Agrigento specchio della tempesta nazionale

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Moscat il nuovo che avanza. Iacono e Bosco in bilico. Adragna travolto dal “professore”. Iacolino naufraga nel mare di Grande Sud. Gallo Afflitto la vera sorpresa

Riccardo Gallo AfflittoInstabilità di Governo. Lo avevamo anche previsto. È questo il risultato delle consultazioni Politiche 2013. Sulla debolezza di Bersani si era più che convinti, benché designato dalle primarie. È proprio lui che, al di là dei numeri, ne esce più con le ossa rotte. Una coalizione vincente avrebbe dovuto sbancare anche qui nel nostro Collegio e nella nostra provincia. Invece ce la fanno soltanto l’uscente Angelo Capodicasa e Tonino Moscatt, e mentre scriviamo è ancora in bilico Maria Iacono per la Camera dei deputati.

 

 

A dispetto di tutte le previsioni, il Pdl fa ancora il pieno in provincia, malgrado sia il secondo partito, dopo il Movimento 5 Stelle, e ovviamente riconferma l’uscente Angelino Alfano, mentre premia Riccardo Gallo Afflitto, non certo un volto nuovo, ma per la prima volta in Parlamento. Potrebbe essere dentro anche Nino Bosco, bocciato alle scorse consultazioni regionali, se Alfano opterà per un altro collegio. Al Senato approdano sempre della coalizione del Pdl anche Giuseppe Ruvolo e Giuseppe Marinello. Tra i nuovi c’è certamente Tonino Moscatt, votato alle primarie, favarese, già assessore comunale e per lungo tempo nella Sinistra giovanile, poi dirigente del Pd. Nuova sarebbe anche Maria Iacono, ma con una consolidata attività politica dal Pci alla sua evoluzione nel Pd, già sindaco di Caltabellotta e attualmente consigliere comunale nello stesso comune: unica donna eletta in provincia. La vera sorpresa è Riccardo Gallo Afflitto, agrigentino, che ha sempre avuto a che fare con i politici e con i potenti, più che con la politica, a prescindere dal loro orientamento, di sinistra o di destra, e già consigliere provinciale con il Patto per il Territorio. Riconfermato Palazzo MontecitorioMarinello, saccense, vicino ad Alfano, due volte deputato, prima con Forza Italia e poi col Pdl. È dentro anche il riberese Ruvolo con un’esperienza politica che comincia nella Democrazia Cristiana vicino a Calogero Mannino, fino a seguirne le sorti anche nel Pid; è stato deputato nell’Udc nella scorsa legislatura e torna per la seconda volta al Senato, oggi col Pdl. Non ce la fa invece Benedetto Adragna, di radice democristiana, che era posizionato in un apparentemente blindatissimo terzo posto nella lista Monti, dopo aver lasciato il Pd; viene travolto dal quasi naufragio dell’esperienza politica del “professore” e la mossa di cambiare casacca non è riuscita a “salvarlo”. Resta fuori anche Salvatore Iacolino, che si era unito a un Grande Sud, che naufraga inesorabilmente, dopo aver, tra l’altro, assistito alla frattura con Michele Cimino, dirottato a sinistra. Senza storia, anche in provincia, partiti come il Fli, che registra l’addio di Luigi Gentile, e l’Mpa, che schierava Roberto Di Mauro, attuale capogruppo all’Ars. Il risultato provinciale rispecchia la tempesta perfetta dello scenario nazionale: la coalizione vincente mostra tutta la sua fragilità con numeri risicati e deputati ancora in bilico; la coalizione di Berlusconi ne esce dopotutto vittoriosa con risultati di gran lunga al di sopra delle aspettative. Questo l’esito del porcellum o, potremmo dire, della legge elettorale maledetta, che fa comodo solo alle radicate poltrone della politica. Ma se guardiamo ai dati dei partiti, i cittadini hanno espresso una volontà precisa, ovviamente disattesa dagli esiti della composizione del nuovo Parlamento. Intanto i partiti cosiddetti tradizionali registrano un forte ridimensionamento, alcuni fino a sparire, come l’Udc, mentre primo partito anche in provincia è il Movimento 5 Stelle, con un risultato che va ben oltre il voto di protesta: 30,61% in provincia, il voto per il Senato, e 35,86% per la Camera dei deputati, con scarti anche di 13/14 punti rispetto al Pd e al Pdl. Per niente straordinari sono i risultati del Megafono del Presidente della Regione Rosario Crocetta, che è stato votato da poco più del 7% degli elettori al Senato. D’altra parte, a determinare la situazione di instabilità a livello nazionale, contribuisce non poco il risultato che consegna la Sicilia allo scacchiere della coalizione del Centrodestra, con un esito deludente proprio del Pd e del Megafono, che invece rappresentano la forza di Governo regionale. Contraddizioni inspiegabili. Come difficilmente accettabile è per gli elettori che la volontà popolare possa essere a lungo ancora non rispettata. È auspicabile, prima di un inevitabile ritorno alle urne, che la presenza non certo irrisoria del Movimento 5 Stelle in Parlamento possa determinare un seppur piccolo cambiamento di rotta, da cui scaturiscano le riforme per il nostro Paese, prima fra tutte la legge elettorale e la riduzione dei parlamentari, ma, perché no, anche le leggi contro il conflitto di interessi, contro la corruzione, e per una più equa distribuzione fiscale. La stabilità di Governo con un Pdl di nuovo protagonista in un Governo di larghe intese ci fa paura e disattende totalmente e ancora una volta la volontà popolare. In conclusione, questa tornata elettorale è stata la vittoria personale di Silvio Berlusconi, che è riuscito a traghettare nella terza repubblica il suo partito, che ormai era privo di forze e di credibilità; è Berlusconi che registra con soddisfazione la demolizione di Fini e il duro colpo a Casini; è Berlusconi che è sopravvissuto allo tsunami Grillo. Quest’ultimo, con un risultato straordinario, ha pescato voti indifferentemente nell’elettorato deluso di sinistra e di destra, senza per questo riuscire a convincere il primo vero partito italiano, che è quello di chi non è andato a votare (un partito di oltre 11 milioni e mezzo di persone) . Che sono più dei delusi. Sono quelli che non sperano più. È per loro che questo Paese deve farcela anche stavolta.

Anna Maria Scicolone

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