Quell’infinito desiderio di Mamma

da | 8 Mag 22

Osservali bene i bambini senza mamma. Per loro non ci sarà mai una festa della mamma, ma un enorme e infinito desiderio di mamma

Raimondo Moncada

“Madre” per gli altri, “mamma” per la creatura che dal suo stesso grembo è stata generata, messa al mondo, carne della sua carne, sangue del suo sangue, respiro del suo respiro, luce dei suoi occhi.

E il padre? Il papà? Senza di lui non scoccherebbe la scintilla, l’incrocio vitale, non ci sarebbe il via al concepimento di un figlio o una figlia, di una vita umana,  non di un oggetto, non di un souvenir, non di un trofeo, non di una dimostrazione di potenza, proprio di una vita umana, una nuova vita umana per il vecchio pianeta Terra, con i geni, i caratteri, l’universo emotivo, le storie, i pregi e i difetti di entrambi i genitori.

Il papà è fondamentale nel concepimento, nell’accudimento, nella cura, nella crescita, nel dare il proprio contributo alla costruzione del grembo della famiglia e per tanto tanto altro.

Ma la mamma è la mamma. La scintilla scocca al suo interno e non in quello del padre; la vita si genera, prende forma, si sviluppa, si completa nel suo corpo fino a scalciare nel suo grembo che lo protegge, che lo alimenta, che lo coccola, che lo abbraccia, che gli offre la prima casa, la prima colazione, con tutti i confort e i generi di prima necessità in un rifugio sicuro. Il padre attende trepidante l’arrivo della nuova vita, facendo sentire la propria voce, trasmettendo il proprio sentimento, afferrando la mano che gioca con l’uovo della placenta; dando sostegno alla madre, gioendo con la madre, chiamata a farsi in due, in tre, in quattro per dare tutto al figlio e alla figlia, tutto l’amore che può alla creatura che uscendo dal suo corpo, aprendo gli occhi al suo nuovo mondo non cerca il padre trepidante che l’ha vista pure nascere e piangere; nel suo primo vagito rivuole la madre, cerca la sua voce che è il battito del suo cuore e che è chiamato a battere per tutta la sua vita anche quando la creatura diventa maggiorenne, si stacca dalla mamma, si sposa, fa una sua famiglia, diventa padre o madre, va tanto avanti con l’età.

È sempre il suo bambino, è sempre la sua bambina anche a novant’anni, che non dimenticherà mai, perché è una creatura voluta, concepita, messa al mondo, cresciuta, seguita, passo dopo passo, dal parto, alla culla, ai primi passi, alle prime parole, ai primi esami, ai primi nipoti. E la sua creatura sa tutto, conserva tutto anche quando sembra aver dimenticato. Come un archivista, conserva quanto ha ricevuto in attenzioni, in tempo, in nottate, in carezze, in sorrisi, in incitamenti, in pianti, in alimenti visibili e invisibili: è nella sua carne, è nella sua memoria, è nella sua anima.

La mamma ti riempie proprio la vita e la alimenta continuamente col suo cordone ombelicale che si allunga per tutto il tempo necessario, per tutta la permanenza dei figli su questa terra.

Se nutri dubbi sull’importanza che la natura ha affidato al grembo, alle braccia, al pensiero, al cuore di una mamma, osserva un bambino o una bambina privati di questa presenza: perché la loro mamma non c’è, perché la loro mamma è assente, perché c’è ma pensa ad altro, perché c’è ma non ha tempo, perché purtroppo non c’è mai stata perché –  chiamata a scegliere tra la propria vita e quella della creatura in grembo – ha scelto la vita della creatura in grembo, perché una povertà ha creato una distanza, perché una follia ha provocato un distacco o un abbandono, perché non tutte le donne riescono a essere mamme, perché una guerra ha reso orfani…

Osservali bene i bambini senza mamma come sono, come crescono, come respirano, come parlano, come stanno con gli altri, fin dove si accende la luce dei loro occhi, come si muovono i loro corpi nella placenta della realtà. Per lui, per lei, non ci sarà mai una festa ma solo un enorme, infinito desiderio di mamma.

La festa della mamma (ci sarà una ragione per non averla denominata “festa della madre”) deve essere un diritto garantito a tutti i bambini del mondo così come pronunciare la parola mamma, così come avere un grembo caldo da abbracciare, così come avere due braccia che si allungano verso di te e ti abbracciano. E in questo e in tutti gli altri giorni esprimere tutta la propria ancestrale gratitudine: “Grazie per avermi regalato la vita, grazie per aver dato tutto quello che potevi per me, grazie per esserci stata sempre, mamma. Senza di te non ci sarei mai stato e senza di me non saresti stata mamma”.

https://raimondomoncada.blogspot.com/

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