Racalmutesi in cerca d’autore

|




Un intero paese in mostra. Cento scatti su Racalmuto e la sua festa raccontati da dieci fotografi che hanno partecipato al workshop di fotografia di Shobha. Un album di paese dove si sente la grande presenza di Leonardo Sciascia

La consegna degli attestati ai partecipanti del workshop (Foto Angelo Pitrone)Nel paese che si abbraccia con un solo sguardo, sempre avrei voluto avere molteplici sguardi per conoscere, allo stesso istante, l’ombra dei vicoli stretti, le ore calcinate dal sole nella controra, la rete di rughe dei vecchi, il vestito bianco delle bambine con lo zucchero filato. Nei giorni della festa, poi, non ne parliamo. Quando la domenica mattina i cavalli bardati risalivano per la scalinata del santuario, nel profumo di zucchero bruciato della cubaita, nel rullare convulso dei tamburi, ero angosciato dalla prospettiva, dal punto di vista, dall’angolo di osservazione. Dallo sguardo, in definitiva.

ECCO UNA FOTO DI OGNI FOTOGRAFO CHE HA PARTECIPATO AL WORKSHOP

Era meglio seguire l’acchianata dei cavalli da sotto o da sopra? Dentro il terrore che lievitava specchiandomi nell’occhio dilatato del cavallo, nella mossa della folla che si scomponeva allo sfaglio improvviso dell’animale, ogni volta mi assaliva il dubbio di essereAlessandro Giudice nel posto sbagliato. Attratto dal mio stesso sgomento per la festa violenta e urlante, insonne e rapsodica, mi chiedevo come riuscire ad essere allo stesso tempo al sicuro e al centro della scena. E la questione si riproponeva per la rissa – rissa attesa, invocata, scongiurata, paventata – del sabato sera, alla presa della bandiera. Stare a un balcone, al di sopra della piazza brulicante di teste, coppole, palloncini, torroni, sudori? Una volta al sicuro, affacciato alla ringhiera, saluti di qua e Francesca Fabianodi là, invidiavo chi invece sfidava il cerchio del pericolo, al centro della piazza, quando il trattore accelera e il mar rosso della calca si allarga per far passare la macchina di legno carica di bandiere ricamate, per accogliere il grappolo urlante dei corpi tesi e nervosi di chi assalta il Cilio per conquistare il vessillo, la vittoria, la gloria, sia pure nostrana e paesana, ma gloria lunga un anno che consacra il valore e il coraggio del picciotto più forte e valente.


Massimo MinglinoMai avrei pensato che un giorno avrei potuto Livio Catalanogodere di tanti sguardi, di decine di occhi, di differenti punti di vista. È successo invece quest’anno. È successo con Shobha e con tutti quelli che hanno partecipato al nostro workshop. Dovrei dire i nomi di tutti e diIvano Da Corte ciascuno, se non lo faccio è solo per non annoiare, perché i nomi dicono poco se non racconti le risate, l’amicizia, le nottate, le cene, i pianti, i legami che si creano dentro un gruppo quando si vivono ore intense, giorni densi, sonni scarsi.Marco Salvadori
Ma degli sguardi voglio dire, invece. Ché ritrovare un paese attraversato da una pattuglia Simone Tramontidi fotografi, nei giorni della fiesta di luglio, nelle lunghe ore della pampillonia regalpetrese significa ricostruire e reinventare un luogo nella trama del molteplice, nel frammento di specchio personale. In definitiva, avere per le strade di Racalmuto diversi punti di vista vuol dire moltiplicare possibilità, creare ubiquità, e, finalmente, uscire dal dilemma: sopra o sotto, a monte o a valle, davanti o dietro. Da questo workshop esce fuori un paese davvero straordinario. Ma non solo perché in qualche modo Racalmuto-Regalpetra èEva Krampen Kosloski un crocevia particolare (a partire dalla sua sovrapposizione tra letterario e reale, tra follia e saggezza, tra arcaico e moderno), ma perché queste foto restituiscono un paese che certo esiste nel territorio del concreto, ma visto e osservato e Francesca Dinifotografato da angoli molteplici, finisce per esistere solo nell’occhio di chi lo ha ritratto e, ora, anche nei nostri occhi. Tutti sanno che il testimone non è mai neutrale o incolore. Finisce inevitabilmente per modificare la realtà che racconta, con la sua stessa semplice presenza. Gli amici fotografi del workshop sono diventati evento dentro l’evento, festa nella festa. E la gentile follia ironica dei racalmutesi si è offerta al loro sguardo, aprendo le case o i ricordi, mettendosi in posa, mostrandosi nei suoi gesti quotidiani, regalando i propri volti con quanto di dolore, speranza, rabbia o sogno nasconde e rivela ogni faccia.

Gaetano SavatteriAnna Svelto














(Nei prossimi giorni Malgrado tutto web pubblicherà gli scatti dei dieci fotografi Anna Svelto, Alessandro Giudicie, Francesca Dini, Francesca Fabiano, Livio Catalano, Marco Salvadori, Massimo Minglino, Simone Tramonte, Eva Krampen Kosloski e Ivano Da Corte che ha vinto il workshop “Racalmuto, un paese straordinario” organizzato da Shobha con Mother India School in collaborazione con “Malgrado tutto”)

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *