ESCLUSIVO. L’ex boss Grassonelli: “Non sono un pentito, ma mi pento del dolore che ho dato”

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NOSTRA ESCLUSIVA. L’ergastolano Giuseppe Grassonelli, protagonista della guerra di mafia degli anni Ottanta, scrive una lettera aperta alla gente di Porto Empedocle e ai giovani: “Chiedo perdono, anche se so che non potrò mai essere perdonato”. Giovedì 24 luglio, a Racalmuto, la presentazione del libro Malerba, scritto a quattro mani di Carmelo Sardo e Giuseppe Grassonelli sulla storia dell’ex boss della Stidda.

Giuseppe Grassonelli con Carmelo Sardo ospiti di un convegno

Giuseppe Grassonelli con Carmelo Sardo ospiti di un convegno

E’ una richiesta di perdono, ma anche un invito a riflettere, la lettera aperta di Giuseppe Grassonelli, che pubblichiamo qui di seguito in esclusiva. L’ex stiddaro, protagonista della guerra di mafia che tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, seminò sangue e morti in provincia di Agrigento, scrive dal carcere e chiede scusa per il male che ha fatto ai suoi compaesani di Porto Empedocle e a tutti i siciliani. La storia di Grassonelli, ergastolano ostativo, con “fine pena mai”, che in carcere ha studiato e si è laureato, è raccontata nel libro “Malerba”, scritto dal giornalista Carmelo Sardo e dallo stesso Grassonelli, pubblicato da Mondadori. Per iniziativa di Malgrado tutto, giovedì 24 luglio, alle ore 18.30, nell’atrio del palazzo comunale di Racalmuto, il libro sarà presentato per la prima volta in Sicilia. Sardo ne parlerà con Gaetano Savatteri. Qui di seguito la lettera aperta di Grassonelli alla sua gente.

Sono il cittadino Giuseppe Grassonelli, detenuto da 22 anni con una condanna all’ergastolo e in questo periodo ristretto presso il carcere di Sulmona. Non ho riflettuto a lungo prima di chiedere scusa a tutti i cittadini onesti di Porto Empedocle: a tutte queste persone intendo esprimere tutto il mio rammarico per avere determinato con le mie azioni violente una oggettiva disarmonia a tutta la Comunità, per la quale sento, dentro al mio cuore, un forte e radicato senso di appartenenza.

Giuseppe Grassonelli all'epoca del suo arresto

Giuseppe Grassonelli all’epoca del suo arresto

Sono stato in passato un barbaro criminale: ho offeso la Vostra dignità di persone per bene e non ho avuto nessun rispetto di tutti quei principi fondamentali che presiedono alla convivenza civile.  A tutti Voi chiedo rispettosamente scusa, ma allo stesso tempo Vi chiedo di riflettere su quelli che furono gli anni ’80. Vi chiedo di rapportarvi con la mia storia criminale nel tempo in cui i fatti sono accaduti e le circostanze che li hanno determinati. È importante cioè che Voi proviate a guardare un po’ oltre i gravissimi crimini da me commessi e che esaminiate il contesto in cui questi sono maturati. Se questa relazione non la vedete la storia, la “nostra Storia”, non può essere compresa. Questo è oggi il mio dovere etico: “restituire” una conoscenza. L’uomo può soltanto restituire, ma nessuna restituzione è possibile come ritorno indietro dell’uguale; non potrò mai restituire la vita a chi di questa l’ho privato, perciò la mia restituzione alla Comunità è e sarà sempre inadeguata. Anche se nel frattempo sto restituendo la mia vita.

QUELLA SERA DI SETTEMBRE

Il 21 settembre del 1986 era una calda sera di fine estate – io ero un ragazzo ventenne, appena congedato dal servizio militare – quando un commando di assassini entrò in azione compiendo una strage a colpi di mitra nella piazza centrale di Porto Empedocle… Quello che videro i miei occhi da ragazzo fu terrificante: mio nonno, mio zio e altre persone erano stese a terra; i loro corpi versavano in posizioni innaturali, crivellati dai proiettili. Io, pur rimanendo ferito ad un piede, mi salvai per puro miracolo.  Dopo quella sera fu praticamente un tiro al bersaglio contro i miei familiari. Alcuni mesi più tardi un altro mio zio, un povero padre di famiglia, che aveva sempre vissuto onestamente del suo lavoro, fu massacrato senza pietà solo perchè aveva la colpa di chiamarsi Grassonelli. Solo  per questo motivo. Non ebbero pietà nemmeno del fatto che, lo sapevano bene, avrebbero lasciati orfani quattro piccoli bambini. .

