Pasta alla Norma, un primo piatto “a regola d’arte”

|




Sicilia Gastronomica, l’appuntamento del venerdì con la rubrica di Antonio Fragapane

Antonio Fragapane

Facciamo un esperimento. Si prepari una salsa di pomodoro fresco, di quelle che in Sicilia possono far “svoltare” qualsiasi giornata. Poi, si prenda un tipo di pasta corta, diciamo maccheroni, si mettano a cuocere e si tolgano dal fuoco rigorosamente “al dente”. Contemporaneamente, si affetti una melanzana e si frigga in olio bollente. Far mantecare il tutto in una padella, spolverando il risultato con scagliette di ricotta salata e, infine, decorare (e profumare) con l’aggiunta di basilico.

Fatto? Benissimo. E adesso? Beh, bando alle ciance e mani alle forchette per immergersi nel gusto di uno dei piatti più “mediterranei” che siano mai stati concepiti: la Pasta “alla Norma”. La dolcezza del pomodoro appena raccolto, il sapore della melanzana fritta, il rinforzo gustativo della ricotta salata e la freschezza del verde basilico, non faranno altro che sublimare l’esperienza culinaria che state per vivere, fidatevi. Che poi siate seduti a casa vostra o a un tavolo con vista sul Liotru (a Catania), o su Monte Monaco (a San Vito Lo Capo) o sull’Isola delle Correnti (a Portopalo di Capo Passero), località a parte, poco cambia, anzi nulla, rimarrete estasiati lo stesso, e magari vorrete anche fare il bis, e sarebbe più che comprensibile. Ma mentre le vostre papille saranno tutte frementi e all’opera, vogliamo raccontarvi una storia.

Era la sera del 26 dicembre del 1831 e al Teatro alla Scala di Milano era appena andata in scena la prima di un’opera di un giovane (e talentuosissimo) Maestro siciliano, Vincenzo Bellini. Fu un fiasco solenne, come lo stesso autore scrisse in alcune sue lettere private (anche se, dalla seconda messa in scena in poi, il successo fu planetario, tra applausi, critiche osannanti e fama imperitura). Il lavoro del “cigno catanese” era la Norma, e quella fatidica sera meneghina post natalizia successe anche che un appassionato cuoco concepì una particolare ricetta, tutta dedicata ai profumi, ai sapori e ai colori della terra d’origine del Bellini, piatto che per la prima volta fu servito proprio in occasione dell’esordio nel teatro lirico più importante al mondo. Piccola curiosità: la prima interprete femminile, quella sera, fu la soprano Giuditta Pasta, nomen omen, potrebbe pensare qualcuno, chissà. Una versione del racconto leggermente diversa da quest’ultima, narra invece che la ricetta sia stata ideata dai concittadini del Maestro catanese per consolarlo del pessimo risultato ottenuto alla prima uscita della sua “creatura”. Ma tant’è, sempre di omaggio si è trattato, a tal punto che la Pasta “alla Norma” è da sempre annoverata tra le specialità tipiche della città di Catania.

Ma ci sarebbe anche una seconda storia. Si narra che nel 1920, in una elegante casa nella centralissima via Etnea, a Catania, ebbe luogo un pranzo. Alla tavola sedevano, ovviamente, i padroni di casa, Giuseppe Pandolfini e Anna Musco, i figli della coppia che stava ospitando – Turi, Janu e la moglie di quest’ultimo, Saridda D’Urso – e un duo artistico d’eccezione, l’attore Angelo Musco e il commediografo, regista e scrittore Nino Martoglio, ovvero il sodalizio creativo (che durò quasi vent’anni) che ha rifondato la storia del teatro catanese. Ebbene, appena servito a tavola il primo, la leggenda vuole che fu proprio Martoglio, molto colpito dal sapore e dall’equilibrio del piatto, a complimentarsi con la cuoca artefice di quel capolavoro, esclamando Signora Saridda, chista è ‘na vera Norma, frase che, si dice, abbia quindi battezzato ufficialmente la ricetta. In verità, l’espressione era già in uso a Catania per indicare qualcosa che fosse stata realizzata “a regola d’arte”, ma il riferimento esplicito all’opera belliniana è stato perfetto, chapeau, un vero coup de théâtre. E da uno come Nino Martoglio, del resto, cos’altro aspettarsi?

Scrivevamo, poco sopra, della composizione della Pasta “alla Norma”, piatto piuttosto semplice, con ingredienti freschi e di facile reperibilità. Qui, per ovvi motivi di cronaca, ci urge informare il lettore dell’esistenza di qualche piccola (e inevitabile) variante, come quella molto osteggiata dell’uso degli spaghetti, quindi pasta lunga, in sostituzione della tipologia corta. Ma c’è anche chi, preparata la pietanza, la inforna per un ulteriore (e brevissimo) passaggio “al caldo”. Una versione light incoraggia l’uso della melanzana grigliata al posto della fritta e c’è chi la taglia non a fette ma a cubetti. Piccolezze che ci allontanano dal Canone, ma nessun problema: l’Accademia è nata per essere messa in continua discussione, quindi, tranquilli, anzi, fate pure. Certo, se però Martoglio sapesse…

 

 

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *