Fondato a Racalmuto nel 1980

Il poeta sensibile che amava i rovi sempre verdi

Luigi Scibetta è stato certamente uno degli intellettuali più raffinati di Racalmuto. Tra i suoi libri “Fogli da un diario”, di cui Leonardo Sciascia curò la prefazione. Una raccolta con cui il poeta lascia sapientemente traccia delle sue sensazioni terrene. 

Luigi Scibetta

Sono tante le volte in cui siamo portati a chiamare in causa lo scrittore Leonardo Sciascia, a volte tanto da correre il rischio di apparire ripetitivi. Il pericolo di ridondanza si attenua comunque quando se ne parla “dalle parti di Racalmuto”, luogo in cui una visione più intima può svelarci anche reconditi aspetti sentimentali. Racconti che seppur intersecati con la sua fama mondiale lo riconducono a noi, al nostro vissuto, alle sue radici. Solo qui può dunque capitare di nominare Sciascia e non parlare di lui.

Nel nostro caso lo facciamo per attirare l’attenzione su uno degli amici d’infanzia a lui più vicini. Parliamo di un suo coetaneo degli anni Trenta, un ragazzo che “Nanà” frequenta da adolescente, divenuto poi anche suo collega di studi all’Università di Lettere di Messina. Uno degli amici di quando Sciascia non era ancora né scrittore, né maestro elementare; per capirci quelli delle passeggiate nella piazza del paese, quelli con i quali andare al cinema la domenica. I veri vecchi amici di un tempo, tra questi: Clemente Casuccio, Pio Lo Bue e Luigi Scibetta.

A quest’ultimo, secondo la testimonianza del più longevo del gruppo, il Prof. Lo Bue, Sciascia sottopose a giudizio i suoi primi scritti. Appassionato com’era di cinema, scriveva a penna la critica di un film appena visto. Prima di inviare le sue considerazioni alla rivista regionale, “Vita siciliana”, era solito chiedere il parere ad alcuni di loro, ritenendoli all’altezza del compito.

Tra questi Luigi Scibetta, classe 1925, meglio conosciuto come Gigi, al quale Sciascia curò la presentazione di un libro di poesie dal titolo: “Fogli da un diario”. Un accorato memoriale d’amore. Una raccolta con cui il poeta lascia sapientemente traccia delle sue sensazioni terrene, fatte di sentimenti e natura. “Ricordi, profumi di rose raccolte, non so quando, mentre le mani sanguinano ancora”. Una scelta introspettiva, un libretto del quale una delle ultime copie si trova fra le rarità librarie di “Casa Sciascia”. Stampato a Palermo nel 1954, edizione Salvatore Sciascia, stessa casa editrice di Caltanissetta utilizzata dall’omonimo scrittore per parlare di Pirandello.

Luigi Scibetta è stato un amico con il quale Sciascia ha iniziato il suo percorso intellettuale. Un amico assieme al quale gli capitò probabilmente di guardare da dentro lo stesso caleidoscopio; ciò per vedere cosa esistesse oltre la scialba Regalpetra certamente non fantasmagorica.

Per chi, come me, lo ha conosciuto da vicino, lo ricorda con grande affetto. Il Prof. Scibetta è stato certamente uno fra gli intellettuali più raffinati di Racalmuto. Uomo delicato e profondo, di classe. Appassionato di musica classica, eccellente fotografo, amante del progresso e delle tecnologie. Il poeta sensibile che amava i rovi sempre verdi, le campanule e le rose, ciò non solo nei suoi versi.

Sposò l’altrettanto brillante Professoressa Francesca Rosa Salvo con la quale si trasferì nel Lazio per ragioni professionali. Regione in cui concluse la sua carriera di brillante insegnante di lettere, nella città di Latina. Distante dalla sua Racalmuto, “dagli agavi sorgenti dalle rocce” della campagna di contrada Serrone, si spense nel 2002 lasciandoci il balsamo dei suoi versi.

Lontano dove il groviglio brulicante delle strade è ricordo soltanto“.

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