Il bar di Porto Empedocle teatro della strage

Il bar di Porto Empedocle teatro della strage

Io ero impaurito, come può esserlo un ragazzo ventenne totalmente all’oscuro di quanto stesse accadendo alla propria famiglia.  I maschi dei Grassonelli sopravvissuti allo sterminio furono successivamente tutti arrestati. Io fui l’unico rimasto in libertà. Riparai in Germania, dove già vivevo da qualche anno, ma nemmeno in quest’ultima nazione mi lasciarono in pace. Qualche anno più tardi, dopo essere sfuggito a ben quattro agguati, mi organizzai e mi vendicai. Sì, è vero, ho ucciso più volte e non soltanto per vendicare i miei familiari massacrati senza pietà: sono stato spinto ad agire anche per ragioni di sopravvivenza, e mai dietro la spinta di ambizioni personali . Le origini del mio feroce comportamento criminale che hanno alla fine determinato le mie condanne penali sono da ricercare non in logiche di potere o altro, ma nelle ragioni di vendetta e di sopravvivenza.

AVREI CONTINUATO A UCCIDERE

Avrei continuato a uccidere se non mi avessero arrestato: la rabbia verso chi mi ha privato di persone che amavo mi facevano sentire nel “giusto”. È vero, il dovere di un uomo civile è quello di rivolgersi alle Istituzioni: a nessuno deve essere consentito di farsi giustizia da sé. Ma negli anni ’80 non era così semplice : erano gli anni in cui la mafia era considerata qualcosa di invincibile, e lo Stato non soltanto appariva debole ma era anche lontano, molto, molto lontano dalla Sicilia…

Una pagina della lettera di Giuseppe Grassonelli

Una pagina della lettera di Giuseppe Grassonelli

Affermo tutto ciò perchè vorrei provare a contestualizzarVi che in quel periodo io avevo 21 anni; ero terrorizzato non soltanto dalle continue uccisioni dei miei cari, ma anche perché non sapevamo a chi di noi fosse toccato, dopo. Come pensate che possa essere possibile vivere una vita così? Sì, sono d’accordo con Voi, quando sostenete che il dovere civico impone ad ogni cittadino di rivolgersi alle Istituzioni per ottenere Giustizia. Ma io pensavo, allora , che la mafia e lo Stato fossero la stessa cosa. Perciò non l’ho fatto.

OGGI CREDO NELLO STATO

A Voi chiedo di riflettere su quegli anni ’80 quando dei valorosi magistrati siciliani furono costretti ad abbandonare la Sicilia per potere istruire un processo. A quale Stato avrei dovuto rivolgermi a quello che già scappava per conto suo?

La copertina di "Malerba", pubblicato da Mondadori

La copertina di “Malerba”, pubblicato da Mondadori

Oggi è facile comprendere e valutare un male secolare qual è la mafia, ma ai miei tempi era tutt’altra cosa. Oggi è diverso. Oggi ho capito quanto siano davvero importanti e fondamentali i legami di legalità in ogni società. Se un domani conoscessi lo stesso odio, la stessa paura non esiterei nemmeno un istante a rivolgermi alle Autorità. Oggi credo nello Stato, nelle sue Leggi (posso anche non condividerle, ma le rispetterò sempre) e nella società civile. No, non sto chiedendo il Vostro perdono. È impossibile che io possa essere perdonato per il male che ho fatto alla Comunità, nessuno può farlo. Per tutto ciò sto pagando il mio debito alla società da ventidue anni e continuerò a pagarlo per tutto il resto della mia vita, anche se oggi sono l’opposto di tutto quello che sono stato; anche se sono uscito dalla mia storia del passato e sono ritornato ad abitare la VERITA’.

