L’ingegnere di Naro che ha spedito Ulisse nella neve

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La storia della domenica

Felice VinciViene da Naro l’ingegnere nucleare che ha trasferito Ulisse e Polifemo, Ettore e Achille, nel mar Baltico. Felice Vinci, famiglia originaria dell’agrigentino, con la sua tesi discussa e rivoluzionaria ha riscritto Omero. I protagonisti dell’Iliade e dell’Odissea non avrebbero navigato e combattuto nel Mediterraneo, ma nei freddi mari del nord, tra isole coperte di ghiacci. I suoi studi strappano così alla Sicilia i suoi miti più antichi, lasciandoci solo il presidente dimissionario Raffaele Lombardo e i nuovi Ciclopi Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Gianfranco Miccichè. Ma chi vorrà venire a vedere questi qui, se in Sicilia non ci sono più nè sirene nè mangiatori di loto? La nuova “Storia della domenica” di Gaetano Savatteri

Togliete il mito alla Sicilia, cosa resta? Togliete alla Sicilia Polifemo, il canto delle sirene, Cariddi, i lestrigoni e i ciclopi, resta solo il presidente dimissionario Raffaele Lombardo. Ma, con tutto il rispetto, non è che torme di turisti partirebbero dai loro paesi per venire a visitare il presidente Lombardo, per giunta uscente, di cui tutto si può dire tranne che appartenga al mito.

Insomma, non c’è mito senza la Sicilia, ma soprattutto non c’è la Sicilia se viene meno il mito. Mitologia antichissima, mitologia omerica, vecchia di oltre tremila anni. Eppure attuale, ma soprattutto utile a sopravvivere.

Schiacciato dal peso del mito, da studente al liceo Empedocle di Agrigento osservavo dalla finestra della mia classe il mare africano e il profilo dei templi greci, mentre la professoressa Viola Vaccaro declamava con voce vellutata i versi dell’Odissea. Ero sicuro che da lì a qualche momento sarebbero spuntate le navi degli Achei. Ero certo che su quella spiaggia prima o poi sarebbe ripassato Ulisse, bello di fama e di sventura nel suo lungo ritorno a Itaca.

Valle dei TempliQuesto sogno mi dava sollievo, mi aiutava a non vedere i palazzoni di dieci piani che deturpavano e deturpano il paesaggio dell’Akragas cantata da Pindaro, che la definì la più bella città dei mortali. In altre parole, pensavo: sarà pure bruttissima questa Agrigento di oggi, ma è comunque la terra del mito, degli dei e degli eroi, la terra toccata da Ulisse, cantata da Omero e da Pindaro. In pratica, il mito mi aiutava a vivere meglio.

Ero troppo giovane, ma avrei dovuto immaginare che non ci si può fidare dei siciliani. Soprattutto di quelli di mare aperto come Felice Vinci. Ingegnere nucleare in pensione, nato a Roma da una famiglia proveniente da Naro, Vinci sostiene di essere legatissimo alla Sicilia. Ma non è vero. Se così fosse, non avrebbe fatto ciò che ha fatto e continua a fare con ostinata pervicacia.

L’ingegner Felice Vinci, non si bene perché, una decina di anni fa ha compiuto il peggiore delitto che possa farsi verso una terra tanto martoriata e infelice come la Sicilia: gli ha scippato il mito. E non lo ha fatto con una leggenda qualsiasi, chessò quella di Colapesce o dei Beati Paoli. Felice Vinci, con consapevole ferocia, ha tolto alla Sicilia il mito omerico di Ulisse.

Sentite un po’ questa storia. Alla fine degli anni Ottanta, questoBrad Pitt ingegnere che costruiva centrali ed era un dirigente dell’Enel, si trovò costretto a fare poco e niente: il referendum del 1987 contro il nucleare aveva cancellato di botto tutti i progetti e piani per lo sviluppo dell’energia atomica in Italia. Vinci avrebbe potuto dedicarsi agli scacchi o al bricolage, invece nel parecchio tempo libero si mise a rileggere i classici: l’Iliade e l’Odissea che lo avevano affascinato fin da bambino.

Leggi e rileggi, si accorge che la descrizione di rotte e paesi di Omero non coincide perfettamente con la geografia del Mediterraneo. Peraltro, Felice Vinci viene colpito da una frase di Plutarco che, a proposito dell’isola Ogigia, dove la dea Calipso trattenne a lungo Ulisse, sostiene che si trova nell’Atlantico del nord a cinque giorni di navigazione dalla Britannia.

L’ingegner Vinci che è cavilloso come tutti gli ingegneri, prende le carte geografiche, fa i suoi calcoli, studia e controlla e arriva alla conclusione che Ogigia è nell’arcipelago delle isole Faroe. Altro che Mediterraneo, altro che mar Egeo, qui siamo nel nord dell’Europa, tra l’Islanda e la Norvegia. Ma l’ingegnere intigna. Compasso e bussola alla mano, prova a ricollocare tutto il mito omerico nei mari del nord, e i conti tornano: le descrizioni delle giornate fredde, delle aurore boreali, del sole di mezzanotte, perfino la conformazione di isole e coste coincide.

Felice Vinci a questo punto va a verificare di persona, scopre che in tutta la Scandinavia ci sono reperti archeologici dell’età del bronzo che somigliano ai ritrovamenti dell’antica Grecia.

PolifemoNe tira fuori una teoria: gli alti e biondi Achei vestiti di pelliccia, come li descrive Omero, erano in realtà popoli del nord che emigrarono a sud cinquemila anni fa, inseguiti dal freddo, per fondare la civiltà micenea. Portarono con sé i nomi di luoghi che trapiantarono nel Mediterraneo, ma soprattutto portarono le leggende tramandate dal loro passato che molti secoli dopo furono trascritte da Omero o da chi per lui, diventando così il mito fondativo dell’Europa.

Insomma, Vinci ribalta tutto, sposta di latitudine Troia, Itaca, Ogigia e lascia la Sicilia senza niente. O quasi. Il suo libro “Omero nel Baltico”, pubblicato dalla casa editrice Palombi, ormai alla quinta edizione, fa discutere gli accademici, accende dibattiti e viene tradotto in più lingue.

I finnici, senza tanta fatica, grazie a Vinci, si scoprono gli eredi di Achille, Ettore e Ulisse. I greci hanno già i guai loro ed è meglio non dirglielo che tra poco, oltre allo stipendio, perderanno pure la guerra di Troia. Vinci gira per il mondo per sostenere la sua teoria, sfidando il sussiego degli accademici.

Ma non si sente un ingrato verso la Sicilia per la quale a parole professaL'Odissea di Vinci tanto affetto? “Tutt’altro. La mia teoria dà significato all’unità europea. Abbiamo l’Europa economica, ma il mio libro dimostra che l’Europa esiste da sempre, dall’incontro tra i popoli del nord e del sud. E’ la dimostrazione che immigrazioni e contaminazioni formano nuove civiltà. E’ già avvenuto in passato, può succedere di nuovo”. E la Sicilia? “Il mito riunifica la Finlandia alla Sicilia, il nord al sud”, spiega Vinci. Sarà pure così, ma se Ulisse non è nemmeno passato da qui, allora ci resta veramente solo Raffaele Lombardo. Quasi quasi era meglio nascere finlandesi.

Gaetano Savatteri


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