La Sicilia va a rotoli, Crocetta chieda il commissariamento

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La provocazione di Pietrangelo Buttafuoco che risponde alle domande di Claudio Reale su livesicilia.it.

“Se il governatore crede veramente in quello che dice, chiami Renzi e gli proponga di sciogliere la giunta. Per il premier sarebbe un’occasione d’oro per sbarazzarsi del vero spreco, le Regioni”.

Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco

“L’unica fatica che Crocetta conosce è prendere le carte, non capirle e mandarle in Procura. Nel frattempo la Sicilia va a rotoli. Se fosse responsabile dovrebbe chiedere il commissariamento lui stesso”. Pietrangelo Buttafuoco si dice un autonomista convinto, ma è pronto ad ammettere una sconfitta: “Ho davanti agli occhi il fallimento – spiega – Una cosa sono gli U2 e Bobby Sands, una cosa le pagliacciate della Sicilia”. La proposta, quindi, è chiara: commissariamento, qualche mese per rimettere in sesto i conti e poi, fra un po’, fra un bel po’, le elezioni. “Matteo Renzi ha un’occasione d’oro”, assicura.

Sarà un’occasione d’oro, ma non è un rischio? Commissariamento significherebbe default.

“È una chiamata di responsabilità per l’opinione pubblica siciliana e per la politica. Il caso Sicilia è dieci volte più problematico del caso Roma. Ignazio Marino, che è molto peggio di Crocetta, non ha davanti agli occhi un disastro di proporzioni simili a quello in cui versa la Sicilia. E questo disastro è stato creato dallo Statuto”.

Un caposaldo, dicono tutti.

“L’autonomia ha creato sacche di competenze fuori dal controllo dell’autorità dello Stato. Pensi a quello che succede ogni giorno nella sanità siciliana. Siamo quello che si definisce uno stato di eccezione, e quindi l’unico rimedio è quello drastico. Andare a una crisi di governo per ripetere le elezioni determinerebbe un danno peggiore”.

E rinunciare allo Statuto risolverebbe il problema?

“Lo Statuto è stato determinato dalle condizioni della stagione separatista, in cui si intrecciavano interessi stranieri, mafia e altro. Da lì incomincia tutto il resto”.

Ma secondo lei perché Renzi dovrebbe accettare di commissariare la Sicilia? A Palazzo d’Orléans c’è un esponente del suo partito.

“Dal punto di vista politico Renzi farebbe un figurone. Andrebbe alla radice del problema: l’autonomia è l’uovo che fa nascere la gallina mafia. E poi, soprattutto, le apparenti riforme sono acqua fresca rispetto al disastro delle Regioni. Le Regioni sono un pozzo senza fondo di corruzioni e privilegi. Renzi ha la possibilità di ottenere un risparmio e generare una svolta politico-istituzionale definitiva. Le cancelli tutte, le Regioni”.

Le Regioni? Lo spreco, l’ultima volta che ho controllato la vulgata politica, si annidava nelle Province.

“L’ente inutile per eccellenza è la Regione, molto più delle Province. È una furbata da quattro soldi eliminare le Province. La vera sostanza è altrove”.

Ah, quindi non ce l’ha con il presidente attuale.

“Ma no, la polemica non riguarda ‘sto poveretto, come si chiama?”.

Rosario Crocetta a Racalmuto

Rosario Crocetta a Racalmuto

Crocetta.

“Non riguarda lui”.

L’avevo fraintesa.

“Lui è il peggiore, e se vuole le spiego il perché, ma la storia è antica”.

Mi spieghi il perché.

“Lui è il peggiore perché essendo di sinistra sa perfettamente di potere usufruire della complicità affettuosa dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica. Fa cose che non avrebbe fatto nessuno”.

Ad esempio?

“Ad esempio sacrificare il cognome Borsellino per coprire lo sfacelo che si sta compiendo nella sanità. Oppure mettere la propria segretaria al posto di Franco Battiato. O fare annunci che nessuno verifica. Se l’avessero fatto i suoi predecessori Obama avrebbe fatto sbarcare i marines in Sicilia”.

A proposito di Obama: a questo punto, se cessione di sovranità ci dev’essere, non sarebbe stato meglio se giovedì Renzi avesse offerto agli Usa la cinquantunesima stella, tanto per fare le cose in grande?

