Grotte e Racalmuto unico Comune.”Ragioniamo sulle potenzialità che ne potrebbero derivare”

di | 12 Gen 15

Sulla proposta di unificare i due comuni interviene il dott. Salvatore Filippo Vitello, grottese, attualmente Procuratore della Repubblica di Siena. “Il dibattitto aperto su questo giornale è utilissimo, perché, al di là delle diverse opinioni e dei seguiti che vi potranno essere, mira a mettere a fuoco progetti capaci di essere elemento di crescita economica, culturale e sociale in ambito locale. Insomma, discutiamo per vedere cosa si può fare per invertire l’inerzia attuale”. L’esempio di Lamezia Terme.

Salvatore Filippo Vitello

Salvatore Filippo Vitello

Ho letto con molta attenzione l’articolo di Mimmo Butera sulla proposta di unificazione in un unico comune di Racalmuto e Grotte. Mimmo (che conosco da bambino), al di là delle battute polemiche esposte con garbo ed intelligenza, esprime valutazioni favorevoli incentrate sull’esigenza di rilancio di due realtà socio-ambientali, in via di decadimento, nonostante gli sforzi di alcuni giovani valorosi che decidono di fermarsi nel loro paese o vi ritornano, perché fortemente radicati nelle rispettive comunità.

Il dibattito su questo tema, come ogni discussione a forte connotazione sociale, risente certamente di alcuni pregiudizi di natura culturale, nel cui ambito ha certamente una significativa influenza la tradizione.

Tutti noi che siamo nati e cresciuti nei nostri due paesi ricordiamo lo storico antagonismo tra le due comunità. Un antagonismo direi quasi direttamente proporzionale alla vicinanza, o, per meglio dire, alla contiguità, dei due paesi. Certamente alimentato da luoghi comuni e da storie popolari che servivano ad animare un confronto piacevole e costruttivo, in quanto contribuivano a creare una identità di appartenenza che poteva essere utile sul piano dell’impegno e di quella sana emulazione, necessaria a sollecitare iniziative pubbliche positive.

Direi, invece, di tralasciare, nella dialettica in corso, gli aspetti criminali del connubbio tra i due paesi, che li considero come il lato patologico e deviato di una vicinanza, che, nonostante le solite diatribe campanilistiche, era fatta di autentica amicizia e solidarietà umana.
Insomma, il consorzio criminale che si vi è stato tra alcuni di Racalmuto ed alcuni di Grotte, non ha niente a che fare con l’integrità morale e civica delle comunità e con la tradizione popolare dei due paesi. Forse riecheggia storie di mafia e di prepotenza, ma nelle dinamiche criminali dei primi anni ‘90 sono solo barbarie, ferocia e delitti efferati, di gente che, ubriacata di brama potere imposto con le armi e l’esplosivo, aveva perso il senso dell’umano.

Guardiamo dunque agli aspetti generali di una possibile unione, pur nella consapevolezza che le due comunità sono portatori di storie socio-economiche e, quindi, anche di costume, non sovrapponibili, avendo Racalmuto una retroterra agricolo-pastorizio e Grotte uno prevalentemente commerciale.

Grotte. Palazzo comunale

Grotte. Palazzo comunale

Queste differenze, però, per coloro che vivono fuori da quei territori, si superano dal senso di appartenenza ad una realtà sostanzialmente unitaria. Gente di Grotte e Racalmuto che si trovano a risiedere insieme in altri parti d’Italia o all’estero si considerano come provenienti da un’unica comunità, perché uniti da una vicinanza territoriale, da esperienze comuni e da valori condivisi, che ci portano ad un idem sentire, rispetto alle comunità ospitanti.

Questo, penso, deve significare qualcosa che possa essere considerato in una visione razionale della questione.
In questo tipo di prospettiva è necessario, per un’analisi che voglia affrontare con spirito laico una questione così complessa e controversa, partire da esperienze storiche di altre comunità, per capire se da esse possono trarsi spunti che possano arricchire il nostro dibattitto.
Una situazione simile per contesto socio-economico e storico, a quella di Grotte e Racalmuto, anche se di entità più vasta, è quella che ha portato all’istituzione nel 1968 del Comune di Lamezia Terme (città dove io ho operato).

“La proposta quando sarà approvata anche alla Camera, trasformerà tre centri urbani in un unico centro in piena sistemabilità urbanistica, alla confluenza di rilevanti vie di comunicazione in atto o di prossima realizzazione, beneficiario di condizioni agricole e commerciali, industriali, turistiche di sicuro e rapido sviluppo”. Così Arrturo Perugini, senatore, fondatore e sindaco della città di Lamezia Terme. Infatti, la città (che istituita il 4 gennaio 1968 ha compiuto quest’anno 45 anni) è nata grazie all’avvocato del foro lametino e poi senatore Arturo Perugini, (Nicastro 07.06.1919 – Roma 06.04.1983) che il 4 gennaio 1968 unì i comuni di Sambiase Sant’Eufemia e Nicastro.

