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Autismo. “Ciascuno di noi faccia la propria parte”

“Non smobilitiamo i servizi esistenti. Anzi, implementiamoli”. In Italia si stima che un bambino su 77 presenti un disturbo nello spettro autistico. Si tratta di numeri importanti, che non possono assolutamente lasciarci indifferenti. Ne parliamo con il Dott. Antonio Vetro, Neuropsichiatra infantile.

Dott. Antonio Vetro, Neuropsichiatra infantile

Il 2 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo. Istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU, questa ricorrenza richiama l’attenzione di tutti sui diritti delle persone nello spettro autistico e su ciò che ciascuno di noi può fare nei loro confronti e nei confronti delle loro famiglie. Secondo i dati dall’osservatorio nazionale sull’autismo, in Italia si stima che un bambino su 77 presenti un disturbo nello spettro autistico: i maschi sono colpiti 4,4 volte in più rispetto alle femmine. Si tratta di numeri importanti, che non possono assolutamente lasciarci indifferenti.

Ne parliamo con il Dottor Antonio Vetro, Neuropsichiatra infantile.

“Questi numeri – ci dice – fanno comprendere che il problema non può essere solo della famiglia, deve essere un problema di tutti. Dobbiamo esserne consapevoli, affinché ciascuno di noi faccia la propria parte”.

L’autismo è un disturbo che coinvolge principalmente le aree del linguaggio e della comunicazione, ma anche la capacità di interazione sociale risulta deficitaria. I soggetti autistici manifestano, inoltre, interessi ristretti, stereotipati e comportamenti ripetitivi.

“I 2/3 dei bambini autistici non parlano. Spesso sono bambini che preferiscono stare da soli, giocare da soli, che non ti guardano negli occhi, che sfarfallano; se sono contenti camminano sulle punte, se ci sono dei rumori anche minimi incominciano a gridare, oppure no. A volte ci viene il dubbio se ci sentono o non ci sentono, se ci vedono o non ci vedono. È importante conoscere queste cose, perché piano piano abbiamo scoperto che se è pur vero che sono bambini che non parlano, se facciamo una diagnosi precoce, prima dei due o tre anni, e iniziamo subito il trattamento, questi bambini dopo due anni di trattamento nell’ottanta per cento dei casi, intorno ai 4-6 anni, acquisiscono il linguaggio, proprio all’ingresso della scuola primaria. La consapevolezza di sapere questo ci deve portare tutti a investire sulla diagnosi precoce e sul trattamento precoce, perché un bambino che si sa esprimere, che sa esprimere i propri bisogni con il linguaggio, sarà un bambino che sicuramente non manifesterà comportamenti problema”.

Si tratta di problemi a volte distruttivi, che mettono in pericolo l’individuo o gli altri, che ostacolano l’accesso all’esperienza e all’apprendimento.

“I bambini autistici mettono in atto questi comportamenti perché non riescono a comunicare i loro bisogni. Acquisire il linguaggio è fondamentale per contenere questi comportamenti, garantire il loro benessere e quello dei familiari. Un bambino autistico che parla ha una qualità di vita migliore, che si riflette sulla qualità di vita della sua famiglia e della scuola. Ecco, anche di questo dobbiamo acquisire consapevolezza”.

Anche le abilità di imitazione risultano deficitarie nei bambini con autismo, anche se non si manifestano sempre nello stesso modo e non hanno sempre lo stesso grado di compromissione.

“I soggetti autistici sono bambini che preferiscono giocare da soli, che non ti guardano negli occhi, non imparano per imitazione, però sono bambini a cui si può insegnare ad imitare e quindi se noi insegniamo ad imitare di fatto abbiamo creato una condizione primaria per poter apprendere, e se apprendono sono dei bambini che hanno bisogno meno assistenza, meno aiuti, diventano più autonomi. La loro qualità vita migliora e, anche in questo caso, migliora anche la nostra”.

Tra le strategie educative, particolare importanza riveste il rinforzo, che viene associato a qualcosa di buono con una risposta corretta o un comportamento appropriato.

“Sono dei bambini che non sanno ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Dunque quando fanno qualcosa di giusto bisogna rinforzarli, magari con un applauso, con ok, con batti il cinque. Con l’applauso, per esempio, da una parte do un rinforzo, ma dall’altro sto facendo arrivare anche un messaggio, ovvero che questa cosa è associata a cose positive, dunque si può fare, e se io la valorizzo lui impara che si può fare e la farà. Quindi da una parte lo gratifichiamo, dall’altra gli insegniamo a fare delle cose che sono socialmente più accettabili per lui e per tutti noi”.

