Affresco su una Sicilia d’altri tempi

di | 2 Set 21

Letture. “La grande sete”, di Antonio Russello, edizioni Medinova.

Ho finito la lettura de “La grande sete”. di Antonio Russello – Medinova Edizioni 2021. Sento ancora il profumo della carta tra le mani e il fruscio dello scorrere delle pagine una dopo l’altra nelle orecchie, ma soprattutto ho ancora impresse negli occhi le immagini evocate dalla scrittura di Russello.

È stato come ammirare un grande affresco le cui pennellate hanno immortalato una Sicilia d’altri tempi (non troppo lontani) vessata non solamente dalla mancanza della preziosa acqua ma anche dalla prepotenza e dall’arroganza di chi, forte del suo potere, non ha mancato di abusare dei privilegi, derivati dal suo status economico, nei confronti di un popolo il quale, nei vari strati sociali (contadini, impiegati e borghesi), con indolenza fa da corollario in tutto il romanzo con scappellate e baciolemani a voscenza.

Mi sono sentito trascinare nella lettura come in un vortice, forse perché siciliano e, quindi, conoscitore della nostra storia; Russello ha una capacità di scrittura potente, essenziale, scorrevole e accattivante, non permette di distogliere un attimo l’attenzione dalle pagine per non interrompere quella sorta di film che si viene a creare nella mente del lettore, tanto è fedelmente descrittiva nei particolari soprattutto nei paesaggi agrigentini che, come scrive Salvatore Ferlita nella sua prefazione, “…Nessuno prima di Russello (solo Pirandello l’aveva qua e là, a suo modo immortalato) era riuscito a dar conto della sua bellezza contraddittoria…”.

La storia, ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto ad Agrigento negli anni ’60 (l’uccisione del Commissario di P.S. Cataldo Tandoj – n.d.r.), è imperniata sulla figura di Ernesto Righi, Commissario di Polizia trasferito da Mantova ad Agrigento, che viene a trovarsi in un contesto sociale diametralmente opposto a quello della città di provenienza. È accompagnato dalla bellissima moglie Maria Gloria alla quale non mancherà, dopo i primi naturali scoramenti, di subire il fascino solare siciliano e quindi di “stravolgere” completamente il concetto di “donna” nelle menti e nei cuori focosi degli uomini agrigentini che, ognuno a modo loro, la contendono e la corteggiano. Finirà poi col cedere alle avance del barone Don Mimì Lo Bue, ricco feudatario che fa della prepotenza il suo credo e che viene, a sua volta, “addomesticato” da Maria Gloria per la quale riprende a studiare (lui che aveva ottenuto la laurea in Giurisprudenza semplicemente facendo leva sul suo potere economico) pur di conquistarla.

“La grande sete” d’acqua in tutta l’opera fa quasi da quinta teatrale a tutta la vicenda che si apre con la gustosa e tragica disputa di un secchio d’acqua tra Calogero Sardella e il suo mulo; bastano già queste prime pagine, da sole, per avere la misura della preziosità di quel liquido. Il tutto inserito nella descrizione di uno scenario brullo e arso della campagna agrigentina, sferzata dal caldo e umido scirocco africano.

E’ speciale, in un passo del romanzo, come Russello contrappone e sublima nella figura di Maria Gloria gli estremi sociali: Don Mimì (ricco e facoltoso) e Calogero Sardella (il suo mezzadro, povero e sacrificato ad una vita di sacrifici e senza alcuna gioia): E’ nel momento in cui la donna, all’apice di una giornata di piaceri con il barone, che gli fa toccare con mano la sua ricchezza, si avvede della figura triste del Sardella, chino sotto il sole cocente a sbucciare le fave; lei scende dall’albero di gelso e va a posargli un bacio sulla bocca, regalando a quell’uomo un attimo di gioia, forse l’unico della sua vita.

Il romanzo si snoda leggero ed elegante tra le mille contraddizioni di un popolo che soggiace al potente, magari lo “maledice” a denti stretti ma che non osa ribellarsi, chiudendosi nella sua sofferenza e sperando che quello gli conceda qualche “favore”. Non manca, naturalmente, il riferimento alla piaga mafiosa, contro cui lotterà il Commissario Righi fino a pagarne l’estrema conseguenza della morte.

Antonio Liotta, lungimirante Editore della Medinova, cui si deve una parte rilevante nella riscoperta e nel recupero delle opere di Russello, nella dedica sulla mia copia ha scritto: “…con l’augurio di “amare” questo grande Scrittore…” – credo proprio che la scintilla sia scoccata.

1 commento

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    Perspicace e arguta questa recensione che riscopre, chiarendolo ulteriormente, il valore letterario e – ahinoi – purtroppo socialmente ancora più attuale di allora di Antonio Russello. Preciso e prezioso

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