Pietro D’Asaro, una grande storia umana coperta da quattro secoli d’oblio

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Il Monocolo di Racalmuto sino agli anni ’70 del Novecento era sconosciuto. Poi improvvisamente si accendono i riflettori sull’artista. Tra gli altri, c’è anche Leonardo Sciascia, sempre curioso e attento alle varie espressioni artistiche, che sollecita il mondo della cultura e le istituzioni ad occuparsi del suo “trascurato concittadino”. L’intervento di Maria Pia Demma, che nel 1984 curò la mostra dedicata al pittore racalmutese, al convegno svoltosi alla Fondazione Sciascia lo scorso 18 giugno.

Racalmuto, 1984: Mostra delle opere di Pietro D’Asaro alla chiesa Madre

La mostra del 1984 è ad un tempo punto di arrivo e punto di partenza, di una storia umana che ha come protagonista Pietro d’Asaro, pittore di Racalmuto, che diventa la persona che altre, poche prima, molte poi, vanno ad incontrare e conoscere da provenienze diverse, come i Magi, formando così una storia umana più grande, di cui il convegno di oggi né è prova: grazie perciò agli organizzatori che mi hanno dato l’opportunità di ripercorrere questa storia che spero continui ancora con le nuove generazioni.

Pietro d’Asaro sino agli anni ’70 del Novecento era sconosciuto, non c’era un interesse fra gli studiosi ma nemmeno nel piccolo paese in cui era nato; una strada intitolata a lui a Palermo non suscitava nessuna curiosità.

Poi improvvisamente e contemporaneamente persone diverse, ma le une senza sapere delle altre, puntano i loro riflettori sull’artista: da un lato il Soprintendente ai  Beni Artistici e Storici Vincenzo Scuderi che fa incontrare la ricerca storico-artistica del Prof. Ubaldo Mirabelli con quella archivistica di Don Biagio Alessi e dà il via ad una campagna di restauri delle tele del Monocolo; dall’altro Leonardo Sciascia, sempre curioso e attento alle varie espressioni artistiche, che sollecita il mondo della cultura e le istituzioni ad occuparsi del suo trascurato concittadino.

Maria Pia Demma

Anch’io sino al 1974 sconoscevo chi fosse Pietro d’Asaro detto il Monocolo di Racalmuto .. ma durante  una tappa fondamentale della mia vita, che è la laurea, per la prima volta comincio a scoprirlo.

Sono stata allieva del prof. Maurizio Calvesi, con cui nel corso degli studi abbiamo approfondito il “Manierismo” italiano e successivamente la pittura del grande Caravaggio. Al prof. Calvesi devo l’apprendimento di un metodo di seria ricerca storica e iconografica che mi ha guidato sempre poi durante l’attività lavorativa. Essendo “interna” all’Istituto di Storia dell’arte, nel senso che facevo parte di un gruppo che avrebbe sostenuto l’esame di laurea proprio con una tesi di storia dell’arte, nel corso dell’anno accademico 1973-1974 ho chiesto quale fosse l’argomento assegnatomi per la tesi. La risposta della prof. Teresa Viscuso, assistente del prof. Calvesi, è stata testualmente: gli argomenti sono stati tutti assegnati è rimasto un solo argomento, una ricerca monografica su un certo Pietro d’Asaro, che altri hanno scartato.

Ha avuto inizio un’ ardua avventura non solo per me, che non avevo mai affrontato una ricerca scientifica, ma anche per i miei fratelli che mi accompagnavano nel mio girovagare per paesi e paesini dell’agrigentino soprattutto, imbattendoci spesso in situazioni insolite ed esilaranti: c’era una costante, comunque, quando facevamo le ricerche documentarie, bibliografiche o degli stessi dipinti: l’assoluta ignoranza e indifferenza dinanzi al nome Pietro d’Asaro.

Leonardo Sciascia e don Alfonso Puma alla mostra di Pietro D’Asaro

Anche Racalmuto non ha fatto eccezione: prima tappa la Chiesa Madre, dove ci accoglie entusiasta (perché qualcuno finalmente si sta occupando del Monocolo) Don Alfonso Puma, l’arciprete, che dietro nostra richiesta ci presenta il registro dei battesimi (dal 1584 al 1593) perché sicuramente vi avremmo trovato la data (1591) di nascita indicata dai biografi: in realtà la grafia risultava incomprensibile e comunque non v’era la data cercata; per fortuna leggemmo, invece, in un quaderno manoscritto, contenente un elenco di sacerdoti e confrati laici defunti, la data di morte del pittore.

Sebbene inesperta, grazie alla guida paziente della prof. Teresa Viscuso, precocemente scomparsa, ho redatto nel 1974 per così dire il primo catalogo di opere del Monocolo di Racalmuto.

Intanto, il prof. Calvesi relatore della tesi, con occhio clinico (dall’album fotografico in b. n. tornando a casa mi ero accorta che mancavano alcune foto) nota molti aspetti interessanti nella pittura di quello che definisce il “caravaggesco Monocolo di Racalmuto” nelle “letture iconologiche del Caravaggio”, pubblicato nel 1975, e dopo la mostra di Racalmuto dell’84 nelle Realtà del Caravaggio, pubblicato nel 1990, definisce il d’Asaro,” un artista siciliano toccato dal Caravaggio anche nello stile, a suo modo luministico in versione ‘povera’ e popolare, di umile impronta poetica”.

