Il vecchio e il nuovo, ovvero Renzi piè veloce e Letta il temporeggiatore

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Il sindaco di Firenze stacca di molte spanne il giovane vecchio Enrico. Il resto sono chiacchiere da bar dello sport di Montecitorio

Enrico Letta e Matteo RenziPiaccia o non piaccia Matteo Renzi è il nuovo che avanza. Veloce, spigliato, se volete spregiudicato. Tutta un’altra storia rispetto al navigato e democristianissimo Letta. E dir che entrambi sono due post Dc, ma il sindaco di Firenze stacca di molte spanne il giovane vecchio Enrico, Presidente del Consiglio pallido, un temporeggiatore incapace di afferrar per le corna la crisi epocale che stiamo vivendo e battere un colpo che sia uno di discontinuità. Con le sue movenze troppo felpate, il suo stile rassicurante in una fase storica in cui di rassicurante vi è meno di niente Letta finisce per essere semplicemente irritante. Basta pensare all’insipienza con cui i suoi ministri economici hanno gestito il pasticcio dell’Imu, consegnandoci all’indecenza di una serie di scadenze fiscali folli per quantità e modalità.

 E’ accettabile che uno stato moderno e serio costringa i suoi cittadini afatiche inenarrabili per pagare le tasse? Distribuendole in una miriade inestricabile di balzelli dai nomi fantasiosi ed irritanti. E’ accettabile che si sorrida e, prometta che stiamo uscendo dalla crisi e che le tasse stanno calando quando in realtà l’imposizione fiscale supera ormai per gli onesti il 60 per cento? A tutto questo si aggiunge l’eterna storia degli eterni boiardi di stato, quei supposti manager che da sempre succedono a se stessi alla guida degli Enti pubblici, sempre gli stessi, sempre maledettamente strapagati, sempre assurdamente inefficienti. Eppure non vi è un solo partito che abbia nel suo programma di Governo queste due semplici riforme. Ridurre le tasse da pagare a due tre imposizioni annuali che cumulino tutto e ci liberino dall’incubo delle cartelle continue, imporre ai manager di Stato il limite dei due mandati. Ci piacerebbe che Grillo se ne facesse portavoce di riforme come queste. E Renzi pie veloce pure. Il resto sono chiacchiere da bar dello sport di Montecitorio.

Luigi Galluzzo

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