le scuole dovevano rimanere chiuse per evitare il contagio, per evitare il propagarsi del virus.

Una settimana a casa con la speranza che tutto passasse in fretta, ma non è stato così: il governo ha dovuto adottare altri provvedimenti e stavolta noi collaboratori scolastici eravamo in prima linea per sanificare le scuole. Armati di alcol, di candeggina e di altri disinfettanti siamo riusciti a pulire tutte le superfici: dai banchi alle sedie, dagli appendini alle maniglie delle porte. Aspettavamo altre notizie e purtroppo non furono positive. La provincia di Treviso fu dichiarata zona rossa, in TV ho assistito a scene apocalittiche, la gente scappava, molti dal nord cercavano rifugio e riparo al sud. Io rimasi fermo, il mio pensiero andò ai miei cari, proprio per loro e per il mio lavoro che non potevo abbandonare la città.

Gli altri sono stati irresponsabili, perché comportandosi in questo modo hanno messo a repentaglio la salute delle loro famiglie. Il governo decise così di intervenire un’altra volta e dichiarò lo stato di emergenza da coronavirus in tutta Italia. Più restrizioni, più chiusure, non si può più uscire da casa se non per lavoro o per altre necessità.

Mi sento solo, lontano dalla famiglia e più vicino al coronavirus poiché uno dei maggiori focolai si trova proprio a Treviso. Vado a fare la spesa con i guanti e con la mascherina, devo stare distante dagli altri, è vietato in questo periodo ogni contatto o stretta di mano. Le nostre abitudini sono cambiate, a scuola il dirigente scolastico ci ha comunicato che dobbiamo fare le turnazioni: quando io sono a lavoro, la mia collega rimane a casa e viceversa. Per spostarmi ho bisogno dell’autocertificazione, non posso più vedere i miei amici se non attraverso i social o le videochiamate.

Raramente vado a fare una passeggiata, c’è silenzio, le strade sono vuote, la paura fa da padrona. Bisogna resistere, sperare, ci vuole tempo. Io resto a casa e tutto andrà bene!!!

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