Fondato a Racalmuto nel 1980

Ecco come sto combattendo contro il tumore

 “La mie migliori armi, oltre alle terapie, sono il sorriso, il buonumore e l’ironia”. Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro il Tumore

Raimondo Moncada

Provare a non perdere il sorriso, nonostante tutto. Provare a continuare a vivere non perdendo il buonumore da aggiungere alle terapie per renderle più efficaci. Provare a non farsi distruggere una parte fondamentale di se stessi. 

Non è un consiglio a nessuno. Non sono un insegnante, un grande saggio che dispensa saggezza. È semplicemente la realtà in cui ti ritrovi quando sei nel tritacarne e tritaanime di una malattia, quando sei costretto a consegnare il tuo corpo all’amica scienza per farne un campo di battaglia, quando tutta l’esistenza ti viene stravolta e tu sei improvvisamente dentro onde gigantesche di un maremoto che ti trascina non riuscendo ad arrestarne l’impeto perché il suo impeto non dipende da te.

Cosa fai in questi casi? Cosa ho fatto? Cosa sto facendo? Questa volta ho, non so come, trovato la forza di reagire, una forza potentissima che non so da dove sia venuta. Una forza che voracemente ha preso la forza anche da altre forze che non mi hanno lasciato un attimo. Questa volta non mi sono abbattuto né mi sono fatto abbattere: ho pianto dal dolore, sono dimagrito, sono diventato irriconoscibile… ma ho sempre usato ogni minima energia per resistere.

Mi sono aggrappato a ogni pezzo di legno che ho incontrato galleggiante o ai salvagente che in tanti mi hanno lanciato. E sono rimasto in superficie, non sono andato a fondo, non sono stato risucchiato negli abissi. Non hai alternative: o ti aiuti e ti fai aiutare anche se non sei capace di nuotare nella tempesta o affondi. E io, questa volta, sono stato bravo (e me lo urlo senza modestia!), io questa volta sono stato un uomo, io questa volta non ho pensato solo a me. Perché se riesci a farcela, se riesci ad andare al di là del muro della gigantesca onda non ce la fai solo per te. E allora provi a non perdere la testa, a usarla, a vedere se ti può dare una mano nonostante sia ridotta a brandelli, nonostante abbia perso lucidità, freschezza, memoria.

Per non perdermi ho preteso da me di imparare a fare pure il farista, di provare a non far spegnere il faro del buonumore, alimentandone la flebile luce con l’ironia, con la positività, con la fiducia nei medici e nella medicina, con la battuta spiritosa in cui ridi solo tu, col vedere le curiose deformazioni della realtà che ti passa sotto gli occhi stravolti. Perché nella tempesta la vita continua, esiste, ti sbatte contro. La tempesta non può rubarti il sorriso degli istanti, se glielo consentiamo è finita, anzi, finisce prima.

Così è facile, troppo facile: la teoria, il consiglio verbale, il rigo evidenziato del Manuale di Sopravvivenza che devi attuare e condividere per aiutare gli altri. Ci devi passare (e non lo auguro a nessuno), lo devi vivere il momento. E lì non sai che piega prenderà, che reazione avrai. È quello che conta e non ci sono manuali che tengano. Questa volta sono stato bravo (e me lo ripeto per trovare la forza di proseguire lungo la traversata tra chi rimane indietro o sparisce) e continuo a nuotare, sorridendo se mi capita l’occasione o se mi capita di crearla l’occasione.

È stata la mia prima volta, in tutto. Non ero preparato. Nessuno ti prepara ad affrontare una guerra. Ma sono arrivato sereno all’appuntamento, almeno mi sono sforzato, cosciente dei risultati del percorso clinico fatto fin qui, sorretto, sostenuto, protetto, coccolato, aiutato, amato dalla famiglia e dagli amici e con la sicurezza di essermi affidato a medici e infermieri eccellenti (sono stato preso in carico da due ospedali di Bologna: il Maggiore e il Bellaria, che ringrazio di cuore per quello che hanno fatto, per quello che stanno continuando a fare). Questa è stata la grande forza che mi ha tenuto in piedi, che si è sommata alla forza che ho trovato in me, che mi è venuta in soccorso e che credevo di non possedere per affrontare una sfida che, dall’esterno, ho visto affrontare ad altri e che incoraggiavo. 

Oggi, giorno in cui si celebra la Giornata Mondiale contro il tumore, non so perché, con mille dubbi, ho voluto condividere, nella giornata  parte di questa mia parentesi, riafferrando un po’ della mia vecchia normalità e raccontando la storia della mia  malattia: il terrore, i pianti, il pensiero alla vita e alla famiglia, come Fedez, uguale uguale. O quasi. 

Continua ad essere tutto così strano, così non normale. È tutto vero? Mi chiedo ancora pensando di essere dentro a un film. Ma ormai il traguardo inseguito è stato tagliato. Ho riaperto gli occhi ed è già tutto diverso. Sono un po’ ammaccato per i postumi di un intervento molto impegnativo a cui sono stato sottoposto. Ci saranno altre tappe. Ma guardo con fiducia quello che verrà, sostenuto dall’umore, dall’affetto della famiglia, dalla competenza dei medici.

Mi permetto di lanciare un appello: partecipate a ogni campagna di prevenzione sanitaria, chiedete ai vostri medici la prescrizione di esami specifici al primo sospetto, al primo segnale. LA PREVENZIONE SALVA LA VITA. Non rinviate come ho fatto io alcun controllo. Prendetevi cura di voi stessi, lo dovete anche a chi vi sta vicino.

https://raimondomoncada.it/

 

 

 

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