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“Le bambine non esistono”

L’incredibile storia di Ukmina, nata in un villaggio sulle montagne del sud dell’Afghanistan

Ukmina è nata in un villaggio sulle montagne del sud dell’Afghanistan, nei dintorni di Khost al confine con il Pakistan. Tre mesi dopo essere venuta alla luce suo padre decise che quella figlia doveva diventare un maschio, le cambiò l’identità e la chiamò Hukomkhan, che tradotto significa “l’uomo che dà ordini”.

Ciò potrebbe stupire se non si fosse a conoscenza che per un’antica tradizione afghana, le famiglie che non hanno avuto la fortuna di avere eredi maschi possono cambiare identità ad una figlia femmina sia per salvare l’onore sia per ragioni economiche. Era questo il caso di Ukmina e in famiglia servivano due braccia in più per non morire di fame. In particolare serviva un ragazzino che portasse le pecore al pascolo e accompagnasse la madre e la sorella nelle sporadiche uscite fuori casa.

Ukmina, nel suo villaggio, non era la sola ad aver subito questa trasformazione, era in compagnia di altre quindici bambine che avevano subito la sua stessa sorte. Venivano chiamate le Bacha Posh, bambine vestite da maschio. Bastavano degli abiti maschili e un deciso taglio di capelli per vivere un’altra vita.

Non era una malasorte, anzi, questo cambiamento permetteva loro di non restare relegate in casa e di non essere imprigionate dal pesante burqa. Ciò però aveva un tempo limitato: all’arrivo del ciclo mestruale dovevano ritornare ad essere donne e prendere il posto assegnato in seno alla società. Un dramma, come ben si comprende, per loro che avevano goduto di ampie libertà rispetto alle coetanee. Via la shalwar kameez,( pantaloni e lunga tunica) e via la libertà di poter stare all’aria aperta, di andare a scuola o a lavorare.

Questo fenomeno abbastanza diffuso in alcune parti del Paese è stato tollerato anche dai Talebani. Ma non tutte le Bacha Posh accettavano poi di ridiventare donne. La maggior parte si sottometteva al volere dei genitori e della società ma alcune irriducibili continuavano a indossare abiti maschili, si fasciavano il seno e abbandonavano per sempre il loro sesso. A volte, per questa scelta estrema si guadagnavano il rispetto dell’intera comunità.

Fu così per Ukmina che rifiutò il matrimonio, rifiutò la sua femminilità e fuggì, negli anni Ottanta, sulle montagne contro il volere del padre e delle autorità religiose. A soli sedici anni si unì ai mujaheddin: un kalashinikov in spalla per combattere l’invasore russo. Un atto coraggioso che le fece guadagnare l’appellativo di “Ukmina la guerriera” ed anche un profondo rispetto degli uomini del suo villaggio

Nel 2009 riuscì ad essere eletta nel Consiglio provinciale della sua città, girando per tutti i villaggi del suo circondario e bussando a tutte le porte per convincere le donne a far valere i loro diritti.

Nel marzo 2012 venne invitata a New York per partecipare alla cerimonia di consegna di un prestigioso premio alla presenza di Michelle Obama ed Hilary Clinton.

Oggi Ukmina ha cinquant’anni e insieme alla giornalista Stephanie Lebrun ha scritto la sua incredibile storia nel libro “Le bambine non esistono”.  Stephanie così descrive il suo primo incontro con Ukmina: ”Difficile capire se avevo di fronte un uomo o una donna…la stretta di mano vigorosa, l’alta statura, la stazza, lo sguardo diretto…i vestiti, tutto tendeva ad assegnarla al genere maschile, virile…”

Ukmina non conosceva l’inglese e parlava solo il pashtu ma decise, con l’aiuto di un interprete, di raccontare la sua incredibile storia. Una vita da uomo per essere libera.

Con un turbante in testa e il suo fisico possente si è sempre battuta per i diritti delle donne fino al 16 agosto 2021.

In quella data con il nuovo avvento dei Talebani, la sua vita e le sue lotte sono diventate nuovamente difficili e pericolose, ma non si è fermata.

“Le bambine non esistono” è la storia di una ribelle dal grande cuore, una donna che ha voluto essere libera come un uomo. Il libro è dedicato a tutte le Bacha Posh che si rifiutano di essere invisibili sotto un burqa e che hanno assunto sembianze maschili per poter lottare con più forza, più determinazione, più incisività per i diritti delle donne.

Pagando un prezzo molto, molto alto.

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