Fondato a Racalmuto nel 1980

“Tra il Sentiero e la Bruma”

Libri. Un figlio che racconta la storia di un padre, Pippo Montalbano

“Papà era una miscela di doni di Dio fatta apposta per raccontare storie, per tenermi incollato ore ed ore ad ascoltare, apprendere, capire, conoscere, crescere…ecco perché sto colorando d’inchiostro queste pagine: per lasciare una traccia di quei ricordi…per rendere onore a lui…per fargli sapere che mi manca…”

Così leggiamo nell’introduzione di “Tra il sentiero e la bruma ” di Salvatore Montalbano edito da Medinova.

Un figlio che racconta la storia di un padre, Pippo Montalbano, rimasto per la sua grandezza e notorietà nella memoria collettiva. E forse proprio per questo colpisce la delicatezza dell’approccio alla narrazione di questo figlio che, diventato scrittore, avverte anche il peso di una narrazione collettiva, che deve scomporre e ricomporre per inserire la sua visione privata che inevitabilmente è intrisa di amore filiale e di infinita nostalgia dell’assenza.

Il giornalista e scrittore Carmelo Sardo ben scrive nella bella Prefazione: “Che abbiate conosciuto Pippo Montalbano in vita, o che lo scopriate attraverso questo libro, sappiate che a fine lettura vi prenderà un’emozione forte. Vi avvilupperà un senso di tenerezza dilatata…”

Avviluppare: l’esatto termine che rende il lettore o la lettrice partecipe, dalla prima all’ultima pagina, della straordinarietà di un grande artista, creativo, tenace, innamorato della sua terra di cui ne ha celebrato la grandezza calcando innumerevoli palcoscenici e in seguito anche set cinematografici.

Ma è anche la scoperta di un padre premuroso che tramite semplici e affettuosi gesti cercava di prendere per mano il figlio e le figlie Caterina e Rosa Maria e incamminarli sul sentiero dell’Arte e della Letteratura, della finzione e dell’essenza letteraria. Pirandello diventa così “uno di famiglia”, lo zio Luigi, che si faceva a gara a salutare passando dalla casa del Caos, la sua “casa romita in mezzo alla natia campagna”.

Tra le pagine emergono le peculiarità dell’artista Pippo Montalbano con la sua bravura e l’autorevolezza dell’attore e al contempo l’affabilità, l’innata empatia che lo ponevano sempre al centro dell’attenzione circondato da sincera stima ed affetto.

“Tra il sentiero e la bruma” ha il grande pregio del racconto di una vita vissuta intensamente che viene visualizzata da chi legge: lo scorrere delle pagine dà la stessa sensazione che si ha quando si sfoglia un album di fotografie. Un inchiostro a colori che si trasforma in immagini nitide mai in bianco e nero. E sono sempre foto di gruppo, dove quasi non esistono i primi piani, che sicuramente Pippo Montalbano meriterebbe, quasi a sottolineare che da soli non si approda a nessun porto o se preferite ad alcun successo, che da soli non vale la pena di vivere la vita, che i valori dell’amore, dell’amicizia, dell’onestà, declinati in ogni ambito, non sono concetti astratti ma stessa fonte dell’esistenza.

Il regista Marco Tullio Giordana, che scrive un “ suo contributo” tra i capitoli, così ricorda quando lo conobbe sul set de “I cento Passi”: “…Quando lo incontrai…mi bastarono poche parole per rendermi conto che avevo trovato l’interprete perfetto. Sapeva esprimere una simpatia immediata ma si percepiva nel fondo della sua gestualità, nell’eloquio forbito e al tempo stesso popolare, una personalità spiccata e che quegli occhi, azzurri come il mare della sua Girgenti, potevano trasformarsi in ghiaccio ed esprimere vendetta e terribilità…” In quell’occasione  il suo ruolo nel film era quello dello zio Cesare, un incontrastato boss della mafia del circondario.”…in più , come ogni attore di solida formazione teatrale, aveva un tale dominio dei propri mezzi, dei gesti, delle posture, che potevo affidarmi a lui ogni volta che mi sorgeva un dubbio…”

Pippo Montalbano grande interprete, che ha reso più volte immortali personaggi reali o letterari, alla fine del libro deve arrendersi, come ciascuno di noi, al destino di una Fine.

Una Fine comunque arrivata troppo presto, che lascia una voragine lacerante nei familiari.

Un dolore che difficilmente può essere descritto come ben comprende chi ha vissuto una tale tristissima esperienza.

Salvatore Montalbano, da figlio, non si sottrae a questo arduo compito e nell’ultima narrazione racconta una “strana, inspiegabile coincidenza” che sottolinea la nostra inadeguatezza a comprendere la dimensione di una esistenza che si dipana oltre la fisicità e gli eventi quotidiani.

Uno sguardo a stelle che paiono molto lontane ma che in realtà accompagnano, giorno dopo giorno, il nostro cammino con la loro vivida luce.

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