Fondato a Racalmuto nel 1980

“Alle ragazze dico: osate! Con tanto studio e intraprendenza potete arrivare dove volete, anche a viaggiare tra le stelle”

Nostra conversazione con la dottoressa Davina Di Cara, Responsabile per l’Agenzia Spaziale Europea del Sistema propulsivo per i satelliti di seconda generazione della costellazione Europea.

La dottoressa Davina Di Cara

Il rapporto tra donna e scienza è sempre stato tormentato. Si è sempre ritenuto, a torto ovviamente, che le donne non fossero “adatte a studiare scienza e matematica” come affermava lo stesso Keplero. Un percorso ad ostacoli multipli quello del genere femminile nei secoli che però oggi, pian piano, si va modificando.

Abbiamo intervistato Davina Di Cara, nata a Torino, cresciuta a Licata e oggi residente in Olanda. E’ Responsabile per ESA del” Sistema propulsivo per i satelliti di seconda generazione della costellazione Europea per la navigazione Galileo 2GA”  e dello sviluppo di sistemi per propulsione elettrica. La dottoressa Di Cara è inoltre coordinatrice per lo stesso ente di altri progetti inerenti pianificazione e implementazioni di ricerca. Ha frequentato il Liceo Classico Vincenzo Linares di Licata e si è laureata al Politecnico di Torino in Ingegneria Aerospaziale.

Cosa l’ha spinta alle sue scelte di studio?

Sono nata alla fine degli anni Settanta, quindi l’emozione di ascoltare le parole di Armstrong mentre per la prima volta l’uomo metteva piede sul suolo lunare l’ho vissuta solo guardandone la registrazione in tv. Ma chi da bambino alzando gli occhi al cielo di notte, di fronte a quell’immensità di stelle, non ha fantasticato di viaggi tra pianeti e di incontri con esseri viventi diversi da noi? Io si, in quelle lontane calde notti stellate siciliane. Durante gli anni del liceo amavo egualmente il greco antico, la letteratura classica, la fisica e la chimica, ma nell’ultimo anno, durante le ore di Geografia Astronomica, maturai la scelta di proseguire gli studi in ambito scientifico. Dopo la maturità ero indecisa se iscrivermi alla Facoltà di Astronomia a Trieste, dove ancora insegnava Margherita Hack che per me era un mito, o al Politecnico di Torino dove aveva studiato mio padre. Del resto Torino era la città dove ero nata e dove avevo frequentato le scuole elementari prima del ritorno dei miei genitori in Sicilia.

E’ stato un percorso di studio agevole?

I primi anni furono difficili per me che provenivo da un Liceo Classico. Analisi matematica, Chimica e Fisica della quale pensavo di aver acquisito solide basi mi sembravano ostili e lontane dalle astronavi che solcavano il cosmo. Ricordo le interminabili ore di studio, le pochissime distrazioni ma anche la gioia di superare i primi esami e il grande spirito di cooperazione che c’era tra noi studenti, moltissimi come me provenienti dal Sud Italia. Sono stata anche molto fortunata ad avere genitori che mi hanno sempre lasciata libera di scegliere, di spiccare il volo. Genitori che mi hanno insegnato che studiando si ottiene quel che si vuole e mi hanno sempre supportata.

Quale è stato il suo percorso professionale?

Dopo la laurea ho frequentato un corso di specializzazione in” Propulsione Spaziale” in Belgio. In quel caso ebbi l’opportunità di assistere al lancio della Sonda Rosetta. Dopo una brevissima esperienza lavorativa in ambito accademico al Politecnico presentai un mio primissimo lavoro sui palloni aerostatici alla conferenza Internazionale di Astronautica che quell’anno si svolgeva ad Houston. Lì, visitai per la prima volta la NASA e mi consigliarono di partecipare al concorso per neo laureati che l’ESA indice ogni anno. Ricordo che al ritorno da Houston, faticai non poco a convincere il mio professore, che voleva invece che iniziassi il Dottorato di ricerca presso il Dipartimento, a firmarmi la lettera di supporto che veniva richiesta dal concorso, che in seguito vinsi. Da lì iniziò la mia carriera professionale, dall’ESTEC (Centro Europeoo per Ricerca e Tecnologia Spaziale) fino all’attività di sperimentazione all’interno del Laboratorio  di propulsione di ESA. Nel 2006, dopo aver vinto un concorso pubblico sono stata definitivamente assunta come Eletric Propulsion Engineer. All’inizio ho contribuito come esperta a varie missioni dell’ESA di carattere scientifico e allo sviluppo di satelliti commerciali per le telecomunicazioni e per la navigazione in supporto all’Industria Europea. Oggi sono Responsabile di quel settore qui in Olanda.

