Cuore di padre

da | 19 Mar 22

Sei padre quando senti la responsabilità dei tuoi figli, quando sei il calore dei loro abbracci, quando sei l’incitamento dei loro primi passi, quando sei la medicina del loro dolore, quando sei la giostra della loro voglia di divertirsi, quando sei la forza che ancora non hanno.

                               Sei padre quando senti il calore dei loro abbracci

Essere padre, oggi come ieri. Oggi perché sono padre, ieri perché sono stato figlio e ho avuto un padre.

La festa del papà, dunque, arriva per festeggiare e per essere festeggiati con dolci, cravatte, berretti, libri e altro. Un regalo materiale è un classico ed è sponsorizzato dalla pubblicità della vigilia e fortemente auspicato dai titolari dei negozi. C’è chi ci tiene, c’è chi non pensa ad altro. Il regalo vero è però l’elettricità che si attiva più forte senza alcun costo nella bolletta dell’affetto, perché è la vibrazione del filo invisibile che collega chi ha generato la vita e chi è stato messo al mondo.

La paternità è il legame che unisce, che ti fa battere il cuore, che ti stringe lo stomaco, che ti rende responsabile di una creatura dall’istante della sua nascita, che ti fa piangere quando è ferita, che ti fa gioire quando la vedi sorridere, che ti inorgoglisce quando supera con le proprie forze gli ostacoli.

Il cuore di un padre batte anche a distanza degli stessi battiti di chi ha in circolo il suo stesso sangue. E vive le sue ansie, le sue preoccupazioni, le sue delusioni, le sue speranze, la sua felicità, cogliendole anche dai silenzi, dagli sguardi smarriti, dagli occhi che si dilatano e luccicano. E a volte non sai cosa fare, ti chiedi pure se è giusto fare quel che sul momento pensi. Ma ci sei, ci sei sempre.
 
Non è facile fare il padre. Figli si nasce, ma padri si diventa. Lo impari strada facendo, giorno dopo giorno, seguendo una spinta che ti ritrovi dentro. Sbagliando, anche, sbagliando tanto. E te ne accorgi a volte quando è troppo tardi. E vieni assalito dai pensieri, dai sensi di colpa. E ti rimproveri, ti martelli la testa: sono un buon padre? Cosa posso fare di più? Domande che continuano quando vedi il tuo bambino o la tua bambina cresciuti, adulti, maturi: avrei potuto fare di meglio?

E tante domande te le rivolgi anche da figlio: avrei potuto essere un figlio migliore? Avrei potuto essere più comprensivo nei confronti di papà? Gli avrei potuto rendere meno complicato il compito? Perché noi figli siamo difficili e pretendiamo, pretendiamo.

Andiamo avanti per modelli, su come si debba essere padri e su come si debba essere figli. Ci sono pure dei manuali. C’è pure la scienza con tanto di consigli da mettere in pratica. Ma a volte la vita non ti mette nelle ottimali condizioni per essere quel padre che avresti voluto essere, per non far mancare nulla ai tuoi figli.

Esistono nella casistica – è giusto non ometterlo – anche padri che non riescono a essere padri, che non diventeranno mai padri neanche con operazioni chirurgiche, farmaci, corsi di formazione, sostegni finanziari. Gli esperti parlano di competenze genitoriali che mancano, che non si sono alimentate, sviluppate. Ma siamo nel patologico e, purtroppo, a volte anche nel giudiziario.

Sei padre quando senti la responsabilità dei tuoi figli, quando sei il calore dei loro abbracci, quando sei l’incitamento dei loro primi passi, quando sei la medicina del loro dolore, quando sei la giostra della loro voglia di divertimento, quando sei la forza che ancora non hanno, quando sei la rete delle loro cadute, quando sei la mano che l’aiuta a rialzarsi, quando sei il pane per la loro fame e l’acqua per la loro sete, quando sei lo sprone delle loro incertezze, quando sei il no delle loro esagerazioni, quando sei il nido da cui imparano a volare liberi da ogni catena.

Padre lo sarai per sempre, fino all’ultimo respiro. La natura non ha stabilito una scadenza. Per la verità, il padre continua a vivere anche dopo l’esperienza terrena, nello spirito e nella carne dei figli così come la  madre. Genitori si è in due. Ma padre e madre si festeggiano separatamente, quando si potrebbero festeggiare assieme in un’unica ricorrenza. Ma va bene così. Festeggiamo i padri, con un pensiero a chi non c’è più, a chi nella tragedia di una guerra ha perduto la vita o per difendere la propria Patria o per rispondere all’ordine di invadere la terra di un proprio fratello. Padri che hanno lasciato orfani i propri figli e vedove le proprie mogli.

http://www.raimondomoncada.blogspot.com

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