Uno, due, tre… sei sindaci per Racalmuto. Da dove viene questa voglia di politica?

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ELEZIONI DA RECORD. In sei corrono per la poltrona di primo cittadino. Una frammentazione eccessiva, ma forse non è un segno del tutto negativo.

Uno, due, tre… sei candidati a sindaco per Racalmuto. Forse un record, considerando peraltro che i votanti sono poco più di quattromila e che il sistema maggioritario vedrà approdare in consiglio comunale solo due liste, una di maggioranza con dieci consiglieri e l’altra di opposizione con cinque consiglieri.

I sei candidati a sindaco di Racalmuto

I sei candidati a sindaco di Racalmuto

In un sistema elettorale semplificato che non prevede nemmeno l’ultimo appello del ballottaggio, Racalmuto vede scendere in campo sei candidati, con relative liste: Biagio Adile, Carmelo Borsellino, Angelo Cutaia, Luigi Falletti, Emilio Messana, Enzo Sardo.

E’ un bene o un male? E’ difficile dirlo. La frammentazione  a sei, a una prima occhiata, offre un panorama diviso non tanto su linee di frattura politiche (tranne per il Movimento 5 Stelle che si presenta con il suo simbolo), ma secondo aggregazioni trasversali alle famiglie, ai gruppi di interesse, agli schieramenti partitici. Perfino i programmi, per quello che finora si è potuto leggere, si sovrappongono e si intersecano, offrendo soluzioni simili alle questioni al centro del dibattito politico: crisi economica dei bilanci comunali, tariffe Tarsu, servizio raccolta rifiuti, rivitalizzazione del centro storico.

Si vota il 25 maggio

Si vota il 25 maggio

Dunque, a un primo sguardo l’eccesso di parcellizzazione, non giustificato da differenziazioni di proposte o di provenienza politica, potrebbe essere il sintomo di una comunità che non riesce a trovare una sintesi, che moltiplica ambizioni e distinzioni. Ma forse non è così.

Chiunque abbia buon senso, sa che andare a fare il sindaco o l’assessore o il consigliere comunale in un paese come Racalmuto – ma lo stesso discorso si può fare per molti altri piccoli centri della Sicilia – in questo momento storico, significa prendersi una patata bollente in mano. Poco da guadagnare (in termini di gloria personale) e molto da perdere, soprattutto sul piano dello scontento dei cittadini, affaticati da una situazione difficile, da servizi inefficienti o inesistenti e da un aggravio di tasse e tributi.

Peraltro, tra i candidati a sindaco non c’è nessuno, almeno per ragioni anagrafiche, che non abbia avuto la possibilità o l’età per candidarsi in passato.

Perché non l’ha fatto? Perché lo fa proprio adesso? E qui sta il punto che forse può offrire una diversa lettura dei fatti. L’azzeramento per due anni degli organismi democratici del Comune, dopo lo scioglimento per sospetti di infiltrazione mafiosa, la lunga e sofferta stagione del commissariamento, hanno innescato come una voglia di politica e di partecipazione, il desiderio di rimboccarsi le maniche e fare qualcosa per la propria comunità.

Vista con questi occhiali, la presenza di sei candidati diventa un fatto interessante, perfino positivo. Esserci, contribuire, combattere e scendere in campo per la propria città. Se così fosse, il commissariamento è servito a far saltare un tappo che per lungo tempo aveva bloccato questa voglia di partecipazione, al di là del fatto che ognuna di queste candidature ha ragioni e motivazioni diverse.

Il Comune di Racalmuto

Il Comune di Racalmuto

L’effetto è evidente, e basta fare due passi per il centro di Racalmuto, in questi giorni, per rendersene conto. Capannelli di persone, botteghe aperte trasformate in segreterie elettorali, riunioni, incontri, discussioni. Già questo, di per sé, complice anche l’inizio della bella stagione, offre lo spaccato di una comunità che ha ritrovato la voglia di frequentare la piazza del paese, ora diventata un’agorà polemica e dialettica.

Ma perché adesso e non prima? Domanda non semplice, appunto. Forse si è conclusa la stagione della delega, quella che affidava a sindaci ed esponenti politici ingombranti il disbrigo delle pratiche correnti e l’incombenza di occuparsi della cosa pubblica. Per intenderci: è finita l’epoca dei sindaconi, personaggi cresciuti dentro le logiche dei partiti, spesso convinti di usare la poltrona del municipio come trampolino di lancio per altri incarichi, regionali o nazionali.

La politica di Racalmuto rientra nel suo alveo naturale, quella dell’amministrazione di un piccolo paese, che ha bisogno di cure quotidiane, attenzione alle piccole cose, serenità politica, saggezza da buon padre di famiglia. Su questi presupposti  il prossimo sindaco di Racalmuto si giocherà le sue carte, la sua capacità di saper governare una comunità. Una nuova normalità si affaccia all’orizzonte, come traguardo da raggiungere.

Ecco perché l’eccezionalità da record di avere sei candidati a sindaco diventa il segno paradossale della ricerca della normalità.

 

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3 Responses to Uno, due, tre… sei sindaci per Racalmuto. Da dove viene questa voglia di politica?

  1. Salvo Roberto Rispondi

    30 aprile 2014 a 23:10

    A volte viene l’impressione che, non tanto i politici, ma la politica come attività contenga qualcosa di paranoico, questa impressione credo ci serva per non cadere in un desolante pessimismo. Mi chiedo come potremmo spiegare il perché gli schieramenti politici preferiscono il conflitto continuo piuttosto che ricercare la collaborazione per un lavoro utile?

  2. alfredo.m Rispondi

    1 maggio 2014 a 8:30

    Signor Roberto,a colpito il bersaglio,preferiscono il conflitto per mettere la popolazione racalmutese in piena confusione tenendoci schiavi,cosi avranno campo libero per continuare i propri interessi personali….(piu deboli siamo,piu forti sono loro)

  3. Licata Rispondi

    2 maggio 2014 a 9:55

    Signor Savatteri, forse lo scherz<o del primo Aprile sarebbe stato meglio se non fosse stato uno scherzo.Per Racalmuto o il suo paese più vicino (Grotte) sarebbe stata un'ottima cosa avere un sindaco come Lei.

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