LIBERTA’, AMICIZIA E GIUSTIZIA

Ho riflettuto a lungo però prima di scrivere le mie riflessioni ai più giovani riguardo i valori della Libertà, dell’Amicizia e della Giustizia. Alla fine ho deciso di scriverle ugualmente, qualsiasi siano le strumentalizzazioni che ne verranno fatte. Sono cioè consapevole che il mio passato non mi aiuta e sono d’accordo con tutti coloro i quali affermeranno, legittimamente : “Ma senti chi parla?!” Innanzi tutto: sono padre di due figli e al solo pensiero che loro possano finire in carcere, al solo pensiero che possano soffrire quello che ho sofferto io; al solo immaginarli chiusi dentro una lurida cella per 22 ore al giorno, ebbene questi pensieri mi fanno stare male da morire… Queste mie dolorose riflessioni mi spingono a spiegarvi , Cari Giovani Empedoclini e Siciliani, cosa significhi esattamente per un uomo essere privato della propria libertà. Credo che nessuno possa spiegarvelo meglio di me: ho vissuto e vivo appunto sulla mia pelle, giorno dopo giorno, notte dopo notte, ora dopo ora, minuto dopo minuto questa condizione dolorosissima. E’ soltanto la libertà a costituirci come persone e questa si concretizza nel non essere asserviti a degli “ordini precostituiti” (comunque si chiamino: mafia, cosa nostra, stidda, camorra ecc.), ma nell’avere una natura aperta. Una Natura che consenta di autoprogettarvi ed autorealizzarvi in base alle scelte che voi stessi liberamente, decidiate di compiere.

MI MANCA IL MARE

La nostra esistenza di uomini LIBERI si materializza, “banalmente”, in quel potersi godere il sole, quando si vuole, in tutta la sua magnificenza (in carcere anche il sole è prigioniero: tutti i giorni lo si vede a “quadretti”); nel sentire sulla propria pelle l’ebbrezza del vento e del mare: non avete idea quanto mi manchi il mare,le mie lunghe nuotate, le mie immersioni…

Scala dei Turchi

Scala dei Turchi

Mi manca il silenzio (in carcere è un continuo aprire e chiudere cancelli – un intollerabile clang- clang –  un continuo sbraitare…); mi mancano i grandi spazi. Mi manca l’amore... quello fisico intendo, anche se qualcuno sostiene che è più importante lo spirito, ma voi non dovete mai credere a chi vi dice queste stupidaggini: l’uomo è anche corpo, istinto, desiderio e con questi deve farci i conti tutti i giomi e…tutte le notti… La vita di un uomo civile si realizza nello stare accanto ai propri affetti ( ed io da questi sono ormai lontano da tantissimi anni) e nello scegliersi gli amici liberamente.

L’AMICIZIA?

La vera amicizia è qualcosa di sacro ed essa si realizza solo tra gli uomini per bene, e non si ottiene se non attraverso una stima reciproca. La vita mi ha insegnato, mio malgrado, che ciò per cui un amico si fida dell’altro è la conoscenza che ha della sua integrità morale: non ci può mai essere amicizia dove si trovano crudeltà, slealtà e ingiustizia. Mai.

LA LEGALITA’?

Ricordatevi sempre che solo attraverso il rispetto della Legge è possibile regolare il comportamento futuro degli uomini: essa soltanto può essere in grado di indirizzare le nostre condotte anche al fine di evitare le ostilità tra gli uomini. Senza il rispetto delle regole, credetemi, non sarebbe mai possibile la sopravvivenza di nessun gruppo sociale: osservate e giudicate come certe famiglie a Porto Empedocle si siano letteralmente sterminate a vicenda per non avere fatto ricorso alla Legge e. . .guardate le loro donne … sole e abbandonate al loro triste destino…

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Porto Empedocle

La vera tragedia rimane sempre al dolore eterno delle d0nne… alle mogli che hanno perso i loro mariti e, ancora più terrificante, alle povere madri che hanno perso i loro figli… Cari Giovani, ascoltatemi e pensate soltanto a godervi la vita in tutte le sue sfumature, grandi e  piccole, e non smettete mai di riflettere sull’importanza della Libertà, della Legalità e della Giustizia. Vi ringrazio per la Vostra attenzione.

Giuseppe Grassonelli

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6 Responses to ESCLUSIVO. L’ex boss Grassonelli: “Non sono un pentito, ma mi pento del dolore che ho dato”