I frequenti contatti fra Leonardo Sciascia, sempre più pressante, e il Soprintendente Scuderi, offrono lo spunto all’allora Assessore Regionale per i Beni Culturali, on.le Luciano Ordile, per la promozione di una Mostra sul Monocolo di Racalmuto: la proposta favorevolmente accolta dall’Assessore e molto sostenuta dal compianto Dott. Alberto Bombace, direttore regionale pro tempore dei Beni Culturali, porterà all’inaugurazione dell’evento nel novembre del 1984.

Avevo da meno di un anno preso servizio presso la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici, a Palermo, che per la seconda volta mi trovavo ad avere un nuovo rapporto con il Monocolo di Racalmuto, essendo stata incaricata dal Soprintendente non solo di curare la Mostra ma anche di redigerne il Catalogo (allora non esisteva il p. c. tutto era scritto a mano e poi dattiloscritto!).

La copertina del catalogo della mostra

In questa nuova fatica, affrontata con timore e tremore, perché diversa la mia posizione da quella di studentessa, sono stata affiancata dal geniale, “folle” diceva di se stesso, purtroppo recentemente scomparso, arch. Prof. Camillo Filangeri: recuperando gli spazi di due chiese (la Chiesa Madre e parte della Chiesa del Monte) ed esponendo le opere in ordine cronologico, permettendo così di godere tutta l’opera del pittore, negli stessi luoghi in cui per lo più erano nate,  aveva voluto creare anche una continuità fra lo spazio interno e quello della piazza per la Matrice, e un ambiente ideale all’interno di quello maestoso della Chiesa del Monte.

All’ organizzazione hanno partecipato il Comune di Racalmuto soprattutto con le figure del Sindaco protempore  Salvatore Marchese,  l’Assessore ai Beni Culturali,  Calogero Savatteri, l’addetto ai BB. CC. del Comune Lillo Bongiorno che, insieme alla Pro loco, con Salvatore Restivo, hanno organizzato per tutta la durata della Mostra una serie di iniziative collaterali, fra cui la piccola preziosa guida alla mostra (che invitava anche ad una visita dei beni artistici del paese), e la giornata di studi a chiusura a febbraio 1985. In corso d’opera è stata preziosa l’opera dei collaboratori della Soprintendenza, e per l’arch Filangeri quella delle due ditte locali Glorioso e Tirone.

La sera del 9 novembre 1984 oltre alle personalità illustri, pur numerose, vi è stata una commovente e massiccia partecipazione popolare che ha gremito la Chiesa Madre, orgogliosa di riappropriarsi di qualcosa che gli apparteneva da secoli e che solo così poteva capire. Meno contento, direi verde dalla rabbia, l’arch. Filangeri quando ha scoperto l’enorme pressione delle persone sui supporti delle tele che rischiavano di cadere rovinosamente.

Sono state esposte complessivamente 25 tele fra grandi e piccole: la mostra ha visto una grande affluenza di visitatori, anche da altre parti d’Italia e dall’estero; più di 4.200 persone, secondo il comune. Molte testate giornalistiche, anche straniere ne hanno parlato suscitando interesse in tutto il mondo.

Pietro D’Asaro, autoritratto

Concludendo, direi che Pietro d’Asaro, il Monocolo di Racalmuto, semmai lo fosse stato, piccolo pittore di provincia, per quanto personalità misteriosa e controversa, ha mostrato una grande conoscenza culturale dell’arte del suo tempo, è stato quello più attento a Caravaggio, era molto ricercato presso la nobiltà del tempo e persino il prof. Calvesi lo definisce Caravaggesco.

Ci sono, anche con la giornata di oggi, tutti i presupposti perché questa storia continui: a voi il testimone.

Una nota finale priva di polemica: prima di entrare qui alla Fondazione Sciascia, ho rivisto alcune tele del pittore presso la Chiesa Madre. Sono rimasta sorpresa del cattivo stato di conservazione! Per la buona conservazione basterebbe solo una periodica manutenzione fatta da mani esperte e con mezzi adeguati, bisogna evitare di ricorrere ad un nuovo restauro! Suggerirei al Sig. Sindaco e all’Assessore dei BB. CC., qui presenti, per incentivare anche l’interesse turistico per i propri tesori, di curarli, promuovendo dei corsi di formazione anche brevi per manutentori di beni culturali, rivolti soprattutto ai giovani, in sinergia con la Diocesi, soprattutto per quanto riguarda i Beni ecclesiastici. La mia ultima sede di lavoro è stata il Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro, a Palermo, dove con il Direttore, rivolta soprattutto ad Enti locali e Diocesi della Sicilia, abbiamo svolto una campagna di sensibilizzazione in tal senso.

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One Response to Pietro D’Asaro, una grande storia umana coperta da quattro secoli d’oblio

  1. Piero Li Gregni. caselle Torinese Rispondi

    16/01/2020 a 18:42

    Tanti complimenti a Maria Pia Demma e a tutti coloro che hanno contribuito alla riscopperta di un grande artista che correva il rischio dell’obblio. Grazie

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