Quei ragazzi sospesi nel tempo e nell’attesa

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Quando i cittadini sanno essere solidali al di là delle decisioni dei loro Governi.

Ripubblichiamo un articolo di Ester Rizzo, del luglio del 2015, testimone diretta di come il governo francese, sia “inumano” al pari di quello italianonei confronti dei migranti. Le testimonianze di allora rese da Protezione Civile e Croce Rossa dimostrano invece come i cittadini siano solidali al di là delle decisioni dei loro Governi. 

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Sono lì, sono un centinaio, tutti ragazzi. Sono lì tra gli scogli bianchi al confine tra Ventimiglia e Mentone. Una distesa di tende colorate, di asciugamani, lenzuola, coperte stese a terra. Dove prima c’era la vecchia froneitiera tra Italia e Francia stazionano le ambulanze della Croce Rossa ed i volontari che distribuiscono generi alimentari di prima necessità. Parlo con gli operatori, mi dicono che sono lì quasi da un mese, mi confermano la solidarietà della gente comune sia italiana che francese.

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Il sole è alto, il cielo terso ed il mare è di un azzurro profondo. I migranti sono sdraiati, sono a digiuno poiché osservano il Ramadan.

Mi aggiro fra di loro molto a disagio, non insisto con lo sguardo, mi pare di violare la loro intimità. L’atmosfera è surreale, al largo i miei occhi catturano due grandi navi da crociera ed un lussuosissimo yacht.

Inizio a parlare con alcuni di loro che sono seduti sul marciapiede e mi riferiscono che arrivano dal Sudan e dalla Somalia, che sono lì fermi da due settimane e che vorrebbero raggiungere i loro familiari o amici in Germania, in Svezia o in Norvegia.

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E invece restano là, in quel lembo di terra, sospesi nel tempo e nell’attesa, prigionieri di norme e di decisioni di governi.

Li saluto, sorrido, ricambiano il sorriso e risalgo in macchina. Attraverso la “ripristinata frontiera”, passo il controllo della “gendarmerie” ed entro in Francia, a Mentone, senza alcun problema. Il largo viale del lungomare è pulito, ordinatissimo, aiuole di fiori, distese di ombrelloni, turisti che si avviano verso le spiagge.

Mi volto indietro… i cento migranti sugli scogli sono ora solo una macchia di colore che non turba alcuna quiete. Continuo a ripetermi “dove è la loro vita?”. Nessuno, purtroppo, potrà rispondermi, in questa parte di mondo siamo tutti troppo impegnati ad ancorare le nostre certezze.

Da Malgrado tutto, luglio 2015.

 

 

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