Angelo Scandurra, il poeta solitario deluso dalla Sicilia

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INCONTRI “C’è in giro tanta inadeguatezza. Abbiamo dissacrato le regole e i valori”

Angelo Scandurra fotografato da Angelo Pitrone

La Sicilia è terra di poeti. Ma pochi come Angelo Scandurra vivono la poesia dentro. I versi scorrono nelle sue vene e diventano impegno civile, strumento per dire le cose come vanno o come non vanno. Per lui – intellettuale raffinato che vive all’ombra dell’Etna, solo nell’isola per le cose che pensa e dice – non c’è via di scampo: in Sicilia le cose vanno come vanno, e lui si danna dentro soffrendo per la rassegnazione che vede in giro tra i giovani, l’inadeguatezza e arroganza di buona parte di politici e amministratori.

Siamo persi – ci dice – non si ragiona più, stiamo perdendo ogni valore. Questo stato d’animo lo ha raccontato in versi e recentemente anche in un’opera teatrale, scrivendo utilizzando metafore: “Il canovaccio dell’esistenza, confezionato da menti affinate al tornaconto, ci costringe, battuta dopo battuta, ad affannarci per guadagnare comunque le luci del proscenio, dove gli applausi divengono fragori di connivenze… Abbiamo dissacrato gli ideali, i valori e le più elementari regole civili”.

Andiamo a trovare Scandurra a Valverde. Lo conosciamo da tempo. Anche se un po’ pessimista e rassegnato cerca di andare avanti con le cose in cui crede. Continua a stampare libri con la sua casa editrice Le farfalle. Tra gli ultimi autori che ha pubblicato, Vincenzo Consolo. Una raccolta di scritti dell’autore del Sorriso dell’ignoto marinaio sull’Arte. Memorabili restano le edizioni del Girasole. Tanti libri curati nel particolare, nella scelta della carta elegante e raffinata, come la sua poesia. Dal Girasole sono passati in tanti, da Gesualdo Bufalino a Dario Fo, da Manlio Sgalambro a Roberto Roversi. “Dovevo anche pubblicare una serie di voci nuove di Occhio di capra – ci racconta – ne avevamo parlato con Sciascia. Ma la sua morte ha bloccato il progetto”. Scandurra, oltre ad essere poeta e raffinato editore, è curatore di numerose mostre artistiche. L’ultima, in ordine di tempo, dedicata a Emanuele Floridia. Una mostra che si è svolta nel salone di Villa Cosentino. Un omaggio al pittore ragusano scomparso nel 2003: “Ripensare, con questa avvincente mostra, Emanuele Floridia è, per me, un sentimento poetico”. In ogni cosa, per Angelo Scandurra, c’è un velo di poesia o un sentimento poetico che rende le cose migliori. Così è stato anche quando ha fatto il sindaco di Valverde, da 1994 al 2003. Parentesi felice per il paesino etneo tanto caro a Luisa Adorno che qui ha ambientato “Arco di luminara”.

Scandurra è poeta malinconico. Continua a dannarsi vedendo l’imperante e nauseante malcostume che ha trascinato la Sicilia ad un fallimento della politica, a destra e a manca: “Nessuno si occupa della vera Cultura, della valorizzazione della nostra Storia, della Scuola. Le istituzioni culturali sono abbandonate al loro destino, lasciati senza soldi e senza guide. Poi però leggiamo di privati che salvano la casa di Sciascia e allora un pizzico di ottimismo lo intravediamo”.

Si arrabbia. Si agita. Quando parla di queste cose sembra un cantastorie che si rivolge però ad una piazza vuota. Il fotografo Angelo Pitrone coglie l’attimo. Ne viene fuori il ritratto di un uomo che ha tante cose dentro e che vorrebbe gridarle ai quattro venti. Quello che dice lo ha anche scritto da qualche parte: “C’è una corsa sfrenata alle onorificenze, all’accaparramento di posizioni. Non meditiamo più. Sappiamo consumare persino la nostra memoria e le nostre radici”.

La Sicilia è terra di poeti e scrittori, sì, anche se non c’è più la Sicilia di una volta. Eppure può capitare, in un caldo pomeriggio d’agosto, di incontrare uomini come Angelo Scandurra, isole nell’isola, che sanno commuoversi davanti ad un nuovo libro, alla foto di uno scrittore o ad un’antica piastrella siciliana. Alla sua privata collezione di ceramiche, le due mattonelle ottocentesche provenienti da Racalmuto, dal paese del suo amico Sciascia, occuperanno sicuramente un posto di rilievo.

LE FOTO di ANGELO PITRONE

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