Ritiene che ancora oggi le ragazze facciano più fatica ad affermarsi in questo campo?

Quando ho iniziato a studiare Ingegneria Aerospaziale le ragazze eravamo una decina su trecento studenti. Però non ricordo che quella circostanza  mi creò particolari  problemi. Ho stretto amicizie fra quei banchi che durano ancora oggi.  Tutte riuscimmo a laurearci nei tempi stabiliti e con ottimi risultati. E tutte abbiamo avuto grandi soddisfazioni in ambito lavorativo. C’era qualche anziano professore che non vedeva di buon occhio le donne in questo settore e una volta, uno di loro interruppe una lezione per chiederci perché avevamo scelto proprio quel corso di laurea. Il vero problema fu la giovane età: ricordo che in uno degli ultimi esami pre-laurea un docente si rifiutò di farmi sostenere l’esame perché ” mi sarei laureata troppo giovane”. Purtroppo la sua decisione mi costrinse a rinviare l’esame di laurea di una sessione. Oggi il mondo accademico e industriale per fortuna è cambiato positivamente. Negli ultimi venti anni la percentuale di donne che si laureano nelle discipline STEM è notevolmente aumentata ma siamo ancora molto lontane dalla parità di genere nella percentuale di donne presenti in ruoli manageriali o dirigenziali. In ambito lavorativo sono stata molto fortunata per la costante presenza di managers lungimiranti, sostenitori del grande potere della diversità nei gruppi di lavoro.. Ma non è ovunque così. Ci sono ancora gruppi tecnici composti da soli uomini o dove le donne sono una sparuta minoranza. Invece il successo dei gruppi di lavoro eterogenei è maggiore, sono più efficienti e innovativi perché si creano  prospettive diverse per problemi complessi e nel mio settore i problemi che sorgono sono tanti prima ad esempio di portare un satellite in orbita e renderlo operativo per anni in un ambiente ostile. Nell’agenzia per cui lavoro da oltre vent’anni ci sono sempre più donne in posizioni” tecniche chiave” e dirigenziali anche se spesso, forse, per arrivare e rimanere in quelle posizioni si deve dimostrare di essere più determinate e di possedere qualità che vanno al di là delle competenze  tecniche. Si deve essere pronte a lavorare moltissimo dividendosi faticosamente tra impegni lavorativi e familiari. La nostra società dovrebbe accantonare lo stereotipo che ci siano lavori adatti alle donne e lavori adatti agli uomini ma che ogni lavoro sia  adatto per chiunque ne abbia la capacità, la competenza, la determinazione e la passione per svolgerlo. Anche le donne dovrebbero scrollarsi di dosso i retaggi del passato e non pensare che studiare una disciplina STEM possa limitarle nelle scelte di vita. Io ho due figlie meravigliose, è vero, vorrei poter dedicare loro più tempo ma so che costituirò un esempio importantissimo da seguire, lo stesso esempio che mi ha dato mia madre: lavorare non solo per essere libera ma anche perché ci appassiona.

Esempi di donne che sono state o sono importanti per lei?

Tante sicuramente ma due in particolare: l’ingegnera Amalia Ercole Finzi, prima donna in Italia a laurearsi in Ingegneria Aeronautica e una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e tecnologie aerospaziali e l’astronauta Samantha Cristoforetti prima donna italiana nello spazio e prima donna europea comandante di una Stazione Spaziale.

In conclusione quale messaggio vuole inviare alle ragazze di oggi?

Alle ragazze dico: osate! Con tanto studio, intraprendenza e un po’ di fortuna potete arrivare dove volete, anche a viaggiare tra le stelle o a preparare i motori che serviranno per il viaggio.

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