  1. Mimmo Rispondi

    22 luglio 2014 a 18:37

    Ho letto “Malerba” e l’ho riletto per capire non solo la mafia e la cultura mafiosa degli anni ’80 che hanno sterminato decine e decine di persone della nostra provincia ,ma anche per comprendere cos’è e cosa sta dentro e attorno all’ergastolo ostativo,raccontato da un detenuto che ha vissuto metà della sua vita dentro un carcere di massima sicurezza, dopo essersi macchiato di tantissimi crimini.
    Carmelo Sardo, con un linguaggio semplice e scorrevole, è riuscito a “catturare” la mia attenzione e riflessione su un fenomeno impenetrabile fino a poco tempo fa ma soprattutto a farci capire le motivazioni vere e intime di Giuseppe Grassonelli e del perchè sia diventato un criminale mafioso.
    Malerba sembra, per un non siciliano, un romanzo di fantasia a sfondo erotico, incorniciato da fatti delittuosi ; in effetti, oltre al dolore e all sofferenza di Grassonelli per avere privato della vita tantissime persone, anche sconusciute, Carmelo Sardo desidera, a mio parere, sollevare, estendere e affrontare in Italia il tema del carcere ostativo da un puno di vista giuridico-legislativo e superarlo! Del resto il carcere non un luogo di rieducazione?
    Malerba mi ha fortemente impressionato positivamente e la lettera,appena letta, di Giuseppe Grassonelli rivolta ai giovani e alla comunità empedoclina MI HA COMMOSSO : è la testimonianza educatica da trasmettere ai giovani, a tutti i giovani italiani che vivono nei territori a rischio !!!

  2. Leonardo Rispondi

    22 luglio 2014 a 21:05

    Lettera bellissima e commovente! Sto leggendo “Malerba” sono alla parte finale ed è un libro bellissimo! Complimenti a Carmelo Sardo , che stimo e ammiro come scrittore e giornalista, ma soprattutto a Giuseppe Grassonelli per la capacità ed il coraggio che ha avuto nel raccontarsi e per l’incredibile percorso che ha affrontato in carcere. Se sarà possibile proverò a contattarlo in carcere!
    Leonardo Civai

  3. ANTONINO SORGI Rispondi

    19 febbraio 2015 a 23:16

    La lettera di Grassonelli, rivolta ai giovani del suo paese, puo’ solo considerarsi frutto di un profondo e sincero pentimento. Purtroppo per lui, il solo PENTIMENTO, riconosciuto e lautamente compensato da uno stato incapace, e’ quello ipocritamente declinato da tanti mascalzoni mafiosi, liberi, stipendiati e protetti dallo stato a spese della collettivita’. Pertanto, il povero Grassonelli, marcira’ in carcere fino alla fine dei suoi giorni, sperando che non decida un giorno, di fare come gia’ fece suo padre, suicidarsi.Bravo il giornalista Carmelo Sardo per il tempo che ha dedicato a questo uomo, rendendogli un po’ di umana giustizia. Mi auguro solo che Grassonelli, possa, un giorno non lontano, incontrare la grazia di un Presidente che, leggendo la sua storia, gli restituisca la vita.
    Auguri a Grassonelli, anche se non potra’ mai riceverseli.

    • Angela maria Rispondi

      13 agosto 2016 a 20:42

      Il povero grassonelli???? Che schifo dare del povero ad un pluriassassino….

  4. Giuseppe Rispondi

    6 febbraio 2017 a 15:26

    Gentile Maria, non so se lei è di Porto Empedocle, e se conosce il disagio degli ultimi 30 anni, a causa di queste tragedie causate dalla mafia.
    Giuseppe Grassonelli come scritto sulla lettera e per chi conosce bene la storia è davvero un pluriomicida, ma è pur vero che tutto si riduce alle condizioni che portano un uomo a diventare tale, dopo che un ragazzino a 20 anni si vede sterminare i propri cari nella più totale inconsapevolezza, e subisce agguati di morte, la legge a quei tempi era inesistente.
    Come poteva mai difendersi un ragazzino davanti ad una pistola puntata addosso?
    Non sto giustificando nessuno, ma a volte riflettere è bene, quest’uomo se avesse avuto una gioventù diversa, sarebbe possibilmente un grande insegnante di filosofia o altro, o sarebbe un uomo per bene del resti i parenti che sono gioielli di cortesia e rispetto. Qui si tratta di un uomo condannato all’ergastolo che sta esprimendo un pensiero, consapevole di ciò che ha fatto per sopravvivere, davanti ad una minaccia di morte.
    Consapevole di aver offeso la legge e il popolo, ma pur sempre e ripeto un uomo costretto ad essere ciò che mai avrebbe voluto essere.

    • antonio Rispondi

      5 giugno 2017 a 4:53

      Non so se Grassonelli giovane sarebbe stato diverso in altre circostanze, ma dopo aver letto Malerba penso che Grassonelli sia una persona ricca interiormente che non possa fare danno alla società. Perché dunque tenerlo prigioniero?
      Se fosse possibile votare voterei per la sua libertà.
      Antonio

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