Fondato a Racalmuto nel 1980

Tutta “colpa” di Cristoforo Colombo

Enzo Alessi, quando la cultura viene veicolata con grande passione. Dal teatro al cinema, dalla critica letteraria alla televisione, dal giornalismo all’organizzazione di eventi culturali. Una esperienza che ha pochi eguali

Enzo Alessi. Foto di Raimondo Moncada

Enzo Alessi è decisamente uno degli operatori culturali più rappresentativi della nostra terra, un uomo che nel valore della cultura ha sempre creduto, veicolandola, senza sosta, con determinazione, competenza e grande passione  Ha spaziato all’interno di una carriera che ha pochi eguali: dal teatro al cinema, dalla critica letteraria alla televisione, dal giornalismo all’organizzazione di eventi culturali di assoluto spessore, fino all’ideazione di un premio nazionale tra i più ambiti.

Professore Alessi, quando e come è avvenuto il suo incontro con la letteratura.

Ho avuto la fortuna, da giovanissimo, di ricevere in regalo un libro su Cristoforo Colombo. Da allora mi sono appassionato ai libri e spesso a scuola diventavo indisponente perché certi autori li leggevo prima che venissero spiegati. Poi a Raffadali si aprì la Biblioteca Comunale e divenni un continuo frequentatore, scoprendo autori quali Pirandello, Brancati, Vittorini, Pasolini e tanti altri. Da qui la formazione di una mia biblioteca personale che oggi conta circa cinquemila volumi.

Cosa ha fatto scattare il lei la passione per il teatro? E quali iniziative ha prodotto questa passione? Negli anni, tra l’altro, ha fondato numerose compagnie con le quali si è esibito, con successo, in palcoscenici italiani ed europei

All’età di quindici anni sostituii un attore che si era ammalato alle “Sacre Rappresentazioni” del Venerdì Santo a Raffadali. Poi ad Agrigento mi trovai a partecipare alle attività del Teatro San Francesco sotto la direzione di Mons. Angelo Ginex. Da allora ho sempre svolto attività teatrali col “Piccolo Teatro Pirandelliano” di Agrigento e poi con il gruppo “L’Officina” al Villaggio della Gioventù di Raffadali. Ho preso parte a diversi Festival nazionali del teatro amatoriale, vincendone dodici, e a oltre quaranta rassegne in Italia e in diverse nazioni europee. Ho poi costituito con altri validi collaboratori l’Accademia Teatrale di Sicilia che mi ha dato tante soddisfazioni. Sono stato per dodici anni Vice presidente nazionale e responsabile del Centro Studi dell’Unione Italiana Libero Teatro. Nelle scuole ho realizzato diversi “Laboratori”. Ho infine diretto gruppi amatoriali a Realmonte, Porto Empedocle, Cianciana, Siculiana e ovviamente Raffadali e Agrigento.

I suoi autori preferiti?

I miei autori preferiti spaziano da Pirandello a Verga, da Molière a Martoglio, fino a Federico Garcia Lorca e altri

Lei ha anche avuto parti in importanti produzioni cinematografiche. Vogliamo ricordarne qualcuna?

Ho preso parte ad alcuni film per RaiDue: La mano sugli occhi (western di cose nostre da una novella di Sciascia e con la sceneggiatura di Andrea Camilleri), Caos dei fratelli Taviani e Il giudice ragazzino. Per RaiTre ho scritto la sceneggiatura e poi ho partecipato come attore a “Giufà, La corda pazza, Ragazzi di zolfo e poi Contro la piovra e Si cunta, si canta e si boncunta.

Che ricordo conserva di questa esperienze

Tutte esperienze vissute intensamente, e Il Giudice ragazzino con una particolare adesione emotiva.

Alessio Di Giovanni, poeta sensibile e innovativo drammaturgo, cui lei dedica da ben ventiquattro anni un Premio che è ormai divenuto un classico nel panorama culturale della penisola: come nasce l’idea di un riconoscimento che mira a individuare e gratificare le eccellenze in specifici settori, dai racconti alla poesia in dialetto, dalla comunicazione al settore sociale, fino alle attività svolte nelle scuole?

Il Premio è nato grazie alla mia scoperta di un autore di grande prestigio quale,  appunto, è stato Alessio Di Giovanni: si tenga conto che con la compagnia amatoriale di Cianciana ho diretto Scunciuru e altri brani da opere del poeta della Val Platani. Da qui l’idea con Tonina Rampello del “Premio” per ricordare questo grande scrittore e poeta. Sono quasi venticinque anni che il Premio cresce grazie anche alla intelligente collaborazione di intellettuali locali e alla partecipazione di numerosi poeti e scrittori.

Al netto dell’amore profondo che ha sempre nutrito per la sua terra, ho una mia personale curiosità: se avesse potuto scegliere, in quale epoca avrebbe voluto vivere?

In questa epoca e aggiungo, ricordando il titolo di un libro di Pablo Neruda, Confesso che ho vissuto.

 

 

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