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Se le corna vanno in prescrizione

Màkari, in questa seguitissima terza serie sono la passione e la gelosia a travolgere romantici e non

Claudio Gioè e Ester Pantano in una scena di Màkari

Manca poco, solo una manciata di ore, per sapere come finirà questa terza edizione di Makari. Di paesaggi mozzafiato, intrighi, delitti e gelosie ne abbiamo visti veramente parecchi. Non c’è dubbio la fantasia di Gaetano Savatteri, sapientemente impersonata da Claudio Gioè, Domenico Centamore ed Ester Pantano, ci ha letteralmente incollati allo schermo, incuriosendo anche i più reticenti inconsapevolmente costretti a tendere l’orecchio per capire come andrà a finire. Che gli ingredienti ci fossero tutti si era capito già dalla prima puntata. Certo non era facile intercettare gli interessi del pubblico televisivo, sempre più distratto da programmi mordi e fuggi divorati spesso online. Ma ancora una volta questa terza edizione ce l’ha fatta.

Ce l’ha fatta Saverio Lamanna ad essere credibile nei panni di un investigatore, sempre attento ai dettagli e fedelmente seguito dal suo Sancio Panza in infradito, il mitico Piccionello. Ce l’ha fatta Suleima con la sua famiglia, la sua bellezza e il suo saper essere amante e compagna preziosa.

Ma con buona probabilità, in questa edizione, sono state la passione e la gelosia a travolgere romantici e non.

Fedeltà o tradimento? Solidità della coppia o vulnerabilità degli amati? Niente di nuovo per certi versi, se non fosse che la mente di Savatteri sin dalla prima puntata mette in bocca a Saverio Lamanna un’idea del tutto nuova del tradimento, coniando un modo di vedere l’infedeltà, devo ammettere, davvero originale per certi versi: “Le corna vanno in prescrizione.”

E bravo Savatteri, ci hai visto lungo. Perché quello delle corna è argomento che fa audience, che accomuna gli interessi di tutti. Basta parlare di corna reali, sospette o immaginarie per destare subito l’attenzione.

Su questo tema grandi esperti hanno disquisito, portando a sostegno delle loro tesi studi e ricerche scientificamente documentate. Ma senza volere scomodare menti illustri, possiamo tranquillamente attingere dalla cultura popolare per fare alcuni esempi.

Le corna di fatto possono essere messe: “Gli ha messo le corna”; possono essere fatte: “Le ha fatto le corna”; possono bruciare: “Gli bruciano le corna”; possono prudere: “Ci chiurinu li corna”; possono essere abbassate: “Cala sti corna!”; possono persino essere rotte: “Ti rompo le corna”.

Tutto questo è un fatto, ma che le corna potessero anche andare in prescrizione mi pare una cosa veramente nuova. Certo esiste il perdono. Ovviamente per chi sa perdonare. Si può anche non vederle le corna per svariati motivi. Uno di questi, per esempio, potrebbe essere la cecità selettiva. Se ne potrebbe sopportare il bruciore. E questo dipende dalla soglia di tolleranza personale. Ma questa cosa della prescrizione è tutta da studiare.

Essendo in taluni casi il tradimento, ovvero le corna, percepito da uomini e donne, ferite o trafitte, come un vero e proprio reato, il legislatore dovrebbe occuparsi della materia, magari applicando un’eventuale pena al cornificatore o alla cornificatrice in base alla massima pena prevista per un reato specifico. Se ad esempio i delitti cadono in prescrizione dopo 6 anni e le contravvenzioni dopo 4 anni, per le corna si potrebbe pensare ad una via di mezzo. Che so, magari due anni. Ecco, sarebbe proprio bello se le corna dopo due anni cadessero in prescrizione. Becchi, stambecchi e soggetti provvisti di corna a vario titolo dopo un paio d’anni ritornerebbero ad essere liberi e leggeri, a volare senza macchia e senza peccato. Cornificatori e cornuti vivrebbero liberi da ogni peccato e da ogni turbamento.

Ma quanto sarebbe bello se le corna potessero cadere in prescrizione e i cornuti potessero alleggerirsi del loro peso e persino i cornificatori della loro macchia. Purtroppo non è così. Sebbene “Errare humanum est”, sappiate che solo eccezionalmente chi cornifica lo fa per sbaglio. Esistono innumerevoli cornificatori o cornificatrici seriali. Fare le corna è una vera e propria arte e portarle, a volte, diventa una missione, spesso celata dall’amore. Oddio, un po’ di pepe nelle storie d’amore non guasta. Ma attenzione, ricordatevi che va sapientemente dosato.

Lo so, lo so che per noi Cristiani pace vuol dire perdono, ma come ebbe a dire un grande teologo: “Il perdono è divino, l’obblio è umano”. Allora se volete dimenticare fatelo pure, ma ricordate che ancora, secondo l’attuale ordinamento giuridico, le corna non cadono in prescrizione, neppure se fate finta di non averle viste o se lo dice Saverio Lamanna.

Perdonate se potete, dimenticate se ne siete capaci. Ma soprattutto, rimendate al mittente scuse e suppliche, se avete la consapevole percezione che il vostro lui o la vostra lei con la pratica delle corna mostra particolare affinità ed eccezionale estro. In parole povere ci va a nozze.

Pertanto, se le corna vi hanno costretti a leggere sino in fondo questo articolo, vi consiglio di vedere l’ultima puntata di Makari, in onda domani sera su Rai 1, che potrebbe anche concludersi con un bel paio di corna. E dico potrebbe, perché a me su questo tema Gaetano Savatteri non ha anticipato proprio nulla.

E allora qualcuno potrebbe chiedersi: “Ma a te chi ti ci porta a parlare di corna?” Nessuno, mi è solo piaciuta da morire questa storia della prescrizione. Magari un giorno qualcuno ne parlerà in Parlamento e allora potremmo capire quanto di vero c’era nelle parole di Savatteri.

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L’ultimo episodio di Màkari (La segreta alchimia) andrà in onda in prima serata domenica 10 marzo. La serie televisiva è tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri, pubblicati da Sellerio

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