La memoria visiva è certamente uno dei canali su cui fare leva nel processo di apprendimento dei soggetti autistici. Questi bambini riescono meglio in attività mediate da informazioni visive e in attività basate sulla memoria visiva.

“Spesso si tratta di bambini che hanno una buona memoria visiva, e che magari non sanno leggere e non sanno scrivere. Avendo una buona memoria possono imparare a comunicare con le immagini. Se comunicano non hanno bisogno di mettere in atto dei comportamenti problema e soddisfano i propri bisogni. Diventa necessario però che gli altri si preparino ad accogliere le loro richieste di comunicazione”.

Perché, spesso, questi bambini hanno difficoltà a dire le bugie, non comprendono i doppi sensi, le metafore?

“Sono bambini legati alla concretezza. Se non comprendono qualcosa, va assolutamente evitato di rispiegargli un concetto utilizzando parole diverse. Quel concetto andrà ripetuto più lentamente, più volte, ma utilizzando sempre le stesse parole. Questo perché per loro se cambiano le parole forse cambia anche il contenuto. Anche per questo diventa importante capire come funzionano. Questa è consapevolezza”.

Le reazioni immediate dei genitori nel ricevere una diagnosi di autismo del proprio figlio possono essere considerate simili a quelle che si mettono in atto per fronteggiare un lutto?

“Comunicare ai genitori che il figlio ha un disturbo nello spettro autistico è una cosa troppo forte. La Giornata  della consapevolezza sull’autismo assume questo valore: vuol far arrivare ai genitori, alle famiglie, che non sono soli, che ci siamo anche noi, che ci stiamo organizzando, che daremo una mano d’aiuto e contemporaneamente saremo contenti pure noi di fare la nostra parte”.

Ma c’è una grande sfida che questa giornata si propone: cambiare la storia. Leo Kanner, pioniere degli studi sull’autismo nel 1943 pubblica un articolo in cui tenta di fornire una prima descrizione della condizione, partendo dall’osservazione di 11 bambini.

“Degli 11 casi osservati da Kanner, 8 sono finiti in istituto, 2 avevano bisogno di aiuto costante, mentre solo una ce l’ha fatta. Quindi se rapportiamo questi numeri al numero dei casi stimati in Italia oggi, comprendiamo bene quanto importante sia il fenomeno, quanti ragazzi rischierebbero di andare in istituto. Il 2 aprile ha anche questo compito, quello di fare cambiare la storia. Io penso che possiamo farlo. La scuola italiana ha recepito questo messaggio”.

Ci sono tante bellissime pagine di cronaca che raccontano storie di persone autistiche perfettamente integrate nel mondo del lavoro. PizzAut, dà, per esempio, la possibilità a molti ragazzi autistici di guadagnare dignità e autonomia attraverso il lavoro. Auticon, un’azienda nata in Germania, assume solo ragazzi con autismo. Ma esistono anche piccole attività imprenditoriali che accolgono questi soggetti. Ne è un esempio Roberto, l’edicolante di Napoli, che accoglie i suoi clienti con un foglio A4 con su scritto: “Buongiorno, sono il vostro giornalaio e ho l’autismo”.

“Abbiamo storie di ragazzi autistici che si sono laureati, ragazzi che conoscevo da piccoli, che oggi lavorano. Conosco un ragazzo affetto da autismo grave, che adesso lavora con il papà in un mercato ortofrutticolo”.

Le storie di questi ragazzi dimostrano che ce la possono fare, che con il nostro aiuto possono raggiungere una buona autonomia.

“Nel nostro territorio si sta creando una rete che accoglie e sostiene i bambini autistici e le loro famiglie. Ad Aragona c’è il un centro autismo convenzionato con l’Asl, che ospita circa 38 bambini, di questi oltre la metà ha un’età inferiore ai sei anni. Alcuni di questi bambini da settembre ad oggi hanno imparato a parlare, molti comportamenti problema sono stati risolti. È una cosa bellissima. Il due di aprile ha anche questa funzione, quella di dire non smobilitiamo i servizi esistenti. Anzi, implementiamoli”.

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