Il senatore Perugini aveva intuito le circostanze adatte per realizzare un grande agglomerato urbano, ‘una vera realtà regionale’; circostanze offerte sia dalle caratteristiche eterogenee che avevano i tre comuni allora separati (Nicastro, Sant’Eufemia, Sambiase) e sia dal loro contesto sociale ed economico.

E’ stato possibile realizzare un unico consorzio cittadino amalgamando comunità territoriali con storie e vocazioni differenti: Nicastro nucleo storico della citta, risalente agli antichi greci, e centro della borghesia professionale e commerciale; Sambiase, centro agricolo e S.Eufemia paese nato nel 1935 con le abitazioni delle maestranze di un importante zuccherificio e poi sviluppatosi con i lavoratori della ferrovia.

Ebbene, grazie all’intelligente intuizione di un uomo politico si sono unificate forze e risorse che hanno dato vita ad uno dei principali centri economici della Calabria.

Certo, oggi, Lamezia non naviga nel benessere, soffre e soffre molto per la situazione di recessione indotta da situazioni generali ma molto più da ragioni specifiche quali una presenza capillare di criminalità organizzata ed una scarsa lungimiranza della sua classe dirigente. Ma questo non toglie validità a quella brillante idea che ha portato alla nascita di un centro con straordinarie potenzialità.

Lamezia Terme

Lamezia Terme

Ecco, pensiamo alle potenzialità che potrebbero derivare dall’unione dei nostri due comuni.

Se si crede a questa idea, il dibattitto aperto su questo giornale è utilissimo, perché, al di là delle diverse opinioni e dei seguiti che vi potranno essere, mira a mettere a fuoco progetti capaci di essere elemento di crescita economica, culturale e sociale in ambito locale.
Insomma, discutiamo per vedere cosa si può fare per invertire l’inerzia attuale.

Se si vuole è un modo nuovo di mettersi in discussione, dialogare e ripensare le nostre comunità, in una condizione di maggior forza, per la condivisione dei problemi e la ricerca di soluzioni comuni. E’ davvero illusorio pensare che la crisi endemica dei nostri due paesi possa risolversi in modo isolato, come se le sorti progressive possano beneficiare Grotte o Racalmuto con uno speciale intervento taumaturgico. Forse questo non accadrà neanche se si dovesse arrivare all’unificazione, ma almeno si è fatto qualcosa.
Sono convinto che il ragionamento, il civile confronto di idee, il sistema democratico e quello della pari opportunità dei cittadini   (abbandoniamo questi stereotipi dell’attesa e della raccomandazione, pensando solo al nostro piccolissimo mondo, come isolato da tutto il resto, che da sempre trattiamo con indifferenza ed apatia) potrà creare un modello di partecipazione su base territoriale, ispirato alla teoria delle reti ed ai principi di razionalità, competenza e trasparenza.

Ci vogliono i fatti (è l’assioma di tutti), ma i fatti dipendono da metodo e da strategia.

Racalmuto, Palazzo Comunale

Racalmuto, Palazzo comunale

Incominciamo a discutere, a partire dalle migliori abilità professionali e commerciali e dalle risorse umane oneste presenti nelle varie aree e quartieri dei nostri comuni. Ognuno potrà offrire il proprio contributo secondo le proprie competenze, passioni e tempo disponibile.

Io direi di concentrarci su cinque aree sollecitando il contributo di ciascuno su quale potranno essere i vantaggi (o gli svantaggi) di una possibile unione, sui seguenti temi: 1) Economia; 2) ambiente; 3) qualità della vita; 4) urbanistica); 5) pubblica amministrazione.
E’ necessario collaborare, condividere idee, fare rete tra chi ha passione e voglia di impegnarsi; contrapporre le nostre idee, la nostra rete, a quella che vediamo spesso attuata tra “amici” e “amici degli amici”.

Io credo che questo sia il miglior modo per rispettare la nostra identità, le nostre tradizioni ed i nostri valori. Dobbiamo credere in noi stessi e guardare ai nostri due paesi come a quelle città della Magna Grecia, dove il benessere ed il lavoro del vicino non siano occasione di invidia o di sospetto, ma stimolo a far meglio, INSIEME.

1 commento

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    Ammesso che sia un via giuridicamente e realisticamente percorribile, non può mai essere la via salvifica che si sogna. Comunque, il dibattito continua con buona pace di chi lo considera una inutile cretineria.

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