Maschere di Pasqua

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Piazza Regalpetra, numero zero.

Pasqua a RacalmutoEcco la piazza virtuale che da qui, da questa rubrica, tenterà di far emergere il “cosa si dice” nella piazza reale di Racalmuto, il cui nome letterario è appunto Regalpetra. Un omaggio sicuramente a Sciascia che inventò per le sue Parrocchie il nome (“…il nome del paese, Regalpetra, contiene due ragioni: la prima, che nelle antiche carte Racalmuto è segnata come Regalmuto; la seconda, che volevo in qualche modo rendere omaggio a Nino Savarese, autore dei Fatti di Petra…“); e un omaggio a chi nella Racalmuto, e soprattutto in piazza, ancor oggi ancora dibatte, s’intestardisce, s’infiamma, si annoia. E si perché la vita quotidiana del paese non è poi così tanto diversa dalla vita raccontata alla fine degli anni Cinquanta dallo scrittore immortalato ormai in quel marciapiede, sotto i balconi del Circolo Unione. Cambiano i tempi, i modi, le usanze, ma quel modo di essere e di ragionare sembra restare immutato. Sarà il sale che sta sotto terra, sarà la presenza di Sciascia, ma nella piazza di Regalpetra ancora resiste chi, con sapienza e acume, bacchetta il potere, guarda oltre le cose. E magari lo si fa involontariamente: al bar, gustando ogni mattina il caffè, dal fruttivendolo, comprando verdure del territorio e analizzando prezzi e gusti, dal macellaio, dal barbiere, dal tabaccaio. Non più nelle farmacie, nelle botteghe – che peraltro non sono più tante da almeno quindici anni – non come una volta, si capisce. Ma in piazza, qui a Racalmuto, ancora resistono i circoli. Alcuni ancora vivissimi, altri meno. E comunque ancora resiste la passeggiata, la chiacchierata. Conosco gente del mio paese che non riesce a mancare, almeno una volta al giorno, l’appuntamento in piazza. Appuntamento con l’ignoto: perché quando si va in piazza non sempre si ha la certezza di trovare qualcuno. Ma c’è comunque sempre qualcuno per scambiare due parole.

Questo tenterò di fare in questa rubrica, consapevole dell’importanza delle microstorie che sono metafora delle grandi. Vivendo a Racalmuto non potrei raccontare altro. Tuttavia non ci serve la lontananza per avere “le dolci carenze alla noia di oggi e all’angustia”, come scriveva Sciascia.
Lo vediamo Racalmuto sempre “come un presepe” sapendo di essere parte viva, tra il re e l’acquaiolo, tra grandi e piccini.

In questa puntata zero l’umore della piazza regalpetrese che trasferisco ai lettori è questa: i giorni di Pasqua e il sole primaverile sembrano aver allontanato solo per poco il vero tema delle conversazioni, in questo spazio che va dalla piazzetta alla Matrice, e cioè lo scioglimento per mafia del Comune di Racalmuto. Molti ancora non hanno le idee chiare se i consiglieri comunali “sciolti” potranno ricandidarsi alle prossime amministrative (dopo naturalmente il periodo di commissariamento). Qualcuno dice si, altri smentiscono. Si denota molta ignoranza in materia. Una cosa è certa: i venti consiglieri comunali hanno ricevuto da poco la notifica. Uno per uno. Anche se questo non ha scoraggiato qualcuno degli uscenti ad intrufolarsi tra le autorità (il Commissario, l’arciprete e il comandante dei Vigili urbani), dietro il simulacro di Maria Addolorata, nel corteo del venerdì santo!

Salvatore Picone

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