“Sono Lucia Riina, figlia di Totò…E queste sono le mie opere”

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La figlia del sanguinario capo dei capi di Cosa Nostra debutta con queste parole sul sito che ha aperto per pubblicizzare i suoi quadri. Alcuni saranno anche belli, ma fa impressione quel sano orgoglio di famiglia di cui sembra nutrirsi

Lucia RiinaTi fissa con due occhioni verdi, la faccia pulita, un lieve sorriso appena accennato dalla bella foto con cui si presenta nel suo sito internet. Ha un viso dolce, di ragazza semplice, perbene. Chiariamo subito una cosa: se dovessimo fidarci di un’immagine, di questa immagine, così, a naso, senza chiederci chi sia questa giovane donna che propone di venderti le proprie opere, i propri dipinti, bè, se ci piacessero li acquisteremmo senza indugi, un po’ anche per la faccia rassicurante e solare dell’artista. Così come del resto facciamo con qualsiasi cosa ci capiti di comprare: mica stiamo a controllare il casellario giudiziario del venditore, le fedine penali dei genitori, dei parenti.

Ma, sganciamoci per un attimo da sane ipocrisie e ammettiamo lealmente che pur se dovessero piacerci le opere di questa giovane artista, avremmo per lo meno un sussulto e forse qualche riserva nel procedere con l’acquisto una volta scoperto di chi si tratta. Non che occorra fare chissà quali ricerche per verificare se quel cognome abbia a che fare o meno con chi si sospetta una volta letto. No. Basta cliccare sull’icona “Chi sono” del suo sito ed è lei stessa a presentarsi senza celarsi dietro a pseudonimi, o a nomi fasulli, fittizi. Anzi. Lo chiarisce subito, nelle prime quattro righe. E sembra farlo perfino con orgoglio, con nettezza. Quasi a dire “questa sono, non mi nascondo.” Quasi a sfidare il visitatore che dovesse tentennare di fronte a quella scoperta. Quasi a dire “non sarai così bigotto da scappare via sol perché sono figlia di mio padre?”
E allora ecco come si presenta.
“Sono Lucia Riina, ultimogenita di Salvatore Riina ed Antonina Bagarella, sorella più piccola di Maria Concetta, Giovanni e Giuseppe Salvatore, quindi anche nipote di Leoluca Bagarella.”
Sì, insomma, la figlia del sanguinario capo dei capi di cosa-nostra. Che qui non serve ricordarne le gesta.
Bene. Che fareste a quel punto, se già vi fosse piaciuta un’opera in vendita e stavate per comprarla? Vi frenerebbe aver scoperto di chi siano quelle opere?
altEvidentemente lei, Lucia Riina, che intelligente lo è di certo, se lo sarà posto il problema. Si sarà chiesta “qui non farò affari se non provo a chiarire.” E che cosa chiarisce l’ultimogenita di Totu ‘u curtu? Non parole di dissociazione dal genitore. Non tanto meno condanne contro quel suo passato di bambina cresciuta fino a tredici anni a nascondersi in ville lussuose con tanto di piscina nella dorata latitanza di famiglia, prima di rispuntare a Corleone, una volta catturato il padre. Né, ancor meno, denunce vibranti stile Peppino Impastato. Che cosa allora? Quattro righe per dire che “di me molti conoscono soltanto le chiacchiere e le polemiche (…)Ma io non sono qui per fare chiacchiere, proclami o polemiche, ma perché ho qualcosa di concreto da offrirvi….” Le sue opere. Che alcune sono pure belle, intendiamoci. I pesci soprattutto. Coloratissimi, vivi. E fa un po’ impressione, ma chissà quanto voluta, l’opera in cui su una tavolozza in legno dipinta a mano crea una targa moderna di auto con scritto Corleone, e in calce tanto di firma dell’artista: Lucia Riina, naturalmente. Una passione coltivata da piccolissima, da quando a sei anni disegnava pesciolini, lumachine, farfalline. E ora che è una donna sposata e innamorata, vuole legittimamente viversela la sua vita, anche con un’attività che la porta, giocoforza, a confrontarsi con la gente, a cui presenta senza alcun pudore, il suo biglietto da visita. Con fierezza perfino ostentata. E rimarca con uno slancio di generosità che il 5% di ogni pezzo venduto sarà devoluto all’organizzazione “Save the children”, che però quando l’ha saputo ha smentito: “a noi non risulta; non abbiamo partecipato ad alcuna vendita delle opere della signora Riina e non abbiamo mai avuto contatti con lei.” Punto. Ma il circo mediatico si è già messo in moto. E se fosse tutto calcolato? Intendo dire: capirà bene Lucia Riina che se si fosse affacciata al mondo dell’arte e del commercio con un nome diverso, nascosta dietro un alias, non se la sarebbe filata nessuno. Che se oggi siamo tutti qui a scriverne, e non solo noi, ma anche i più autorevoli settimanali, i quotidiani, i tg, è solo perché si chiama come si chiama. Vi sarete però accorti che lei non parla: nel senso che non rilascia interviste. Lo so bene perché il tg5 ha provato a contattarla per chiederle altun’intervista. Ma non ne concede, perché sa che si finirebbe fatalmente per parlare della sua famiglia. Sa bene che un giornalista non potrà non chiederle perché non si sia mai dissociata dal padre. E non serve neppure barare assicurandole che si parlerà solo della sua attività. Niente da fare. Lucia Riina ha ottenuto la pubblicità che cercava e non concede nulla neppure alla sua coscienza, che anzi sembra nutrirsi di un sano orgoglio di famiglia. Del resto, chi può impedirglielo? Concedendoci qualche facile retorica, giova qui ricordare che, si sa, le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. E che è giusto che i figli, se sono incensurati, possano e debbano farsi o rifarsi la vita che vogliono. Ma ci sono padri e padri. E reati e reati. Lucia Riina lo sa, ma ha scelto così.

Carmelo Sardo

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