“Se vogliamo essere crudeli con noi stessi l’Italia non ha una vera sovranità. Siamo costretti da un’emergenza. Una comunità come quella siciliana ha una società unica, importantissima nell’area del Mediterraneo, e non possiamo rassegnarci al fallimento. Le giovani generazioni crescono con la prospettiva di andare via. Lo possiamo riconoscere anche noi. E mi creda: io stesso per la mia formazione personale ho sempre accarezzato l’idea dell’autonomismo. Sono cresciuto a pane e Bobby Sands”.

Quindi è una sconfitta.

“Una sconfitta che ci trasciniamo da sempre. Io ho scritto articoli di fuoco, ferocissimi, contro Totò Cuffaro, ma col senno di poi mi fermo e pretendo di riflettere e capire cosa è successo nel frattempo”.

Lo faccia capire anche a me.

“Nel frattempo c’è stata un’impostura. Ci sono stati i proclami di un narciso irresponsabile. Mi rendo conto che perdiamo tempo. Se veramente, nell’intimo della sua coscienza, crede a ciò che dice, dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dire basta e di chiedere lui stesso di chiudere la Sicilia. Le ripeto: anche in funzione antimafia”.

Proprio sull’antimafia vuole dare bacchettate a Crocetta?o

“In termini di antimafia mi fido più di Leoluca Orlando”.

Crocetta vive sotto scorta.

“Io appartengo alla schiatta degli ápoti (“coloro che non se la bevono”, ndr). Se devo capire di mafia e antimafia mi fido più di Orlando che di lui”.

Leoluca Orlando

Leoluca Orlando

Sì, ma almeno mi spieghi perché.

“Non analizzo il mondo attraverso la cronaca, ma attraverso la storia. E la storia dice che la stagione di Leoluca Orlando a Palermo fu una vera e propria èra di rinascita”.

Non starà facendo un endorsement a Orlando per il dopo-Crocetta?

“Io sto parlando del passato, di quando abitavo in Sicilia. Di quando ho conosciuto la Palermo di Leoluca Orlando e la Catania di Enzo Bianco”.

Che poi sono i sindaci che ci sono oggi.

“Oggi non è la stagione di ieri”.

Non è un problema anche questo? Non abbiamo un difetto di ricambio in politica?

“È fondamentale, questo. Bisogna svelare l’impostura. Nel governo di oggi non c’è altro che la prosecuzione del governo di ieri. Gli stessi registi, gli stessi uomini, gli stessi protagonisti”.

Chi sarebbero?

“Sbaglio o è sempre Lumia colui che accompagnò al trionfo e alla caduta il predecessore di Crocetta? Non è lui che regge gli attuali equilibri della Regione? Se non ci fosse stata LiveSicilia non avremmo scoperto ad esempio quello che stava succedendo sull’Humanitas. Non è piaggeria”

Tanto non riporterò i suoi elogi alla mia testata. Preferiamo che parlino male di noi.

Giuseppe Lumia e Rosario Crocetta

Giuseppe Lumia e Rosario Crocetta

“E invece li scriva”.

Mi convinca.

“Abbiamo la necessità di smontare la sudditanza psicologica nei confronti di questo fenomeno mediatico. Lui si fa forte dell’essere famoso. Di essere più personaggio che personalità. A poco a poco ha costruito attraverso meccanismi televisivi una potenza di fuoco, un immaginario che non ha permesso un’analisi serena del suo operato. Questa strategia è servita per superare l’handicap della sua stagione, quello di non aver avuto un bagaglio elettorale robusto. A quelli del Continente bisogna far sapere che Crocetta è stato eletto grazie a un giochetto fatto da Micciché col placet di Berlusconi. Ma Crocetta non accetta critiche”.

Beh, a nessuno piacciono le critiche. A lei sì?

“Crocetta scatena immediatamente la criminalizzazione della critica. Chiunque osi criticarlo è omofobo o mafioso. Non sapendo risolvere i problemi li criminalizza. L’unica fatica che conosce è prendere le carte, non capirle e mandarle in Procura. Nel frattempo la Sicilia va a rotoli. Ogni volta che torno trovo case con le luci spente, saracinesche abbassate, abbandono. La gente se ne va. Serve una svolta. Anche dolorosa”.

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One Response to La Sicilia va a rotoli, Crocetta chieda il commissariamento

  1. Carlo Barbieri Rispondi

    31 marzo 2014 a 22:12

    L’autonomia era uno strumento che poteva essere utilissimo. Ma l’abbiamo usato male. Se diamo in mano a qualcuno un coltello perché ci tagli il pane, ma lui ci fa “seppuku”, volgarmente harakiri…quel coltello bisogna toglierglielo di mano. Noi ci meritiamo il commissariamento. Ma, se fosse possibile, nemmeno dal governo italiano: da quello tedesco.

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