Italia: un Paese sott’acqua

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Dalla “ghigliottina” della Boldrini, alla protesta dei deputati del 5 stelle, alla legge elettorale e al tessuto sociale fatto a pezzi dalla crisi. Cronache di un progressivo dissolvimento

altMentre fiumi d’acqua sommergono paesi, fanno crollar ponti e mettono a nudo decenni di follie urbanistiche, di disinvolte costruzioni e ignoranti pretese di poter devastare il territorio senza pagar dazio, in mezzo a tutto questo il paese degrada anche nella sua già precaria dose di civiltà. Il Parlamento trasuda aggressività e violenza, per ora solo verbale, i Cinque Stelle vomitano rimproveri addosso al Presidente della Camera Boldrini, Grillo arriva ad aizzare sul suo blog i peggiori istinti di violenza maschile, nei confronti della Presidente, con un’escalation della violenza verbale, del maschilismo, che solleva altri dubbi su certe derive squadriste del movimento.

Da parte sua la Boldrini applica per la prima volta quel metodo chiamato sinistramente ghigliottina, che toglie alle opposizioni la possibilità di fare ostruzionismo. Un attentato alla democrazia tuonano i Cinque Stelle preoccupati di restar tagliati fuori ed impegnati ad alzare i toni in vista delle elezioni Europee. Intanto la riforma della Legge Elettorale va, aprendo scenari inediti per il futuro e facendo presagire una corsa a tre Renzi, Berlusconi, Grillo dagli esiti imprevedibili. Quello che però appare sempre più in crisi è il patto sociale di convivenza, se le parole sono pietre, allora il loro uso come pietre, come clave per demolire le regole basilari di convivenza, il grado zero di responsabilità verbale da cui rischia sempre di discendere, anzi inevitabilmente discende, oltre un certo limite, l’irresponsabilità fattuale, dei gesti, finirà per determinare un punto di non ritorno nelle già fragili tessiture della nostra fragilissima democrazia. Il tessuto sociale e nazionale fatto a pezzi dalla crisi, l’anarchia comportamentale di cui siamo quasi geneticamente portatori, come italiani, allora si trova sul bilico del non ritorno. Se la politica è solo rissa, se le ragioni degli altri non esistono e gli altri vanno violentati, a torto o a ragione, il conflitto non sarà più solo figurato, ma reale. La deriva del linguaggio e dei comportamenti, esasperatasi già con le irruzioni leghiste, col disinvoltismo berlusconiano, perpetuata dall’elitismo peloso della sinistra al caviale nazioanale, sembra aver imboccato il punto di non ritorno oltre il quale c’è solo la deriva conclusiva di un paese che dall’Unità ad oggi ha sempre sofferto di spontaneismo e scarsa sopportazione delle regole del convivere civile.

Luigi Galluzzo

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