E’ l’ultimo tagliando per tutti, non solo per il Gattopardo di turno

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Racalmuto, pur non dimenticando gli sforzi compiuti negli ultimi anni, occorre guardare con rinnovata buona volontà ad un futuro senza errori, sviste e animosità.

Siamo fuori tempo massimo… non per gli auguri di inizio anno, ma per decidere dopo i botti di Capodanno come recuperare tempo e occasioni perdute, per galoppare verso mete chiare e obbligate. Possiamo e dobbiamo farceli con tutto il calore possibile gli auguri della festa, pensando soprattutto a chi ha meno, a chi soffre, a chi è lontano dai suoi cari, a chi non può festeggiare dove e con chi vorrebbe. Ma, pur senza volere rovinare l’atmosfera rilassata di chi brinda, i veri auguri vanno indirizzati a chi in una realtà come quella di Racalmuto acrobaticamente resta o torna in sella per provare a salvare quest’ultimo scorcio di vita pubblica.

Siamo all’ultimo tagliando di un sindaco che su questo giornale è stato addirittura paragonato al principe del Gattopardo con un evidente richiamo al refrain del tutto cambi perché nulla cambi. Sfrondato il campo dalla leggera ironia di quell’immagine, resta la pesantezza di quanto non è stato fatto. Pur non dimenticando gli sforzi compiuti negli ultimi anni per il risanamento del debito comunale accumulato nel passato, per l’avvio di una stabilizzazione dei lavoratori precari del Comune, per il ripristino di piazze e strade, sarebbe una sciagura ritrovarsi davanti a un sempre possibile cambiare tutto per non cambiare niente. Perché l’intera comunità finirebbe per essere condannata a un immobilismo devastante.

Per questo, al netto del rischio che gli ultimi avvenimenti possano provocare anche lacerazioni personali, occorre adesso uno sforzo generale per superarle, per capire che questo paese relegato in fondo ad una provincia cenerentola non può permettersi ulteriori contrasti. Il tempo residuo che manca alla scadenza elettorale per il rinnovo del consiglio comunale non potrà essere ridotto a un’occasione di guerra continua finalizzata al refrain di Leonardo Sciascia quando sintetizzava le battaglie politiche con amarezza perché vedeva solo l’aspirazione a “un levati tu che mi ci metto io”.

E’ l’ultimo tagliando per tutti, non solo per il Gattopardo di turno. E Racalmuto adesso ha bisogno davvero di riscoprire un vorticoso attivismo invasivo se vuole riaprire il Teatro Regina Margherita e rivitalizzare la Fondazione Sciascia decimata sia dalle dipartite di valorosi consiglieri sia dalle dimissioni di storici protagonisti del consiglio di amministrazione.

Non ignoro tanti altri problemi che attanagliano la vita di cittadini che guardano al nuovo anno con allarme perché non si arriva a pagare le bollette, perché i figli scappano, perché i servizi non funzionano bene. Ma Teatro e Fondazione, con una riscoperta di piazze liberate dalle auto e trasformate in una calamita di attività commerciali e artigianali, potranno fare da leva e rafforzare le iniziative tante volte auspicate su questo nostro giornale. Le stesse spesso realizzate dalla Strada degli Scrittori con l’obiettivo di miscelare cultura e turismo per produrre nuove occasioni di sano business e quindi lavoro. Obiettivo da fare ruotare attorno al Castello, alla miniera, esempio di sana e oculata produttività, alle pietre, ai personaggi e alle parrocchie di una Regalpetra straordinaria, malgrado tutto.

Occorre guardare con rinnovata buona volontà ad un futuro senza errori, sviste e animosità. Pensando che ogni critica va sempre considerata legittima. Ferma restando in questo paese, nei nostri ricordi, la forza di un epitaffio come quel “contraddisse e si contraddisse” che dovrebbe farci riflettere sulla condizione naturale di chi può operare in un verso e rivendicare poi il diritto a correggere a correggersi, ovvero di chi può avere interpretato come “attivismo invasivo” un generoso tentativo per concentrare attenzione su un territorio, su un paese, su una fondazione.

Buon anno quindi anche a chi ha errato. Per dire che rivolgo l’augurio anche al sottoscritto, a chi può aver dato pur involontariamente l’occasione ad una mala interpretazione di azioni nate esclusivamente a fin di bene, a chi ha rivoluzionato e fatto ruotare la geografia politica dando forse qualche dispiacere da sfumare comunque e cancellare per tuffarsi nelle cose da fare insieme.

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