Fondazione Sciascia, il “caso Cavallaro” diventa una questione legale

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POLEMICHE. Felice Cavallaro diffida il Cda della Fondazione Sciascia: sono ancora componente a tutti gli effetti, dovete convocarmi. L’avvocato Rubino chiede di invalidare la riunione alla quale non era stato invitato Cavallaro. E minaccia di rivolgersi alla magistratura

L’estromissione di Felice Cavallaro dal Cda della Fondazione Sciascia attraverso un cavillo burocratico, diventa una questione legale.

Il giornalista del Corriere della Sera si è rivolto all’avvocato Girolamo Rubino per contestare il metodo e il merito del suo allontanamento, diffidando il sindaco di Racalmuto e presidente della Fondazione Sciascia ad annullare l’ultima riunione del Cda del 18 maggio scorso alla quale non era stato invitato. E sempre attraverso il suo legale Cavallaro chiede di essere convocato per le prossime riunioni.

Felice Cavallaro

Secondo quanto si legge nell’esposto, Cavallaro “è a tutt’oggi componente in carica del C.D.A. della Fondazione Leonardo Sciascia, atteso che non è dato apprezzarsi, relativamente alla deliberazione n. 22  del 18.02.2015 del Consiglio Comunale del Comune di Racalmuto, alcun profilo di nullità”. Per questo, Cavallaro invita “il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Leonardo Sciascia, in persona del presidente pro – tempore Architetto Vincenzo Maniglia, a riconoscere come pienamente valida ed efficace la nomina del medesimo a componente del Cda. Il Cda. della Fondazione de qua, in persona del Presidente pro – tempore, a dichiarare invalida la seduta del Consiglio tenutasi in data 18.5.2019, in ragione della mancata convocazione dell’odierno scrivente. Il Presidente pro – tempore del Consiglio di Amministrazione a convocare l’odierno scrivente alle sedute del Cda. che si terranno in data successiva al ricevimento della presente”.

Se entro trenta giorni non ci sarà alcuna risposta, Cavallaro si rivolgerà alla magistratura per far valere le sue ragioni.

“Sottolineo l’uso strumentale di un cavillo burocratico – commenta Felice Cavallaro, spiegando le ragioni del suo ricorso alle vie legali – per estromettere un consigliere che vuole “aprire le porte” della Fondazione. Aprirle a università, editori, intellettuali, ricercatori. Sorpreso che dopo 30 anni la volontà espressa da Sciascia di una ‘donazione’ dell’archivio e delle sue 4 mila lettere non sia stata formalizzata. Si rischia di considerare la Fondazione un deposito. E perfino il responsabile letterario, Antonio Di Grado, ipotizza un trasferimento delle carte in altra sede “non marginale”. Il contrario della volontà manifestata dallo scrittore. Come ha osservato Silvano Nigro in questi giorni parlando di un ‘tradimento’ di Sciascia”.

 

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